Padoan si scusa per il ritardo, la “manovrina” domani, forse, arriva. Renzi fibrilla, vede nemici ovunque: non si parli di tasse, di Iva e al voto nel 2017. Ormai è una fissa. Ma nessuno o quasi lo prende sul serio

Padoan si scusa per il ritardo, la “manovrina” domani,  forse, arriva.  Renzi fibrilla, vede nemici ovunque: non  si parli di tasse, di Iva e  al voto nel 2017. Ormai è una fissa. Ma nessuno o quasi lo prende sul serio

“Mi scuso per il ritardo, la manovra di aggiustamento dovrebbe arrivare domani, è un decreto molto corposo”: così il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nell’audizione  davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Forse questa è la volta buona per conoscere i contenuti della “manovrina”, in risposta alla Commissione Ue che ci ha più volte chiesto di rivedere i conti, 3,4 miliardi, minacciando di aprire la procedura di infrazione. Il ministro ha stupito deputati e senatori quando ha annunciato un decreto “molto corposo”. Già, il Def, il documento di economia e finanza, conta ben 900 pagine, non si capisce la “corposità” della manovrina. I numeri sono numeri, a meno che Padoan non voglia cogliere l’occasione per riaprire il discorso sulla flessibilità e bussare cassa in modo  da rassicurare Renzi Matteo che non ci sarà alcun aumento di tasse. L’ex premier ormai sta vivendo in uno stato di fibrillazione continua. L’avvicinarsi della fine del mese, le primarie Pd  ai gazebi, sono l’unica sua preoccupazione. Vede nemici da ogni parte, in particolare dentro il partito di cui si appresta a tornare segretario. Teme tranelli, brutti scherzi, non si fida di nessuno. Le notizie che i suoi “collaboratori” cercano di nascondergli che riguardano la tornata elettorale di amministrative di giugno sono sconfortanti. In molti Comuni, anche di grandi dimensioni, rischia di scomparire il simbolo del Pd. Si presentano liste civiche in cui corrono insieme esponenti di primo piano dei Democratici locali, sindaci, assessori, con candidati del Movimento dei democratici e progressisti. I sondaggi non sono benevoli, anzi. E lui, con i suoi sbotta, o la va o la spacca. Torna l’obiettivo del voto  in tempi rapidi per sfruttare il successo nelle primarie. I sondaggi lo danno vincente con una percentuale simile a quelle ottenute con il voto nei Circoli , sopra il 60% con Orlando al 25 o qualcosina in più ed Emiliano, riammesso al voto in alcuni collegi della Lombardia e della Liguria dove le firme sono risultate regolari, con l’8% o giù di lì. Il risultato gli consentirebbe di prendere la rincorsa per tornare al governo. La Repubblica dà per certo che  punta alle elezioni il più presto possibile.

L’ex premier vuol dare lo sfratto anticipato a Paolo Gentiloni

“Bisogna votare prima del 2018. La legislatura è finita il 4 dicembre con la sconfitta al referendum” ha detto a Paolo Gentiloni e attraverso di lui – scrive Repubblica – a Sergio Mattarella. Il virgolettato del giornale di Largo Fochetti, non è stato smentito da Renzi. Ha ricevuto tanti no, gli è stato fatto presente che non ci sono ormai date possibili prima dell’anno prossimo, che non c’è uno straccio di legge elettorale. Ma lui non si dà per vinto. Per questo non vuol sentire parlare di manovrine, Def, Iva, tasse e cose simili che possono intralciare la sua rincorsa a palazzo Chigi. Sono parole che non lo fanno dormire la notte. Padoan non ha abbandonato l’idea di uno scambio fra la riduzione del cuneo fiscale, la differenza fra costo del lavoro e retribuzione dei lavoratori, e l’aumento dell’Iva. Freddi i sindacati che hanno chiesto “spiegazioni”, calorosa accoglienza dagli ambienti economici e finanziari, Confindustria in testa che ha parlato di “forte stimolo alla crescita economica”. Il ministro potrebbe usare il “cuneo fiscale” come merce di scambio con la Commissione europea per recuperare flessibilità. I renziani, con il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, hanno subito alzato le barricate: “Un aumento dell’Iva non  è nel programma del Partito democratico né può essere nelle intenzioni del governo”. Gentiloni è avvisato. E Padoan puntualizza che la proposta dell’aumento dell’Iva non rientra tra le sue “preferenze inossidabili ma è una delle ipotesi sul tavolo”. Non a caso di “una  riconsiderazione dell’ampio ventaglio delle aliquote dell’Iva, non dovrebbe, a questo stadio, essere esclusa”, ha parlato  il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini,  in audizione davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, affiancando Confindustria. Non è un caso che sempre il ministro mostri molti dubbi sulla crescita che Renzi Matteo fa risalire  alle iniziative prese nei suoi “mille giorni” di governo. Sì, dice Padoan, il 2017 sarà il quarto anno di crescita, ma “il livello raggiunto non ci entusiasma, non ci possiamo dire soddisfatti”.

Il Fondo monetario: crescono tutti, l’Italia ormai fanalino di coda

Padoan parla dopo aver avuto notizie dal Fondo monetario internazionale. Il capo economista Maurice Obstfeld, vede rosa, la crescita mondiale dopo sei anni di digiuno tornerà al 3,5 % e nel 2018 raggiungerà il 3,6%. Crescono tutti, l’Italia non solo è il fanalino di coda, davanti a noi anche la Grecia, ma il Fondo corregge le stime del ministro Padoan anche per il 2018, tre decimali in meno di quanto da lui previsto. Non solo, arrivano anche  nuovi dati relativi alla povertà resi noti dal Direttore  del dipartimento  statistico, Monducci, sempre nel corso della audizione alla  Commissione Bilancio. Dice che “serve uno scatto all’economia per centrare il +1,1” e rende noto che “le famiglie che sperimentano sintomi di disagio”, leggi povertà, sono l’11,9%, quanto l’anno precedente. Va peggio per gli over 65 che passano dall’8,4 all’11,6%.

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