Padoan incontra i deputati Pd. Qualche mal di pancia sulla manovra. Ma il ministro non se ne cura. Ancora rottamazione delle cartelle, ormai un condono. Alfano vuole i voucher, fa la voce grossa e guarda al suo futuro

Padoan incontra i deputati Pd. Qualche mal di pancia sulla manovra. Ma il ministro non se ne cura. Ancora rottamazione delle cartelle, ormai un condono. Alfano vuole i voucher, fa la voce grossa e guarda al suo futuro

Maretta, meglio dire qualche mal di pancia, dei deputati del Pd che hanno incontrato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per essere informati sul documento di Economia e Finanza, Def, che dovrà essere presentato nei prossimi giorni, sulla correzione della manovra di bilancio come richiesto dalla Commissione Ue, sul programma nazionale di riforme che accompagnerà il Def, una specie di libro dei sogni così come l’annuncio dato dal ministro in relazione al programma di investimenti nel periodo 2020-2030 che prevede investimenti per 40 miliardi. Mal di pancia, qualche innocua raccomandazione, il ministro si è tenuto sul generico anche perché in altro palazzo Area Popolare, il nuovo partito inventato da Alfano, dava segni di fibrillazione in attesa di trasferire a Gentiloni, incontro richiesto dal presidente dei deputati di Ap, Maurizio Lupi, per fare il punto della situazione perché “seriamente preoccupati di una deriva a sinistra dell’azione di governo”. La nuova frontiera di Ap è stata esposta alla direzione dallo stesso Alfano quando ha affermato che “Alternativa Popolare è nata per andare avanti. Se la decisione di una certa sinistra è quella di ingranare la marcia indietro, noi non ci stiamo”. “Gentiloni – ha proseguito – deve tenere un equilibrio di maggioranza. Adesso la sinistra Pd è diventata il megafono della Cgil. Se il governo è sotto ricatto della Cgil, noi non siamo ricattabili dalla Cgil”. Una conferma che Ap fa le bizze in vista del voto previsto alla Camera per giovedì per trasformare in legge il decreto che abolisce i voucher e che chiede un preciso impegno di Gentiloni per far tornare i voucher utilizzabili anche dalla imprese. C’è chi dice che il vero bersaglio di Alfano siano i provvedimenti che Padoan sta mettendo a punto. Non solo vuole dire la sua ma punta anche ad ottenere misure che soddisfino gli appetiti della nascitura Ap.

Il ministro dell’Economia si tiene sul generico. Da evitare la procedura d’infrazione

Forse anche per questo Padoan si è tenuto sul generico nell’incontro con i deputati del Pd. Una sola cosa è certa. Ancora una volta per coprire i buchi di bilancio si ricorre, come misura fondamentale, invece di dare davvero battaglia contro l’evasione, ad una rottamazione che assume sempre più i caratteri di un condono. Non pare che i deputati del Pd se ne siano fatti un cruccio. Una parte dei 3,4 miliardi di euro che servono per correggere i conti come promesso dal ministro alla Commissione Ue verrà proprio da un nuovo giro di rottamazione delle cartelle. Nega Padoan e negano i funzionari del Tesoro. Si tratterebbe di norme che incentivano l’adesione alla procedura già esistente. Si pensa a misure più stringenti – scrivono le agenzie di stampa – sui pignoramenti. 2,3 miliardi previsti sono già impegnati nella manovra di bilancio, si spera di averne a disposizione il rimanente. Ma quando le somme rottamate arriveranno nella casse dello Stato? Non c’è risposta. Allora entra in campo la lotta all’evasione, un titolo e niente più e i tagli di spesa. “L’obiettivo – ha detto Padoan – è evitare la procedura d’infrazione per deficit eccessivo”. Il ministro ha detto di essere contrario alla “moratoria” sulle privatizzazioni che “servono per abbattere il debito ma anche per rendere più efficienti le aziende pubbliche”, rispondendo negativamente a quei deputati che avevano sollevato obiezioni, contrarietà. Per quanto riguarda il Def e il piano delle riforme che lo accompagnerà, saranno 4 i capitoli delle priorità: concorrenza, misure di semplificazione della giustizia civile, catasto e lavoro. Il piano delle riforme riguarderà in particolare la tassazione sul catasto e la contrattazione decentrata sul versante lavoro. Sulla riforma del catasto si sarebbero pronunciati negativamente i renziani che secondo quanto appreso si sarebbero schierati contro la riforma. Sulla riforma del catasto anche “noi abbiamo molti dubbi e li abbiamo espressi, è una normale dialettica parlamentare in cui c’è il ministro che presenta le sue proposte in una fase preliminare di scrittura del Def”. Si può fare ma a “a saldo zero”. Il senatore Dem Marino e il forzitaliota Sciascia hanno annunciato che ripresenteranno lo stesso testo del 2013. Stime non ancora definitive sul debito e sul deficit. Non è dato capire cosa significhi il richiamo alla contrattazione decentrata, materia che dovrebbe, perlomeno essere discussa con i sindacati visto anche che proprio sul tema della contrattazione è in corso un confronto fra le organizzazioni degli imprenditori e Cgil, Cisl e Uil.

Il ministro risponde ai renziani e  si leva qualche sassolino dalle scarpe

Dal gruppo dei deputati Pd è venuto l’invito a Padoan “a confrontarsi con la politica, un confronto aperto con il partito”. Padoan ha fatto ricorso all’ironia impartendo una lezioncina rivolta a molti deputati, renziani in particolare, che avevano posto il problema. “Non riconosco – ha detto – la differenza tra ministro politico e tecnico, ma vi assicuro che la differenza tra ragionamento politico e tecnico la so cogliere”.  Non è un caso che le maggiori “osservazioni” siano venute dai renziani, visto che proprio l’ex premier ha avanzato critiche nei confronti di Padoan, parlando così anche a Gentiloni. I mille giorni di Renzi non si possono criticare. Diversi interventi hanno chiesto “attenzione sul sociale e sul tema della povertà” ed hanno evocato più volte la parola “dialogo”. Il ministro ha risposto con tono ufficiale: “è stato uno scambio fruttuoso di idee”. Poi la stoccata: “Si parte con obiettivi ambiziosi ma sarà necessario evitare il rischio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo”. “Non possiamo autodenunciarci”. Parole molto chiare diffuse dallo staff del ministro e riportate dalla agenzie di stampa.

Sugli impegni economici cui ha fatto riferimento Padoan, Def, manovrina, legge di stabilità in autunno, così come i deputati Pd anche Alfano chiede di “dare una impronta sociale” ai provvedimenti da adottare. Quasi che fino ad oggi non abbia fatto parte del governo, della maggioranza. Poi ci sono altri temi sui quali Ap tende a distinguersi dalla maggioranza, temi che riguardano i diritti civili, la sicurezza, malgrado la svolta di Minniti, il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. “Gentiloni – dice Lupi – sa che questo governo non è un monocolore Pd” e Alfano rincara la dose. “Noi – dice – stopperemo ogni tentativo di far andare peggio le cose visto che questo governo, anche grazie a noi, è nato per migliorare le cose”. Ci domandiamo: ma dove può andare Alfano se esce dalla maggioranza? Dove lo trova un presidente del Consiglio che gli assicura un ministero? Già dove? Per questo fin d’ora alza il prezzo. Vecchie abitudini democristiane e fra democristiani, anche se ex, una intesa si trova sempre. Come ricorda spesso Cirino Pomicino, uno che se ne intende.

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