Mafia Capitale, il giorno dell’accusa: “La prova ha resistito. Gli imputati al 416 bis sono tutti qui”

Mafia Capitale, il giorno dell’accusa: “La prova ha resistito. Gli imputati al 416 bis sono tutti qui”
Siamo alla fase finale del processo per la cosiddetta ‘Mafia Capitale’. Questa giornata di martedì che precede la Pasqua, è stata tutta destinata alle requisitorie del procuratore aggiunto, Ielo e del pm Cascini e sono significative le parole del primo che non cede di un millimetro, rispetto all’offensiva che vorrebbe venir sminuito il livello di questo procedimento giudiziario. Ecco le sue parole: “La prova ha resistito ad ogni tentativo di usura probatoria. Sono tutti qui gli imputati per i reati di cui all’articolo 416bis. Non si è sgonfiato di nulla. L’accusa – ha proseguito – non è in guerra con nessuno, questo ufficio non ha giocato barando in questo processo come negli altri”. Sulle intercettazioni, lo stesso magistrato ha affermato: “Il cuore di questo processo sta nelle intercettazioni telefoniche e ambientali, prove autonome nei confronti di chi parla e della persona di cui si parla. E’ orientamento consolidato che non hanno bisogno di riscontri. Il criterio utilizzato dalla procura è stato comunque di estrema prudenza. Abbiamo distinto le ipotesi: nel caso di elementi di reità nei confronti degli interlocutori abbiamo detto che non c’era bisogno di riscontri, perché sono confessioni extragiudiziarie. Uno che parla di un reato commesso con un amico non è un matto. Nel caso di conversazioni tra interlocutori che riguardano il fatto abbiamo preteso riscontri. Per le ‘telefonate’ in correità abbiamo preteso riscontri”.
“In mancanza di questi riscontri e di una prova solida – ha sottolineato il pm – abbiamo chiesto l’archiviazione. Altrimenti si tratta di telefonate vere, spontanee, genuine, che hanno una loro logica e una loro coerenza con i luoghi in cui si svolgono, i protagonisti di queste conversazioni e con gli eventi esterni. Buzzi è un caso di scuola di inattendibilità assoluta e radicale. Per valutare ciò sarebbe sufficiente ricordare l’interrogatorio del 30 marzo. Buzzi, che quattro mesi prima era stato arrestato per gravissimi reati e a pagina 81 dice: ‘spenga quel registratore’. Cascini gli dice questo ufficio rispetta le regole, andiamo avanti. Questo potrebbe bastare ma è davvero solo l’inizio”.
 
Roma è anche città in cui è stata forte l’eversione di destra ed alcuni camerati di Carminati li ritroviamo ai vertici delle istituzioni
 
“Roma -ha detto ancora Cascini- è anche a città in cui è stata forte l’eversione di destra. Alcuni dei compagni, o sarebbe meglio dire camerati, di Carminati di quegli anni li ritroviamo ai vertici delle istituzioni della città a dispetto delle sentenze di condanna passate in giudicato a loro carico. Questo è uno degli elementi che determinarono l’evoluzione di questa organizzazione criminale che ha deciso di passare dal recupero crediti ad occuparti di appalti, commesse pubbliche e attività economiche”.
 
Il Pm Cascini su Carminati: “Non so se è serio quando parla del Mondo di mezzo, ma quella conversazione descrive perfettamente il suo ruolo criminale”
 
Poi il Pm Cascini, che affronta il nodo Carminati e soprattutto il suo spessore criminale: “Non so se Massimo Carminati è serio o no quando parla del ‘Mondo di mezzo’. Io dico che quella conversazione descrive perfettamente il ruolo criminale di Carminati nell’organizzazione e il ruolo di questa organizzazione nella criminalità romana”. Così il pm Giuseppe Cascini nel corso della sua requisitoria per il processo Mafia capitale, riferendosi all’intercettazione in cui Carminati spiega la sua teoria del ‘Mondo di mezzo’. “Sicuramente l’associazione criminale sottoposta a questo giudizio affonda le sue radici sul piano oggettivo e soggettivo in anni lontani.
 
“Carminati è stato condannato per la banda della Magliana, anche se non appartenente all’associazione”
 
Sul piano oggettivo perché alcuni dei suoi protagonisti hanno avuto rapporti di amicizia con quell’organizzazione criminale definita banda della Magliana – ha affermato ancora il pm – Carminati è stato condannato per la banda della Magliana, anche se non come appartenente all’associazione, e sono riconosciuti i suoi legami ai quali lui stesso fa riferimento in alcune intercettazioni. Carminati ha una storia che si interseca con quella della banda della Magliana e con l’eversione di destra nella città di Roma. E’ un fatto accertato, sono accertati i suoi legami con esponenti storici della destra eversiva e lui ne parla in alcune intercettazioni acquisite in questo processo”.
 
L’inchiesta si è occupata di una nuova mafia, perché scoperta adesso e che ha un capitale originario che gli consente di non dover imporre con le armi la propria forza
 
Osservando “la matrice originaria” dell’associazione si possono riscontrare alcuni cambiamenti avvenuti negli anni. “Essa ha cambiato veste – sottolinea Cascini – pur mantenendo alcune caratteristiche dell’organizzazione originaria. Ha spostato il suo campo di azione su nuove attività, di cui non si era mai occupata”. “Non è emerso dall’esame di Carminati – ha aggiunto – ma una delle attività principali del suo gruppo è stato in passato quello del recupero crediti con metodo violento: estorsioni e usura, anche per conto di altri”. Quella di cui si è occupata l’inchiesta, secondo il pm è “una nuova mafia che non è nuova, che esiste da tempo: nuova perché scoperta adesso e che ha quel capitale originario che gli consente di non dover imporre per forza con le armi la propria forza di intimidazione. Originale e originaria perché non importata da altri territori. Nasce da una matrice criminale classica tutta romana”. 
 
Il tessuto criminale romano non potrà mai avere una organizzazione che comanda su tutta la città. Mai un un unico capo e una organizzazione unitaria
 
“Il tessuto criminale romano non potrà mai avere una organizzazione che comanda su tutta Roma. Non ci sarà mai un capo ne una organizzazione unitaria, come succede in Calabria e in Sicilia. A Roma non si ammazzano in continuazione come avviene in zone di Camorra. Le realtà criminali non sono riconducibili a uno ma hanno stabilito un patto di convivenza tra organizzazioni autoctone e organizzazioni provenienti dai territori tradizionali. Uomini forti delle organizzazioni hanno fatto da garanti e stabilito da decenni una pax, e tra questi ci sono Carminati e Senese. Guerre tra bande criminali nel nostro territorio non ci sono mai state”. Mafia capitale, ha aggiunto il pm, “oggi si comporta come le associazioni criminali tradizionali quando sono fuori dal loro territorio, ovvero si adatta al contesto romano”.
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