San Pietroburgo. Salgono a 14 le vittime. Sette di loro giovanissimi. Identificato l’autore della strage: un 22enne di etnia uzbeka, ma cittadino russo

San Pietroburgo. Salgono a 14 le vittime. Sette di loro giovanissimi. Identificato l’autore della strage: un 22enne di etnia uzbeka, ma cittadino russo

Il bilancio dell’esplosione di lunedì a San Pietroburgo è salito a 14 morti e una cinquantina di feriti, mentre la città ha rispettato oggi il primo di tre giorni di lutto. Moltissimi i giovani, sotto i trent’anni. Con tutta la vita davanti e invece uccisi dalla bomba nella metropolitana di San Pietroburgo. È stata pubblicata la lista di 10 nomi delle 14 vittime dell’attentato nella capitale degli zar. Sette di loro sono nati tra gli anni ’90 e il 2000. Il Comitato investigativo ha osservato che l’identificazione visiva degli altri quattro morti non è possibile. Al fine di stabilire la loro identità, i resti verranno assegnati ad esame genetico. I frammenti di coloro che sono morti sono stati trovati questa mattina.

Il giovane identificato dagli inquirenti russi come l’attentatore della metropolitana a San Pietroburgo si era trasferito in Russia, per raggiungere il padre, dalla regione di Osh nel 2011, dopo aver avviato le pratiche per chiedere la cittadinanza russa presso il consolato della città in cui risiedeva. Il padre, con cui aveva anche lavorato come meccanico, era poi tornato in Kirghizistan, ma lui era rimasto a San Pietroburgo. Akbarzhon Jalilov (Dzhalilov), 22 anni, di etnia uzbeka, un fratello e una sorella più piccoli, era tornato nel suo paese d’origine lo scorso febbraio per un mese, hanno spiegato fonti vicine all’inchiesta ed è in questo periodo che sarebbe stato reclutato. Al suo ritorno era una persona diversa, chiuso e asociale, aggiungono le fonti. A San Pietroburgo aveva lavorato fino al 2015 in un sushi bar. Jalilov era musulmano, andava a pregare in moschea, ma non veniva considerato come radicalizzato. Il giovane non avrebbe agito da solo, ma con la complicità di un uomo e una donna, anche loro originari dell’Asia centrale, ricercati dagli inquirenti, una informazione tuttavia non ancora confermata ufficialmente.

Akbarzhon Jalilov, l’attentatore di San Pietroburgo, non è mai stato un cittadino della Repubblica del Kirghizistan. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri della Repubblica centroasiatica, secondo le cui dichiarazioni, pur essendo nato nella città di Osh (nel sud del paese), non avrebbe mai ricevuto il passaporto nazionale. “Secondo i rapporti, Akbarzhon Jalilov è nato il primo aprile 1995 nella città di Osh. Uzbeko di etnia, non aveva completato il percorso di istruzione secondaria”, si legge in un comunicato del ministero kirghizo. “Non ha mai ricevuto il passaporto come cittadino della Repubblica del Kirghizistan, dal momento che nel 2011, raggiunti i 16 anni di età e in conformità con le richieste presentate da suo padre, cittadino russo, ha ricevuto un passaporto russo. Da quel momento ha preso residenza permanente nel territorio della Federazione Russa”, ha specificato il ministero degli Esteri del Kirghizistan.

Una seconda esplosione dalle imprevedibili conseguenze nella metro di San Pietroburgo, in Russia, è stata evitata ieri grazie al tempestivo intervento di un membro dello staff. Lo ha fatto sapere oggi il capo del servizio di trasporto Vladimir Garyugin. La seconda bomba inesplosa, simile nella fattura alla prima ma più potente, è stata trovata nella stazione di Vosstania Ploshchad e disinnescata poco dopo la prima esplosione. L’impiegato, incaricato del servizio di monitoraggio, “ha transennato l’area in tempo e ha chiamato gli specialisti, ottenendo il risultato di impedire un altro attentato terroristico”, ha riferito Garyugin.

Intanto, il sedicente Stato Islamico (Isis) ha diffuso un nuovo messaggio audio del “portavoce” Abu Hassan al-Muhajir, che si rivolge ai jihadisti negli Usa, in Europa e in Russia, e minacciando altri attacchi afferma: “La nostra guerra contro il nostro nemico è una guerra globale”. A riferire del messaggio della durata di poco più di 36 minuti, è Rita Katz, direttrice di Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sui social media.

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