Ong. Un tranquillo week end di paura con scontri istituzionali tra Grasso e Di Maio, nel governo tra Alfano e Orlando, tra i giudici

Ong. Un tranquillo week end di paura con scontri istituzionali tra Grasso e Di Maio, nel governo tra Alfano e Orlando, tra i giudici

Altre polemiche sanguinose sulle Ong, accusate, senza lo straccio di una prova, di connivenza con gli scafisti che nel Mediterraneo fanno lucrosi affari col mercato dei migranti. Le polemiche attraversano organi istituzionali importanti, come quella tra il presidente del Senato Grasso e il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, due ministri importanti come Alfano, agli Esteri, e Orlando alla Giustizia, le diverse anime della magistratura, i partiti politici. Tranne pochi casi, si spara a pallettoni, quasi che la vicenda delle Organizzazioni non governative fosse solo il pretesto per preparare il terreno dello scontro politico. Si tratta, in realtà, di scazzottate tra personalità istituzionali indegne di un paese civile. Andiamo con ordine, e cerchiamo di raccontare quel che è accaduto in un tranquillo week end di paura. Sono due i punti di massima frizione tra i diversi schieramenti in campo: da una parte, il sostegno al procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha lanciato il sasso, da parte dei 5Stelle, delle destre, di Forza Italia e delle formazioni centriste che pure sono al governo, e le critiche piovute invece su di lui da una parte della magistratura, a cominciare dal vicepresidente del CSM Legnini, e da gran parte delle forze democratiche e di sinistra. E dall’altra, il ruolo che alcune Ong, ma ancora non si sa bene quali e in che modo e con quali profitti, giocherebbero nel traffico di esseri umani a vantaggio degli scafisti. La divisione sulle Ong segue la stessa linea che hanno assunto le posizioni sul procuratore di Catania. Partiamo intanto dalla polemica istituzionale che ha diviso il vicepresidente della Camera Di Maio e il presidente del Senato Grasso.

Il drammatico scontro istituzionale tra Luigi Di Maio e Pietro Grasso

In un post sulla sua pagina Facebook, Di Maio attacca con veemenza: “Il governo ha iniziato una crociata contro il Procuratore di Catania Zuccaro e ha chiesto di farsi spalleggiare dai due Presidenti delle Camere – Boldrini e Grasso – che dovrebbero essere due cariche al di sopra delle parti e che invece hanno deciso di prendere parte alla fiera dell’ipocrisia sulle ONG. Da queste persone non accetto lezioncine sulla responsabilità delle cariche istituzionali!”. L’accusa è gravissima già con queste prime righe, e dovrebbe far esplodere una crisi istituzionale. Poi però Di Maio prosegue l’attacco con un sospetto velenoso: “Perché la politica sta attaccando Zuccaro? Forse perché sta indagando sul CARA di Mineo? Il serbatoio di voti dei partiti siciliani e non solo”. L’inferenza logica è del tutto evidente: Di Maio sostiene che la seconda e la terza carica dello stato, “nella crociata contro Zuccaro”, stanno coprendo gli effetti sulla politica di un’altra indagine dello stesso procuratore, quella sul CARA di Mineo. Ora, francamente, immaginare che la presidente Boldrini, e lo stesso presidente Grasso, abbiano difeso la missione delle Ong nel Mediterraneo per lanciare un avvertimento al pm che si occupa di un’altra inchiesta, è non solo fantascienza, ma una caduta nel ridicolo.  Usando lo stesso mezzo, Facebook, il presidente Pietro Grasso replica con la stessa durezza a Di Maio: “Nessuno – il Governo, un blog o una impresa privata – ha mai nemmeno provato a suggerirmi cosa pensare o dire. Anni di magistratura mi hanno insegnato abbastanza per avere una opinione fondata sui temi della giustizia, delle indagini, e di quando è opportuno che un procuratore parli delle sue informazioni, se suffragate da solidi elementi probatori. Caro Luigi Di Maio, sei giovane, ma faresti bene a ricordarti che a tutte le età si può e deve imparare. Hai già dimostrato più volte di avere grosse lacune in storia, geografia e diritto: qualche lezione ti sarebbe utile”. Insomma, un vero e proprio ceffone, con stile, ma durissimo. Finita qui? Nient’affatto. Di Maio non ci sta a farsi dare del giovanotto che non ha studiato e controreplica con parole che francamente appaiono del tutto offensive e fuori luogo nei confronti della seconda carica dello stato. Ecco cosa scrive Di Maio: “Continuano gli attacchi. Il presidente del Senato Grasso dice che sul caso Ong ho qualche lacuna e ho bisogno di qualche lezione. Caro Grasso, io non smetto mai di imparare nella vita, ma dal suo partito che prendeva soldi dal business degli immigrati non ho proprio nulla da apprendere. Anni e anni di magistratura eppure le è sfuggito”. Altra inferenza logica di Di Maio: il presidente del Senato non può parlare di migranti e Ong, né del pm Zuccaro, perché il Pd “prendeva soldi” dal business degli immigrati. Di Maio mette insieme, dunque, l’inchiesta sul Cara di Mineo e quella su Mafia Capitale, nell’accusa contro il Pd. Ma che c’entra il presidente Grasso, contro il quale si è scatenata la censura di Di Maio? Non è forse un modo per limitare la libertà di parola e di espressione alla seconda carica dello stato?

Il match tra Alfano e Orlando. Difendo Zuccaro al 100% dice il primo; eri distratto quando eri al Viminale, replica il secondo; sei tu che brilli per assenza da via Arenula, la controreplica

Nelle stesse ore del tranquillo week end di paura, un ministro, Alfano, rompeva le righe e difendeva il pm di Catania (smentendo implicitamente i sospetti di Di Maio, dal momento che il ministro è uno dei padroni politici della Sicilia) con parole e accuse molto simili a quelle dello stesso Di Maio. A Taormina, il ministro Alfano ha detto: “Io do cento per cento di ragione al procuratore Zuccaro perché ha posto una questione vera. Tutti coloro i quali devono sapere sanno che questo rischio c’è. Ha il cento per cento di ragione lui – ha dichiarato Alfano – sono degli ipocriti e dei sepolcri un po’ imbiancati tutti quelli che si indignano a comando. Cioè, se i magistrati dicono delle cose che a loro piacciono, allora i magistrati possono parlare. Se dicono cose che a loro non piacciono, i magistrati devono stare zitti”. Zuccaro, secondo il titolare della Farnesina, “non ha generalizzato, non ha sparato genericamente su tutte le Ong, ma occorre andare fino in fondo e penso, e spero, che non sia solo la Procura di Catania ad occuparsi di questa vicenda”. Ora, chi siano i sepolcri imbiancati (frase mutuata dal Vangelo) e chi gli ipocriti, il ministro non lo dice, ma suscita la reazione di Andrea Orlando, ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd. A stretto giro di posta, la replica del guardasigilli: “Se Alfano è convinto che il procuratore di Catania Zuccaro abbia ragione, c’è da chiedersi perché non si sia accorto del problema quando faceva il ministro degli Interni”. Per Orlando, “non c’è uno scontro nel governo ma una distrazione di Alfano… Bisogna fare un’attività per sostenere le inchieste del procuratore di Catania e poi trarre le conclusioni”, ha affermato il ministro della Giustizia. Non l’avesse mai detto. Ed ecco la controreplica indignata di Alfano (entrambi poi sono stati sostenuti dai propri fans nella guerra dei comunicati stampa): “Non cercavo la polemica col collega Orlando e mi sorprende la sua dichiarazione. Ho difeso il procuratore. Ho fatto la dichiarazione che avrebbe dovuto fare il Guardasigilli Orlando se non fosse assente da via Arenula. Evidentemente il Guardasigilli, ormai, è in campagna elettorale permanente ed è assente da via Arenula. Dunque, non ricorda che un ministro dell’Interno non parla delle inchieste dei magistrati. Spero che quando tornerà in funzione come Guardasigilli, tutto riaffiori alla sua memoria”. Un colpo sotto la cintura, perché non entra più nel merito, ma polemizza sulla “distrazione”. Sembra davvero una isterica schermaglia adolescenziale, piuttosto che un confronto politico serio su una questione gravissima.

Nella polemica interviene anche Magistratura democratica, che contesta a Di Maio la proposta di cambiare il Codice penale, e chiarisce i compiti del magistrato, contro Zuccaro

E non è finita. Nel tranquillo week end di paura ha deciso di intervenire con una nota durissima contro Di Maio anche Magistratura Democratica, che però ne contesta la proposta giuridica, con molte ragioni. Magistratura Democratica infatti scrive: “Sono allarmanti le dichiarazioni dell’on. Di Maio, riportate oggi dalla stampa e non smentite, sulla necessità di modifica normativa ‘affinché la procura di Catania possa utilizzare’ quelle ‘intercettazioni come prove per un processo’: si prospettano in tal modo soluzioni che rischiano di creare precedenti pericolosi per tutti i cittadini, esposti all’uso processuale di dati conoscitivi acquisiti ad altri fini e, per questo, con procedure non vincolate dal rigoroso e inderogabile sistema di garanzie previsto per la formazione della prova e l’accertamento della responsabilità penale”. Forse era di questo che parlava Grasso quando aveva accusato Di Maio di non conoscere materie come il Diritto. Tuttavia, la questione sollevata dai giudici di Magistratura Democratica è decisiva perché coglie l’errore giuridico compiuto dal vicepresidente della Camera. Non solo. Sulle parole del procuratore di Catania basate, secondo quanto da lui riferito su “fonti di conoscenza reale ma non utilizzabile processualmente”, Magistratura Democratica rileva che “la diffusione da parte di chi rappresenta l’autorità giudiziaria di tali notizie, fra l’altro accompagnate dalla precisazione che si tratta di fonti non acquisite nel corso di attività di indagine e dunque non pubblicamente verificabili, rischia di danneggiare unicamente le persone e le associazioni impegnate a salvare in mare quante più persone possibili e finisce per fornire argomenti a chi persegue la strategia di delegittimazione, a fini politici ed elettorali, dell’operato prezioso delle Ong”. Infine, scrivono ancora i magistrati democratici, “vicende come questa rendono concreto il pericolo di alimentare nell’opinione pubblica una grave confusione sulla funzione del diritto penale e sui compiti della giurisdizione, senza alcun vantaggio in termini di accertamento dei reati e dei fenomeni di inquinamento denunciati”. Sembra evidente che i magistrati democratici abbiano ragione. Speriamo che questa posizione riesca a porre la parola fine su polemiche imbarazzanti e inutili, e su scontri istituzionali di cui non si vedeva davvero il bisogno.

Leave a Reply

Your email address will not be published.