Terminato il viaggio in Egitto, “terra di pace”, di papa Francesco. Dopo un venerdì “istituzionale”, un sabato “pastorale”

Terminato il viaggio in Egitto, “terra di pace”, di papa Francesco. Dopo un venerdì “istituzionale”, un sabato “pastorale”

Per il papa, dopo la giornata della politica, c’è stata oggi la giornata più squisitamente apostolica: questo è il senso della visita di papa Francesco in Egitto. Una visita iniziatasi venerdì mattina con l’incontro con il presidente Al Sisi e conclusasi nel pomeriggio di sabato nel seminario patriarcale del Cairo, ove il pontefice ha incontrato il clero, i religiosi e i seminaristi. Dopo di che, aereo per Roma, con rientro a Ciampino alle 20,30.

I media egiziani hanno dedicato allo storico incontro di Francesco con Al Sisi (e successivamente anche con il Grande Imam di Al Azhar e con il papa copto Tawadros II) moltissima attenzione, sottolineando il clima amichevole e soprattutto il ruolo di garante della pace che Bergoglio ha molto generosamente ma inevitabilmente assegnato al presidente egiziano. I giornali, però, hanno anche – alcuni di loro almeno – rivelato che nel corso del colloquio il caso Regeni – che formalmente doveva restare al di fuori dei temi in discussione – è stato invece toccato. Vedremo nelle prossime settimane se sarà possibile cogliere qualche riscontro, qualche significativo passo avanti nelle indagini.

“Il papa della Pace, nell’Egitto della Pace” era il titolo che era stato assegnato a questa due giorni. E la pace è stata in effetti il tema centrale: un tema sul quale il pontefice ha insistito in modo quasi martellante, soprattutto negli incontri ufficiali di venerdì, sia rivolgendosi ad Al Sisi, sia parlando con il Grande Imam Al Tayyeb (“insorgono populismi demagogici che certo non aiutano a consolidare la pace e la stabilità”) sia nel caloroso riconoscimento che gli ha fatto il papa ortodosso Tawadros II (“tu sei un simbolo dell’amore e della pace in un mondo afflitto da conflitti e guerre”).

Sabato, Francesco si è concesso il prevedibile bagno di folla all’Air Defense Stadium, ove ha celebrato la messa (in latino e in arabo). Lo stadio era gremito da 30.000 persone. Nulla a che vedere con le folle oceaniche dell’America Latina, ma si consideri che la comunità cattolica in Egitto non conta più dello 0,3 % della popolazione.

Nel corso dell’omelia, il papa ha richiamato i valori essenziali della fede. “Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”. “Per Dio” si è infervorato Bergoglio “è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!”. Il tema della vera fede è stato centrale nella omelia di papa Francesco: “La fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri”.

Durante il suo passaggio all’interno dello stadio, avvenuto su una vetturetta golfcar, è stato intonato il “Laudato sì, mi Signore”, omaggio al santo di cui Bergoglio porta il nome pontificale e a ricordo della storica visita che San Francesco fece nel 1219 a Damietta al sultano egiziano Malik Al Kamil.

Sul piano istituzionale è ancora da ricordare la firma avvenuta venerdì sera di un importante accordo con Tawadros II per il riconoscimento del battesimo ortodosso. L’accordo è stato sottoscritto nella cattedrale di San Marco, oggetto pochi mesi fa di un grave attentato. Al Sisi aveva, nella mattinata di venerdì solennemente affermato che i cristiani godono in Egitto di tutti i diritti legali e costituzionali. Formalmente è così, ma di fatto sono stati finora lasciati indifesi dagli attacchi degli estremisti islamici. Congedandosi dal clero, Francesco ha esortato a “non aver paura del peso del quotidiano, del peso delle circostanze difficili che alcuni di voi devono attraversare”. Un messaggio particolarmente necessario per sacerdoti che operano in un territorio a larga dominanza islamica e percorso da correnti di violenza e di intolleranza.

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