Mattarella striglia i presidenti delle Camere: riformate l’Italicum e votate il giudice costituzionale che manca. Tutti d’accordo? Sì e no. Renzi si smarca

Mattarella striglia i presidenti delle Camere: riformate l’Italicum e votate il giudice costituzionale che manca. Tutti d’accordo? Sì e no. Renzi si smarca

“Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato oggi al Palazzo del Quirinale il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Il Capo dello Stato ha sottolineato l’esigenza che il Parlamento provveda sollecitamente al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale per il Senato e per la Camera e l’elezione di un giudice della Corte Costituzionale. Il Presidente della Repubblica ha chiesto ai Presidenti di Senato e Camera di rappresentare ai rispettivi gruppi parlamentari l’urgenza che rivestono entrambe le questioni per il funzionamento del nostro sistema istituzionale”. Lo scarno e protocollare comunicato del Quirinale, giunto all’indomani della Liberazione e a pochi giorni dalla celebrazione delle primarie Pd e del Primo maggio, si rivela, di fatto un vero e proprio fulmine a ciel sereno, poiché dopo mesi di paziente silenzio, il Capo dello Stato ha rotto gli indugi, richiamando forze politiche e parlamentari a sciogliere il nodo della legge elettorale, per il Senato e per la Camera. In realtà, in Commissioe Affari costituzionali della Camera si è lavorato più per dilatare i tempi che per discutere davvero di come sistemare gli almeno 28 disegni di legge depositati, dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionali alcuni punti sostanziali del cosiddetto Italicum. L’iter del provvedimento avrebbe dovuto avere inizio addirittura a fine febbraio, poi si è deciso di dilatarlo al 27 marzo. Nel frattempo è passato anche aprile, e prima dell’intervento di Mattarella, non si aveva notizia di una decisione sui tempi di discussione in Commissione. La dilatazione dei tempi ha di fatto favorito l’emergere di mille sospetti, di tatticismi, di strategie. Anche per questa ragione, finalmente, il Presidente della Repubblica è intervenuto in modo istituzionalmente impeccabile, e politicamente forte, sui presidenti delle due Camere, chiedendo loro di calendarizzare la riforma elettorale.

Non c’erano dubbi che il richiamo di Mattarella fosse accolto da un coro plaudente delle forze parlamentari. Cominciamo dai capigruppo del Partito democratico, forza di maggioranza relativa e di governo in entrambe le Camere. Il presidente del gruppo al Senato, Luigi Zanda, afferma: “condivido le parole che il Presidente Mattarella ha rivolto ai presidenti del Senato e della Camera. Le condividiamo tutti, l’intero Partito democratico, gli italiani”, in un’intervista rilasciata a Radio Radicale, commenta le parole del Capo dello Stato sulla necessità di una legge elettorale. “E’ una legge necessaria che vogliamo tutti e un parlamento frammentato come l’attuale deve lavorare, faticare per riuscire ad ottenerla. Il Pd – continua – ha fatto le sue proposte. Prima il Mattarellum, ma con scarso successo” poi ha proposto una nuova formulazione “basata su due punti fondamentali: i collegi uninominali e un ragionevole premio di maggioranza. Mi sembra siano buone basi per andare avanti verso l’approvazione di una nuova legge elettorale”. Sull’elezione del giudice della Consulta, Luigi Zanda ha assicurato: “Chiederò la calendarizzazione della votazione”. Dunque, si apprende da Zanda che il Mattarellum, sul quale il Pd aveva puntato molte carte, in apparenza almeno, è decisamente tramontato. Cosa inoltre voglia dire puntare sui collegi uninominali resta un mistero: collegi uninominali sono quelli previsti dal sistema britannico Westminster, ma a turno unico, dove il candidato con più voti è eletto; e collegi uninominali sono quelli francesi, ma a doppio turno, con ballottaggio. Quale dei due sistemi? Inoltre, cosa vuol dire esattamente “ragionevole” premio di maggioranza? Anche su questo, esistono molte versioni, dal grechellum, con un numero fisso di deputati, allo stesso Italicum, che prevede una perecentuale variabile. Anche il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, non vuol certo rinunciare a dire la sua nel merito. La sollecitazione arrivata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla riforma della legge elettorale “è giustissima” dice ai cronisti che lo interpellano. E aggiunge: “Ha ragione il presidente della Repubblica sulle due priorità, non so per la politica ma certo per il Pd. Sin da oggi ci preoccuperemo in conferenza di capigruppo di calendarizzare entrambe le questioni, sulle quali peraltro la presidente Boldrini è sempre stata sensibile e attiva”. Ma il capogruppo Rosato dimentica che la riforma elettorale era stata più volte calendarizzata, e più volte rinviata, e finge di dimenticare l’uso tattico che il Pd ha fatto del sistema elettorale Mattarellum, per giungere poi ad un semplice verniciatura dell’Italicum, e ad un adattamento per il Senato.

Non a caso il presidente di Articolo1-Mdp, Michele Laforgia, avverte: “Da due mesi chiediamo che si arrivi ad un testo base che possa consentire una discussione seria in Parlamento sulla legge elettorale. Il Pd ha bloccato tutto, causa congresso. Ci auguriamo che adesso finalmente riparta l’iter in commissione. Per noi i capisaldi restano sempre gli stessi, eliminazione dei capilista bloccati e armonizzazione tra camera e senato. Spero non si arrivi ad un richiamo di Mattarella alle Camere. Il che sarebbe gravissimo e chi ci ha portato in questa situazione dovrà assumersi la responsabilità davanti al Paese”. I capigruppo di Camera e Senato di Sinistra Italiana, a loro volta, scrivono in una nota: “Raccogliamo l’invito del Presidente della Repubblica: bisogna fare presto la nuova legge elettorale. Abbiamo sempre sostenuto che il Parlamento sia la sola sede naturale per varare una vera legge elettorale, senza trucchi e senza forzature come quelle che si sono verificate con l’Italicum. E’ necessaria una legge elettorale di stampo proporzionale che armonizzi i sistemi di Camera e Senato, senza capilista e premio di maggioranza. Una legge capace di rappresentare tutti gli orientamenti del Paese. È questo quello che il Paese si aspetta dopo gli obbrobri del Porcellum, dell’Italicum e dopo il fallimento dei sistemi maggioritari”. Da quel che si evince, Mdp opterebbe per un Italicum purgato in base alla critica giunta dalla Consulta, mentre Sinistra Italiana avrebbe scelto il ritorno al sistema proporzionale puro.

Nel frattempo scoppiano polemiche nel centrosinistra, suscitate da un’intervista di Giuliano Pisapia a Repubblica.  All’ultimo miglio, il tema delle alleanze entra nella campagna per le primarie del Pd. “Tra quattro giorni si sceglierà in modo democratico il segretario che sarà anche il leader candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni”, afferma Matteo Renzi, nell’invitare gli elettori ai gazebo. E sembra così confermare uno schema che, complice il premio alla lista dell’attuale legge elettorale, vede il Pd correre da solo. Da sinistra Giuliano Pisapia rinnova il suo appello all’ex premier a farsi promotore di una coalizione: “Alleiamoci su un progetto per il Paese o sarà la fine”. Ma gli sfidanti di Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, avvertono gli elettori di centrosinistra che se domenica vincerà Renzi, il progetto di una coalizione ulivista sarà “impossibile”. A quattro giorni dai gazebo che incoroneranno il nuovo segretario Dem, si svolge il primo e unico confronto tv tra i candidati, in prima serata su Sky. Ma il duello a distanza tra i tre contendenti prosegue per tutta la giornata. A innescare la miccia questa volta è un elemento esterno: l’appello di Pisapia, in un’intervista a Repubblica, a riunire il centrosinistra se non si vuol fare la fine della sinistra francese, scomparsa dal ballottaggio per le presidenziali. Il Pd – afferma l’ex sindaco in un incontro con i parlamentari a lui vicini – deve perciò promuovere una legge elettorale con premio alla coalizione. Ma è solo indiretta, per il momento, la risposta di Renzi. L’ex premier, per contrastare il rischio di una scarsa affluenza ai gazebo che cruccia i suoi sostenitori, lancia un appello al voto. E, nonostante tutti i sondaggi lo diano ben oltre il 60%, invita a non considerare il risultato “già scritto”: “E’ fondamentale la partecipazione, serve l’impegno di tutti”. E non solo – notano i suoi – perché un’affluenza più alta darà più forza al vincitore. Ma perché il segretario sarà anche candidato premier. Lo prevede lo statuto Pd, certo, ma sul punto Orlando ed Emiliano non sono d’accordo e propongono la separazione dei ruoli. Dunque, il fatto che Renzi lo rimarchi assume un valore programmatico e conferma uno schema che, osservano i renziani, vede il Pd correre da solo, puntando al 40%. Uno schema che sembra mettere in conto l’ipotesi di voto anticipato. Dopo le primarie, intanto, Renzi è pronto a fare una proposta sulla legge elettorale (“Il Pd da solo non ha i numeri ma dovremo lottare per non rassegnarci all’immobilismo”, scrive tra l’altro) ma questa proposta, spiegano i suoi, non prevederebbe il premio alla coalizione, ma alla lista. “Che Pisapia convinca Renzi a diventare il nuovo Prodi è fantapolitica – scommette Emiliano – lui cercherà piuttosto di far fuori tutti i suoi avversari”. E Orlando concorda: “Credo che la stagione di Renzi sia conclusa, costruire un centrosinistra intorno a lui è impossibile”, è il messaggio con cui il ministro prova a contendere voti a sinistra. Mentre Pier Luigi Bersani, scettico sui margini di dialogo con un Pd renziano, spiega che un “centrosinistra nuovo” è possibile. Anche – sostengono i suoi – senza Pd, magari con un candidato premier come Pisapia. In vista delle primarie, intanto, tra i Dem proseguono le liti sulle regole del voto ai gazebo, che hanno tenuto banco per tutta la campagna. E i sostenitori di Orlando contestano il fatto che si sia deciso di permettere il voto online dall’estero. Ma la commissione congresso stoppa la polemica: “Le regole sono quelle del 2013”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.