Pd. Michele Emiliano fuori dalle primarie del 30 aprile in Liguria e Lombardia. Le firme non erano degli iscritti. Duello a distanza sulla legge elettorale tra Orlando e Renzi

Pd. Michele Emiliano fuori dalle primarie del 30 aprile in Liguria e Lombardia. Le firme non erano degli iscritti. Duello a distanza sulla legge elettorale tra Orlando e Renzi

Michele Emiliano non può presentare liste in Liguria e Lombardia per la sua candidatura alla segreteria del Pd alle primarie del prossimo 30 aprile perché in quelle due regioni non sono state raccolte firme sufficienti. Né alcun ricorso contro la sua esclusione è stato presentato. Lo ha precisato in una dichiarazione il presidente della commissione nazionale per il congresso del Partito Democratico Roberto Montanari, definendo “sorprendenti” le denunce di Francesco Boccia, braccio destro di Emiliano in Parlamento.

“Non sono arrivati ricorsi contro esclusione liste in Liguria e Lombardia”, scrive Montanari nella nota. “Rispetto alle dichiarazioni dell’on. Boccia, secondo cui le liste di candidati all’Assemblea nazionale collegate al candidato Michele Emiliano sono tutte corredate dalle firme richieste e che, a tal proposito, sono state fatte uscire notizie false ad arte, è necessario fare alcune precisazioni. Le Commissioni regionali per il Congresso sono gli unici organismi titolati, a norma del Regolamento, a verificare la regolarità formale delle liste di candidati all’Assemblea nazionale e, di conseguenza ad ammetterle al voto delle primarie”. Pertanto, aggiunge: “La decisione delle Commissioni per il Congresso della Liguria e della Lombardia, che rigettano le liste collegate al candidato Michele Emiliano, sono state assunte in osservanza delle norme del Regolamento approvato dalla Direzione nazionale”. Ecco perché “la Commissione nazionale per il Congresso non può che prendere atto di tali decisioni, non potendo intervenire, a norma di Regolamento, se non in presenza di ricorsi formali, ad oggi non pervenuti”. Caso chiuso, Michele Emiliano, dunque, è stato ufficialmente escluso dalla corsa per le primarie in due regioni importanti quali la Lombardia e la Liguria.

Continua intanto la polemica a distanza tra i due candidati Renzi e Orlando sulla legge elettorale, punto estremo di frizione ed elemento strategico per il destino del Partito democratico. Orlando ha lanciato la sua “bomba”:  “A me non va bene qualunque legge elettorale. Tra l’altro trovo abbastanza stravagante l’idea di mettere in mano a forze politiche che denunciamo come portatrici della catastrofe, l’idea di individuare la soluzione alla catastrofe”. commenta le parole di Matteo Renzi che aveva detto di essere disposto a votare qualsiasi proposta seria di legge elettorale fosse stata avanzata dalle opposizioni. “E’ chiaro – aggiunge – che il M5s ha interesse al proporzionale, Berlusconi ha interesse al proporzionale, gli unici che non dovrebbero avere interesse a questo siamo noi. Con questa legge elettorale si va verso le larghe intese o verso le elezioni dopo sei mesi. Entrambe le prospettive sono nefaste per il paese prima ancora che per il Pd”. In alternativa, il ministro Orlando propone “un documento nel quale si chiede a tutte le forze politiche presenti in parlamento di convergere su due questioni: un premio di governabilità e la reintroduzione dei collegi. Se ci sta un numero sufficiente di forze politiche, poi da lì cominciamo a discutere su quale è la legge”. Da quello che tuttavia emerge, sembra che Renzi sia interessato piuttosto a lavorare sull’Italicum, sia rendendolo coerente anche al Senato, secondo la richiesta di Mattarella, sia lasciando capilista bloccati e premio di maggioranza al 40%. Forse per accelerare la corsa al voto. E nonostante i balletti polemici anche delle ultime ore, su questa strategia si trova pienamente d’accordo con i 5Stelle. Non è che per caso la manfrina sulle querele e le controquerele nasconde proprio un accordo già raggiunto coi pentastellati sulla riforma elettorale?

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