Reddito di inclusione. Cerimonia in pompa magna a Palazzo Chigi. Ma solo un terzo delle famiglie povere, forse, riceverà l’assegno. Camusso: risorse insufficienti. Istat: il dramma della povertà

Reddito di inclusione. Cerimonia in pompa magna a Palazzo Chigi. Ma solo un terzo delle famiglie povere, forse, riceverà l’assegno. Camusso: risorse insufficienti. Istat: il dramma della povertà

Malgrado i nostri sforzi non riusciamo a capire la cerimonia in pompa magna a Palazzo Chigi per la firma del Memorandum d’intesa sul reddito di inclusione insieme all’Alleanza contro la povertà già approvato dal Parlamento, inserito nel Documento di economia e finanza. Il governo, entro maggio, deve mettere a punto i decreti attuativi. Alla firma erano stati invitati anche i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, presente naturalmente il ministro Poletti. Da giorni circolano “veline” nelle redazioni dei giornali per tessere le lodi di questo provvedimento. Certo si tratta si una cosa importante, sulla carta, dal punto di vista nominale. Ma non è una novità. Esistono forme di intervento da parte degli enti locali, sussidi per le famiglie povere, il Sia che prevede 485 euro mensili sulla base del’Isee. Ora con il Rei, l’intervento diventa “strutturale”. È legato anche alla ricerca di lavoro e se lo trovi perdi il diritto al Rei che  mantieni ancora per qualche mese. Saranno gli enti locali a dover  organizzare corsi di formazione, rafforzando i centri per l’impiego che non funzionano. Ha detto il presidente del Consiglio che la “misura può crescere nei prossimi anni e che interessa circa due milioni di persone”. Quel verbo “può” è la chiave di volta di una operazione che rischia di rimanere sulla carta per milioni di famiglie povere.

Nessun impegno del premier per rendere la misura universale

Perché i soldi non ci sono, lo stanziamento previsto per il 2017 è di 2 miliardi di euro, sulla carta. Bastano a coprire solo un terzo delle famiglie italiane sotto la soglia di povertà. Non solo. L’Alleanza per la povertà aveva chiesto l’impegno del governo a portare progressivamente le risorse fino a 7,5 miliardi, per rendere la misura davvero universale. Ma Gentiloni non ha preso alcun impegno rimandando alle scadenze delle leggi di Bilancio. Peggio che andar di notte. Il fatto nuovo, a parte la grancassa suonata da Gentiloni, Poletti, ci manca Renzi ma si farà sentire per dire che si deve ai suoi “mille giorni” se l’Italia si è dotata del Rei, è il carattere strutturale. Susanna Camusso, ospite di Gentiloni insieme agli altri dirigenti sindacali, parla di “una prima pietra”. “Ma le risorse sono ancora insufficienti a determinare che sia un processo universale, però intanto abbiamo messo la prima pietra, un passo importante anche sul piano del merito. Dobbiamo riconoscere che l’Alleanza contro la povertà da anni sta proponendo una scelta sul tema dell’inclusione e non solo con il sussidio, una scelta di uscire davvero dalla trappola della povertà e di costruire processi di istruzione e lavoro che sono fondamentali per avere un progetto di vita e una possibilità positiva”.

Dramma del Mezzogiorno. Povertà assoluta per il 9,1% delle famiglie

Mentre Gentiloni e Poletti celebravano il Rei arrivava l’Istat, rapporto “Noi Italia” che offriva un quadro non esaltante proprio in relazione alla povertà assoluta. Nel 2015 ha coinvolto il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui che non possono acquistare il minimo indispensabile per vivere). I valori sono stabili sul 2014 sia per l’incidenza di povertà assoluta sia per quella relativa. Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie è relativamente povero (2 milioni 678 mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (13,7% della popolazione).

Drammatica la situazione del Mezzogiorno dove, rende noto Istat, nel 2015, le famiglie in povertà relativa sono circa un quinto di quelle residenti e quelle in povertà assoluta rappresentano il 9,1%.  Ancora, nel 2015 in Italia l’11,5% degli individui viveva in condizioni di grave deprivazione. Il nostro Paese supera di 3,4 punti percentuali la media europea attestandosi al nono posto tra quelli con i valori più elevati. L’indicatore di grave deprivazione materiale – sottolinea l’Istat – fornisce una misura importante nell’ambito dell’analisi dell’esclusione sociale. Nel 2015 la grave deprivazione diminuisce tra i single, soprattutto se anziani, e tra gli individui che vivono in famiglie con almeno un anziano. Ancora grave la condizione degli individui che vivono in coppie con tre o più figli. Sempre il rapporto “Noi Italia” fornisce dati allarmanti per quanto riguarda il tasso di occupazione. Con il 61,6% siamo in fondo alla graduatoria della Ue, solo la Grecia è dietro i noi. La Svezia supera  l’80%.

Federconsumatori e Adusbef: “Allarme e preoccupazione”.

A fronte di questi dati che “destano allarme e preoccupazione” Federconsumatori e Afdusbef affermano che  “chi dichiara che l’Italia è già incamminata sulla strada della ripresa non ha ben chiara la reale situazione del Paese, ancora critica. È questo il momento di intervenire con decisione per rilanciare l’occupazione ed innestare una crescita stabile e duratura – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – da troppo tempo il Paese fa i conti con una crisi della domanda interna che, facendo indietreggiare la produzione, ha alimentato la crescita di disoccupazione e cassa integrazione.

Porre fine a tale andamento è il primo passo per proiettare il Paese verso una nuova fase di crescita e di sviluppo, attraverso un rilancio occupazionale che stanzi fondi ed investimenti per la ricerca, per la modernizzazione e la messa in sicurezza delle infrastrutture, per la valorizzazione e la qualificazione dell’offerta turistica”.

L’esperienza del Portogallo che ha  ripudiato le politiche di austerità

Trefiletti e Lannutti richiamano l’esperienza del  Portogallo che “è riuscito ad abbandonare la crisi ripudiando le politiche di austerità. Ci  chiediamo quando il Governo capirà che dobbiamo fare altrettanto, che l’Italia ha bisogno, con urgenza, di politiche per la redistribuzione dei redditi e la ripresa dell’occupazione, specialmente quella giovanile. In tale ottica – concludono – il cuneo fiscale non è una risposa sufficiente. È necessario un Piano Nazionale per il Lavoro che crei occupazione, che dia reddito a chi non ce l’ha e restituisca potere di acquisto alle famiglie ora impegnate a sostenere figli e nipoti disoccupati”.

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