Megale (Fisac Cgil), intervista a tutto campo a RadioArticolo1: commissione d’inchiesta, banche, Carta dei diritti, il futuro della sinistra. Def, per la crescita e gli investimenti non ci siamo

Megale (Fisac Cgil), intervista a tutto campo a RadioArticolo1: commissione d’inchiesta, banche, Carta dei diritti, il futuro della sinistra. Def, per la crescita e gli investimenti non ci siamo

Le banche, sempre al centro dell’attenzione dei media, delle forze politiche, dei sindacati, nel bene e nel male. Ora è al lavoro anche la Commissione d’inchiesta parlamentare che la Fisac Cgil aveva chiesto da lungo tempo. Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil fa il punto della situazione in una intervista rilasciata a RadioArticolo1 che di seguito riportiamo.

 

Domanda: Partiamo dall’attualità e dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sistema bancario?

Risposta: Per quanto riguarda la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario voglio ricordare tre aspetti:

  • avevamo chiesto come Fisac insieme alla Confederazione già dal 2013 nel presentare il Manifesto della Buona Finanza una commissione capace di fare il punto sul rapporto con la “cattiva finanza” con particolare riferimento al mondo dei derivati, la loro presenza e la loro diffusione. In quel momento la delega al MEF era al Vice Ministro Stefano Fassina con il quale, pur convenendo sull’utilità, non si riuscì a produrre nulla;
  • già un anno fa il Governo dell’ex Premier Renzi aveva con enfasi evidenziato la necessità di una commissione di indagine sulle banche che pur essendo stata politicamente decisa, con un consenso quasi unanime, vede la luce soltanto ora con il si del Senato, attendiamo che passi alla camera. Una richiesta netta in tal senso la si poteva leggere sul sole 24 ore del 9 marzo a firma, sempre di Matteo Renzi, il quale rivendicando di non avere scheletri nell’armadio, è parso volerli cercare nell’armadio di altri con particolare riferimento al Governo della sinistra degli anni 2000.
  • la commissione dovrebbe fare anche un quadro in rapporto alle remunerazioni dei Top Manager. Ricordo che per anni eravamo soli a scodellare i numeri delle diseguaglianze anche salariali, nelle quali si evidenziava come il compenso di un banchiere era pari al costo di 1000 giovani nuovi assunti. Al nostro Forum di settembre 2016 lanciammo la proposta ai Top Manager di seguire l’esempio dei Dirigenti di Banca d’Italia che a partire dal Governatore si sono autoridotti del 35% gli stipendi. Bisogna riconoscere che questa nostra sollecitazione è stata colta da una parte dei Banchieri a partire da Mustier A.D. di Unicredit o da Morelli A.D. di MPS e ciò è un buon segno.

Sarà necessario che, una volta avviata la commissione, segua le linee guida tracciate dal Presidente della Commissione Finanze Mauro Marino evitando qualsiasi interferenza non solo con le dinamiche elettorali ma anche con una scadenza importantissima quale quella del Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, il cui mandato termina a novembre. Mandato che può essere riconfermato allo stesso Visco oppure no avendo a mente in ogni caso la delicatezza dei problemi aperti nel settore del Credito nel quale è utile evitare incursioni di chi in rappresentanza del Governo vorrebbe mettere un  proprio uomo di fiducia. In ogni caso c’è da chiedersi come faceva il buon Massimo Giannini su Repubblica a cosa servirà effettivamente il lavoro dei 40 rappresentanti che faranno parte della commissione, la quale intreccerà inevitabilmente la campagna elettorale, più dura, più aspra e più divisiva degli ultimi 20 anni? Si affiancherà questo lavoro a quello della Magistratura già in corso per tante vicende da Mussari di MPS a Zonin di BPVI a Consoli di Veneto Banca fino a Ligresti in una lista in cui compaiono i top Manager che hanno portato al disastro le 4 Banche di cui tre oggi in UBI e la quarta – Cariferrara – in BIPER. Il Paese ha bisogno di Onestà e di trasparenza evitando sia il solito buco nell’acqua, fatto di commissioni Parlamentari più abili nell’utilizzo a fini propagandistici ed elettorali che non nella capacità di operare con spessore qualità e competenza che a mia memoria ha visto sin qui molti fallimenti e qualche pregevole eccezione. Valga per tutti l’ottimo lavoro fatto dalla compianta Tina Anselmi con la commissione d’inchiesta sulla P2.

Domanda: Arriviamo al  Documento di economia e Finanza e Manovra correttiva. Il Ministro dell’economia Padoan ha lasciato intendere che dei venti miliardi del Fondo Salvabanca intenderebbe utilizzarne 10. Cosa significa?

Risposta: Significa anzitutto che questa parte andrà utilizzata per Monte Paschi e le due banche venete, e che il rimanente bisognerà pensare sia ad altre realtà più piccole, per le quali si auspica un intervento, penso alle Casse di Risparmio di Rimini o di Cesena, a San Miniato, per il quale è auspicabile che vada in porto un accordo in cui viene rilevato da Credit Agricole, che per noi significa Cariparma in settimana dovrebbe sbloccarsi anche la partita sugli NPL che andando a carico del Fondo Interbancario consentiranno l’operazione, lo scudo dei miliardi rimanenti deve essere in grado in primo luogo di mettere in sicurezza la parte più in difficoltà del sistema bancario liberandolo proprio da quel male che si chiama sofferenze, NPL, crediti deteriorati che guarda al Monte Paschi, alle due venete e ad altri. A questo proposito ricordo solo che abbiamo avanzato una proposta per un investimento di circa 7/8 miliardi, quelli che rimarrebbero, e possono produrre un intervento per una Bad-bank di circa 40/45 miliardi di sofferenze e questo può avvenire interamente con intervento pubblico. Se la situazione si complica in rapporto a Bruxelles, possono intervenire in parte il Tesoro e in parte il sistema bancario con il Fondo Interbancario.

Domanda: Segretario le hai appena citate, su Monte dei Paschi e le due venete ci sono novità? A che punto siamo anche in rapporto con l’Europa?

Risposta: con l’Europa il Ministro dell’Economia e il Governo si stanno muovendo abbastanza bene, la correzione di tiro della Commissaria Vestager nella dichiarazione di solvibilità delle due banche venete di settimana scorsa, che ritiene legittimo l’eventuale intervento di ricapitalizzazione pubblica, ha fatto fare un passo in avanti. Ma come tutti i giornali citano siamo ancora in mezzo al guado per le due venete. Per Monte Paschi, la cui ricapitalizzazione è stata già decisa, per complessivi 8 miliardi e mezzo, di cui 6,5 nell’intervento pubblico, serve accelerare senza ulteriori drammi sociali. Non si capisce perchè i tempi debbano essere così lunghi, bisogna aver chiaro che più i tempi si allungano, più clienti e risparmiatori sono nell’incertezza se restare o andarsene. Ecco perchè ho avuto modo di dire, e vale per Monte Paschi ma dovrà valere anche per le altre, il tempo e la sua velocità è una misura economica, e non una misura indifferente, e più si è veloci e più si avvia il risanamento. Per questa ragione da Bruxelles devono smetterla di allungare il “brodo” e chiedere ulteriori tagli nei Piani Industriali. I Piani presentati sono sufficienti, in ogni caso bisogna aver chiaro che gli esuberi di cui si dovrà parlare dovranno essere gestibili con il Fondo volontario, utilizzando gli strumenti della solidarietà e contrastando qualsiasi ipotesi di licenziamenti.

Proprio perchè il tempo delle decisioni è una variabile economica più si decide velocemente più si risana, più si diluisce nel tempo e più si rischia. Infatti se le decisioni dovessero giungere nel 2018 non sarebbe più utilizzabile nè lo scudo dei 20 miliardi nè le risorse previste in Legge di Stabilità per la gestione volontaria degli esuberi. Le risorse sono tutte utilizzabili solo nel 2017. Non c’è più tempo. Per questo ho lanciato l’ipotesi condivisa unitariamente, che se entro giugno le questioni non saranno sbloccate vuol dire che organizzeremo un volo charter per andare a Bruxelles a fare una manifestazione dei lavoratori del nostro sistemo bancario.

Domanda: e qualora questo volo dovesse partire sicuramente saremo con voi per seguire da vicino questa manifestazione. Megale sei reduce da un’assemblea con gli iscritti Cgil di Banca Etruria, Popolare Vicenza, Monte Paschi ed altre, che clima hai trovato?

Risposta: un clima di fortissima preoccupazione, grande incertezza ma anche grande fiducia nella Cgil e nel Sindacato. Un’incertezza determinata da una situazione che i lavoratori del Credito non avevano mai attraversato. Anzi, prima della grande crisi partita nel 2007/2008 è sempre stato considerato il settore privilegiato per eccellenza. Molto spesso in questi anni di crisi nell’opinione pubblica si percepiva quasi un fastidio verso lavoratori e lavoratrici del settore bancario; penso alle vicende di Etruria in cui una parte veniva additata come responsabile, quando le malefatte sono state compiute dai vertici della banca. Una situazione che oggi, nel richiamare chiaramente all’utilizzo di una parola chiave nella crisi, che vale nel settore ma anche più in generale, è: “serve solidarietà”. L’elemento in cui ripongono grande fiducia e grande attenzione riguarda il Sindacato, la Cgil. Non solo perché la Cgil ha lanciato la Carta dei Diritti Universale e la campagna per i Referendum. Tutti oggi sono in grado di valutare e percepire che anche la decisione del Governo, che per un decreto poi trasformato in Legge alla Camera, adesso bisognerà vigilare che venga trasformato anche al Senato, con il quale si evitano i referendum, ma praticamente il Governo ha assunto le due proposte abrogative sui voucher e gli appalti della Cgil. E dopo anni e anni di difficoltà – rammento i 6 scioperi generali con il Governo Berlusconi, il Governo Monti con lo spread a 520 – eravamo in grande difficoltà anche a reagire sul tema delle pensioni.

Oggi con un atto di grande coraggio del gruppo dirigente della Cgil, di Susanna Camusso in modo particolare, si è lavorato con uno strumento rischioso come quello del referendum e si è ottenuto un risultato molto importante. Ciò non vuol dire che questo strumento sostituisce la politica, le decisioni, gli scioperi, la mobilitazione. No, nella borsa dei nostri strumenti di lavoro diciamo che a pieno titolo entra anche questo.Secondo, una grande fiducia, perchè la Cgil, la Fisac, insieme a tutti i sindacati del settore fa dell’unità del sindacato la sua forza che ha permesso sia di riconquistare un contratto che l’Abi aveva disdetto e che ha permesso sin qui di gestire la più grande crisi del secolo nelle banche senza un licenziamento e con una gestione di esodi importante – 48.000 usciti tutti volontari – ma anche 13.000 giovani entrati.Il che vuol dire che una forza sindacale che organizza quasi il 70% in tutto il settore è una forza importante, potente, capace anche di contrastare le decisioni delle banche.Come si contrastano queste decisioni?  dobbiamo avere chiaro che più il centro decisionale si allontana da Vicenza, da Siena, da Milano e più va a Bruxelles o Francoforte, più noi dobbiamo essere capaci di far sentire la voce del lavoro anche in quei luoghi dove troppo spesso il lavoro è inascoltato.

Domanda: una delle prime trasmissioni che Radioarticolo1 ha dedicato al mondo delle banche riguardava la riforma delle Popolari proposta dall’allora Governo Renzi, ricorderai che sei venuto nei nostri studi e abbiamo provato a capire cosa contenesse quel provvedimento, quella riforma. Andrea Greco di Repubblica nel suo ultimo libro ” Banche impopolari” parte proprio da quel decreto e guarda ai risultati di oggi. Quali considerazioni puoi fare su quella riforma e su questo periodo.

Risposta: intanto prima delle considerazioni faccio pubblicamente i complimenti ad Andrea Greco per il suo libro che è un ottimo lavoro. Ed è utile non solo agli attenti lettori sui temi bancari ma anche ai lavoratori e ai risparmiatori e lo vorrei presentare entro giugno tra Milano e Roma, perchè percorre, dal decreto ad oggi, la vicenda delle “impopolari” così definite nel titolo del suo libro e alla fine si evidenzia il dato che noi avevamo sottolineato fin dall’inizio e cioè che di decreto in decreto non si attua una riforma all’insegna delle banche al servizio dell’economia e del Paese ma si attuano una serie di interventi, magari pur utili e necessari in quel contesto, ma che derivano da ritardi precedenti e denotano la mancanza di un progetto di insieme, di una visione organica. Tant’è che dovendo ragionare adesso sulle situazioni delle Popolari, si capisce quanto avevamo ragione quando dicevamo che si può chiamare Spa o Popolare ma la corruzione non cambia luogo e identità. Infatti Mussari viene indagato per Monte Paschi, una Spa,  mentre Zonin per la Popolare Veneta. E’ evidente che la mala-gestio è derivata proprio da quei manager oggi indagati e di cui qualcuno è già dietro le sbarre.

L’abbiamo detto in tempi non sospetti, lo voglio ricordare adesso; abbiamo fatto bene a sostenere la battaglia per la trasformazione in SPA in BPM con   l’operazione/aggregazione e fusione BPM – Banco Popolare. Siamo di fronte ad un progetto industriale serio e competitivo tant’è che si è dato  vita alla terza Banca del Paese e alla prima in Lombardia. Questo di per se, anche qualora si dovesse dare uno sguardo retrospettivo al ruolo del sindacato tutto originale in quella cooperativa bancaria chiamata BPM , si può dire, come ricorda lo stesso Andrea Greco,  che pur in mezzo a tante difficoltà e a qualche errore,  il tanto “criticato” sindacato di sicuro ha contribuito a farne una banca sana.

Domanda: allarghiamo un po’ l’orizzonte, parliamo un pò di manovra e di DEF. Per qualche si conosce quale è il tuo giudizio sui provvedimenti?

Risposta: continuo a pensare che sul piano dell’impatto per la crescita e gli investimenti ancora non ci siamo. Il Fondo monetario internazionale, in rapporto presentato ieri ci da ad uno 0,8 di crescita nel 2017 e 0,8 nel 2018. La Germania cresce il doppio e la Spagna insieme alla Grecia vanno oltre i 2 punti di crescita. Gli investimenti pubblici e privati non sono ancora tornati ai livelli di nove anni fa precedenti la crisi e la disoccupazione è stabilmente sopra l’11% per i prossimi 2 anni con i giovani al 40% di senza lavoro. Un DEF poco coraggioso, che non inverte la tendenza e non scommette sul futuro. Praticamente si eleva di uno 0,1% la crescita attuale per abbassare in parte la manovra correttiva ma si riduce una crescita già sotto la crescita europea, tedesca e francese per il 2018 e il 2019.

Quello che servirebbe è invece una manovra molto coraggiosa, che dovrebbe avere l’ambizione di porre un tasso di crescita attorno ai due punti per il 2018 e il 2019. Un intervento sull’occupazione in cui oltre ad immaginare una decontribuzione per i giovani, accompagna con un piano straordinario per l’occupazione giovanile under 35, e in cui si rilanciano gli investimenti pubblici. La domanda in quanto tale e la si accompagna unitamente agli 85 euro per rinnovare i contratti che nelle linee guide sembrano esserci poi vedremo concretamente quando verrà presentata la manovra, ma si dovrebbe accompagnare anche ad una operazione sul fisco che dovrebbe affrontare il problema della riduzione dell’IRPEF.

Si deve mettere in moto una macchina in cui crescono i salari netti per i contratti. Per crescere i salari netti bisogna ridurre la progressività delle aliquote fiscali e per fare un’operazione del genere bisogna operare sulle due aliquote principali del lavoro, il 38% e il 33% e fare un’operazione in cui effettivamente i lavoratori e le lavoratrici possono beneficiare, nel prossimo triennio di 80-100 euro netti che mette in sicurezza anche un sostegno e un rilancio della domanda. Ho visto che inseriscono un’operazione sulla produttività per i redditi più alti attraverso il passaggio da tassazione agli sgravi contributivi ma non mi pare essere questo il punto.

Anche perchè gli sgravi sulla produttività vengono percepiti all’interno del mondo del lavoro solo da quella parte di lavoratori che la contrattazione di secondo livello la fa, e ciò riguarda anche il sostegno al Welfare per il quale, potendo usufruire di sgravi totali ha visto un grande apprezzamento dei lavoratori. Ciò non toglie che si è allargata la forbice tra chi contratta e no tra chi prende, gli sgravi e chi non li prende tra chi nel mondo del lavoro ha vostro rafforzare il proprio Welfare integrativo e chi non l’ha potuto vedere poiché non svolgendo nessuna contrattazione non può usufruire degli sgravi. Si ripropone qui il problema delle diseguaglianze nel mondo del lavoro ma anche della crescita e redistribuzione della produttività Siccome la contrattazione di secondo livello non supera il 25% vuol dire che su 18 milioni di persone sono 3 milioni, quando va bene. E tutti quelli che lavorano nelle imprese sotto i 15 dipendenti continuano ad avere una forbice salariale per cui anche sulla base dei dati Istat, a parità di professione e prestazione di lavoro, più l’impresa è piccola e meno guadagna. E noi continuiamo a mettere delle risorse che paradossalmente allargano le disuguaglianze. Ecco richiamo una cosa che dicevo all’inizio: è tempo di assumere in modo forte il termine della solidarietà ma anche dell’uguaglianza e per combattere le disuguaglianze tra chi ha redditi altissimi e chi vive del proprio lavoro o è in povertà, bisogna avere attenzione a non aumentare le disuguaglianze nel mondo del lavoro. Vale tra chi contratta e chi no, tra donne e uomini, tra giovani e anziani.

Tante cose andrebbero ripensate; siamo nella condizione in cui il giovane a 35 anni che un tempo aveva famiglia e figli oggi è ancora alla ricerca del primo impiego dopo la laurea e siamo in un sistema retributivo dove guadagni di più quando hai 65 anni perchè hai gli scatti di anzianità. Sono elementi di un tempo passato che dovremmo avere la capacità di affrontare, rimettendo al centro l’uguaglianza e la parità di salario a parità di prestazione. Non possiamo predicare l’applicazione costituzionale con la pari dignità e poi ancora oggi l’anzianità fa la differenza. No, il valore del lavoro è il valore della competenza della professione e anche se sei giovane e sei bravo devi prendere lo stipendio che meriti.

Domanda: ancora una volta una forza politica, e mi riferisco ai 5 stelle, teorizza che bisogna affermare la fine dell’intermediazione del sindacato; proprio qualche  giorno fa Emanuele Macaluso, già dirigente sindacale e poi politico, ricordando Pio La Torre segretario della Cgil in Sicilia nel secondo dopoguerra ha affermato che “senza i Partiti e senza i Sindacati non esiste democrazia”, quale è la tua opinione?

Risposta: la penso come Macaluso, tutte queste vicende le abbiamo già vissute in passato. Ho già richiamato più volte i 5 stelle, anche parlando di banche, quando hanno votato contro il decreto sui venti miliardi per l’intervento pubblico dicendo “si danno i miliardi ai banchieri”. Ho avuto modo di stigmatizzare che quel modo di parlare alla pancia dicendo bugie, avrebbe portato alla chiusura e sul lastrico 40.000 persone e 7 milioni di risparmiatori. E che questa modalità di un populismo che tende a dire le cose che a volte la gente si vuole sentire dire però non può portare a sottovalutare il rischio di questa dimensione della cosiddetta “post-verità” grillina in cui il linguaggio e l’evoluzione portano verso un vocabolario di stampo neofascista. Cioè il riferimento al superamento dei corpi intermedi, ad un dialogo diretto aggiornato con l’elemento del web e della cosiddetta disintermediazione, porterebbe ad un logica del superamento delle rappresentanze sociali prima ancora che di altra natura. Questa è un’operazione antidemocratica che va sconfitta e combattuta non dal punto di vista del ceto sindacale che deve difendere sè stesso. Dietro questa idea si nasconde l’individualismo e si affaccia un’idea di colpire la comunità, l’insieme. Sindacato è tenere insieme, è dare un’identità collettiva, immaginare che ogni singolo lavoratore è debole e la costruzione di una dimensione collettiva della rappresentanza lo rende più forte. E’ quindi una battaglia culturale che si può fare se i lavoratori vengono portati in questa direzione.

Ma qui non si può sottovalutare però che proprio tra gli operai e i giovani il fenomeno grillino ha preso corpo, come aveva preso corpo negli anni ’90 il fenomeno della Lega. Circa il 40% degli operai, secondo gli ultimi sondaggi, sceglierebbe i 5 Stelle così come gli under 35 all’insegna dell’assenza credibile di un’alternativa a Renzi, al quale hanno votato contro in massa, circa 80% di No il 4 dicembre. Si ripropone il tema di quale rappresentanza politica per il mondo del lavoro, per i giovani e per i pensionati che invece in maggioranza continuano a guardare al PD di Renzi. Ciò mette in tutta evidenza che c’è una crisi di identità e di valori della sinistra, sia quella che sta nel PD e che si sta misurando nelle primarie tentando un operazione attraverso Orlando di costruire un’alternativa, sia quella che sta costruendo Articolo1 MDP, sia quella che sta in Sinistra Italiana. L’evidente limite di tutte queste operazioni è l’assenza o la non visibilità di un progetto politico e sociale capace di parlare a tutto il Paese e in modo particolare al mondo del lavoro ai giovani agli studenti e pensionati.

Se la sinistra nel suo insieme non riconquista un’idea e una capacità di dare ideali, valori e speranze per il futuro alle nuove generazioni e a riprendere il lavoro come punto di forza, così come noi abbiamo fatto attraverso anche la campagna referendaria, è inevitabile che da una deriva populista si rischi una deriva autoritaria. In questo senso non sono per niente d’accordo con chi ha teorizzato che i grillini sono un argine ad una deriva di carattere populista, in questo momento loro sono il populismo e paradossalmente noi ci troviamo a combattere con Grillo che ventila queste teorie e con Matteo Renzi che ventilava che il sindacato era un “arnese del ‘900”. Per questo penso che come singoli militanti della CGIL ognuno con il proprio impegno, con la passione che ci contraddistingue dobbiamo essere capaci di stare in campo adesso, a partire dal sostegno ad Orlando nelle primarie del PD. L’attenzione alla costruzione di Articolo 1 MDP in un’alleanza vera con il campo progressista di Pisapia non può in alcun modo lasciarci indifferenti.

La mia tesi è che la CGIL, in quanto Organizzazione di oltre 5 milioni e mezzo  iscritti è troppo grande sul piano della rappresentanza sociale per stare in una cosa pur di sinistra ma politicamente più piccola. La nostra è un’appartenenza al campo largo della sinistra e del centrosinistra. E’ qui che ritornando ai nostri valori dovremmo riflettere su Norberto Bobbio che invitava a ragionare sugli errori storici di una sinistra che nei momenti più importanti si divideva; o di Bruno Trentin che richiamando il ruolo di soggetto politico autonomo ci chiamava ad un confronto di pari dignità con i partiti progressisti  da realizzare sui programmi oppure ancora con l’ultimo scritto di Alfredo Reichlin prima della scomparsa all’insegna dell’invito a ricostruire l’unità della sinistra per governare il Paese.

Noi CGIL possiamo essere parte di questo processo nella nostra autonomia e nella consapevolezza che deve tornare il primato della politica. Noi CGIL possiamo essere, non il solo, ma un soggetto “Ricostruttore” importante e determinante. Ciò può avvenire su basi di un programma semplice al cui centro si offre a tutta l’area di una coalizione di centrosinistra temi quali:

  • il piano del lavoro
  • il piano straordinario per l’occupazione giovanile
  • la carta universale dei diritti
  • il rafforzamento di una politica di accoglienza verso profughi e migranti considerando ordine e legalità parte integrante della cultura di sinistra
  • un progetto per l’Europa per realizzare l’obiettivo di Altiero Spinelli
  • lotta senza quartiere al terrorismo Internazionale

Dovremmo essere capaci di far vivere questa impostazione in una sorta di “Laboratorio delle Idee” finalizzato a dare vita e forza al nostro ruolo di ricostruttori unitari della sinistra italiana. A noi sta difendere il valore e il ruolo del sindacato all’insegna che il sindacato è una grande comunità e, mettendo al centro il lavoro, sa dare speranze e prospettive; ma noi per primi non possiamo solo difendere ma dobbiamo governare il cambiamento, esercitare il cambiamento ed essere portatori di una modernizzazione e di una speranza per i giovani.

Grazie ad Agostino Megale e buon lavoro.

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