Papa Francesco: oggi al Cairo, “pellegrino di pace nell’Egitto di pace”

Papa Francesco: oggi al Cairo, “pellegrino di pace nell’Egitto di pace”

Papa Francesco parte alle 10,45 da Fiumicino alla volta del Cairo con un volo Alitalia. Piccola consolazione per la ex compagnia di bandiera, che sta vivendo un capitolo drammatico della sua esistenza. Del resto, da molti anni i papi hanno fatto dell’Alitalia il vettore preferito per i loro spostamenti. In quattro anni di pontificato (è assurto al soglio pontificio il 13 marzo 2013), Bergoglio ha effettuato diciassette viaggi apostolici, visitando ventitre stati: Brasile, Terra Santa, Corea del Sud, Albania, Turchia, Sri Lanka, Filippine, Bosnia Erzegovina, Ecuador, Bolivia, Paraguay, Cuba, USA, Kenya, Uganda, Repubblica Centraficana, Messico, Grecia, Armenia, Polonia, Georgia, Azerbaigian, Svezia. L’Egitto è il ventiquattresimo stato. In questo modo, il pontefice compie la prima missione nell’Africa mediterranea mediorientale, un’area di forti contrasti religiosi e politici, che sempre più spesso sfociano in manifestazioni di intolleranza e di persecuzione nei confronti delle comunità cristiane.

Il significato, manifesto e dichiarato, della missione di papa Francesco è stato twittato ieri pomeriggio: “Mi recherò domani pellegrino di pace nell’Egitto di pace”. Più compiutamente: “Desidero che questa visita sia un abbraccio di consolazione e di incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente; un messaggio di amicizia e di stima a tutti gli abitanti dell’Egitto e della Regione; un messaggio di fraternità e di riconciliazione a tutti i figli di Abramo, particolarmente al mondo islamico, in cui l’Egitto occupa un posto di primo piano”.

Dunque, Francesco, che per primo e più lucidamente ha letto nella società contemporanea i caratteri di una terza guerra mondiale in corso – una guerra che si combatte frazionata un po’ dovunque sul pianeta -, prosegue la sua offensiva di pace, atterrando in una nazione che vorrebbe essere l’avanguardia di un islamismo temperato e nello stesso tempo terreno di crescita di un credibile sistema democratico: obiettivi dai quali appare per ora vistosamente distante.

La recente scarcerazione di Mubarak vorrebbe essere testimonianza di un allentamento del regime autocratico. Ma il quasi novantenne ex presidente non rappresenta più alcuna minaccia per il presidente Al-Sisi. La sua liberazione è dovuta al verdetto con il quale la Corte d’appello lo ha assolto il 3 marzo scorso dall’accusa di aver ordinato di sparare sui manifestanti che nel gennaio del 2011 avevano posto fine al suo potere. Ma per un vecchio inoffensivo rimesso in libertà, ci sono nelle carceri di Al-Sisi centinaia di oppositori del regime. Altri vengono soppressi e di altri si perde ogni traccia.

Parlerà anche di questo oggi papa Francesco con Al-Sisi?

Il suo pontificato si caratterizza per una forte attenzione ai diritti umani, ai bisogni dei più deboli, alle libertà individuali. Ma, se è francamente improbabile che questa sensibilità si traduca in un esplicito intervento “censorio”, potrebbe esserci un richiamo al caso Regeni. Il portavoce vaticano Greg Burke sembra escludere un diretto appello del papa a fare piena luce sulle circostanze del sequestro e dell’assassinio del giovane ricercatore italiano, come molti in Italia, a partire dai genitori di Giulio, avevano apertamente sollecitato. Ma è anche difficile che del caso Regeni in qualche modo non si parli, specie dopo che il faticoso procedere dell’inchiesta ha portato sul banco degli indiziati (fortemente indiziati) alcuni alti ufficiali, tra cui due generali e due colonnelli.

Al-Sisi ha tutto l’interesse a mostrarsi dialogante e rispettoso dei valori che ispirano l’apostolato di papa Francesco.

Per il resto, il pontefice, in questa sua intensa trasferta egiziana, ha previsto altri due importanti incontri: col patriarca copto Tawadros II e il grande imam della Grande Moschea di al-Azhar Ahmad Al-Tayyib, la celebrazione della Messa sabato mattina, un pranzo con i vescovi, un incontro col clero e i seminaristi. Ha destato un certo scalpore la decisione del papa di rinunciare all’auto blindata (“i pericoli sono dappertutto” commentano nelle sale vaticane), il che gli consentirà probabilmente un più diretto contatto con la gente e un probabile bagno di folla.

Ritorno a Ciampino domani alle 20,30.

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