Pio La Torre, 35 anni dopo il suo omicidio e di Rosario Di Salvo, ricordato a Palermo. Con Mattarella, la ministra Fedeli, Susanna Camusso e i giovani palermitani

Pio La Torre, 35 anni dopo il suo omicidio e di Rosario Di Salvo, ricordato a Palermo. Con Mattarella, la ministra Fedeli, Susanna Camusso e i giovani palermitani

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Palermo alla manifestazione in ricordo del 35esimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre (nella foto, con Renato Guttuso, a destra) e Rosario Di Salvo, avvenuta il 30 aprile 1982. Al suo arrivo, il Presidente Mattarella ha scoperto un busto dedicato a Pio La Torre, presso il cortile interno della Scuola delle Scienze Giuridiche ed Economico Sociali, alla presenza del Rettore, Fabrizio Micari, degli studenti universitari, dei familiari di La Torre e Di Salvo e delle autorità locali. Nel corso della cerimonia, che si è svolta al Teatro Biondo, hanno preso la parola Vito Lucio Lo Monaco, presidente del Centro Studi Pio La Torre, e il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. Gli studenti Daniele Minneci (IPSSAR Francesco Paolo Cascino di Palermo), Manuele Cucca (ISS Giovanni Falcone di Loano-Sv) e Elena Cillo (Liceo Pier Paolo Pasolini di Potenza), in rappresentanza degli oltre diecimila ragazzi partecipanti al progetto educativo antimafia promosso dal Centro Studi Pio La Torre, hanno presentato i risultati dell’indagine sulla percezione del fenomeno mafioso tra i giovani. Il coro delle voci bianche del Conservatorio Bellini di Palermo ha cantato l’Inno nazionale e una canzone dedicata a Pio La Torre.

Susanna Camusso: “la sua lezione straordinariamente attuale”

“Ricordiamo La figura di Pio La Torre, il suo ruolo, le leggi che portano il suo nome e che hanno cambiato la strategia del Paese nel contrasto alle mafie. Ma oggi ribadiamo anche che la sua lezione e la strada da lui indicata sono straordinariamente attuali”, ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che a Palermo ha preso parte alle manifestazioni in ricordo del dirigente del Pci, sindacalista e pacifista Pio La Torre, e del suo collaboratore Rosario Di Salvo, uccisi dalla mafia 35 anni fa, il 30 aprile 1982.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “la sua grande intuizione, per colpire il cuore del sistema mafioso, bisogna colpire i suoi patrimoni”

Per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, “pensare a Pio LaTorre e Rosario Di Salvo a quel tempo – passato ma che può ancora tornare – significa difendere la libertà e la democrazia di tutti dallo strapotere politico, affaristico e mafioso che, con connessioni internazionali, ha determinato la morte di Pio La Torree Rosario Di Salvo”. Per Orlando “il ricordo delle due storiche figure ha vissuto un ulteriore momento, ieri, con la consegna da parte dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) di circa 440 immobili confiscati alla mafia nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento, di cui 41 al Comune di Palermo (30 immobili liberi e 11 occupati, che verranno trasferiti dopo lo sgombero a carico della Anbsc). Il modo migliore – sottolinea Orlando – per rendere omaggio alla grande intuizione di Pio La Torre: per colpire il cuore del sistema mafioso, bisogna colpire i suoi patrimoni”.

Vito Lo Monaco, presidente del Centro studi Pio La Torre: “la memoria si traduca in concretezza nell’agenda politica del governo”

“La memoria o si traduce in impegno e azione concreta per il cambiamento democratico del Paese e nella presenza costante nell’agenda politica del governo e della classe dirigente o diventa esercizio retorico vuoto, buono a quell’antimafia di cartone, parolaia, autoreferenziale, pronta a schermare carriere politiche, candidature e anche, come abbiamo visto, affari illeciti e a rafforzare il rapporto tra affari, mafia e politica”, ha affermato il presidente del Centro Studi Pio La Torre, Vito Lo Monaco. “La lotta antimafia”, ha aggiunto, “è lotta per il cambiamento del potere politico, sociale, economico e della sua rappresentanza. Le mafie sono cambiate. Sparano meno, ma favorite dalla corruzione e dalla corruttibilità dei governi locali hanno potuto espandere il metodo mafioso nel paese e a livello internazionale”. “La mafia – conclude Lo Monaco – è un fenomeno criminale al quale bisogna togliere l’aurea di invincibilità che non è vera. Cosa permette, dunque, alle mafie di esistere? Il rapporto tra corruzione, mafia e politica. E’ questo che bisogna spezzare. Dev’essere l’obiettivo della politica, dell’economia, della società”.

Daniele Minneci, studente del Cascino di Palermo: “noi giovani speriamo di assistere alla fine della mafia”

“Noi che siamo giovani, molti di noi solo quest’anno hanno compiuto i diciotto anni, speriamo di assistere nel corso della nostra vita alla fine della mafia”. Questo l’auspicio di Daniele Minneci, dell’Ipssar “F.P. Cascino” di Palermo, uno dei tre studenti che hanno letto le proprie considerazioni sul questionario sulla percezione mafiosa condotta dal Centro Pio LaTorre tra gli studenti italiani che hanno partecipato al Progetto Educativo Antimafia. “Lo Stato non è debole”, ha proseguito il giovane Daniele, “se lo Stato siamo tutti noi non può essere più debole di alcuni gruppi di delinquenti. Abbiamo conosciuto e ricordato in questi mesi, uomini e donne che hanno combattuto le mafie e sono morti per questa ragione, sono diventati degli eroi esemplari, senza volerlo, solo perché avevano deciso di fare il loro dovere di cittadini. Pensiamo a Pio La Torre, a Rosario Di Salvo, a Piersanti Mattarella, a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Rita Atria e Vito Ievolella, a Peppino Impastato, a Giuseppe Fava, a Mario Francese, a Ninni Cassarà, a Boris Giuliano”.

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