Le manovre economiche del governo? Come le “fake news” che avvelenano i pozzi dell’informazione. Ci sono anche notizie ridicole come la “sinfonia di un nuovo accordo Gentiloni-Camusso”

Le manovre economiche del governo? Come le “fake news” che avvelenano i pozzi dell’informazione. Ci sono anche notizie ridicole come la “sinfonia di un nuovo accordo Gentiloni-Camusso”

Fake news, ora che si è scoperto che esiste un mare di notizie false  che si aggirano sul web, che Facebook ne è pieno, i media si sbizzarriscono. Non passa giorno che una qualche “fake” non venga additata alla pubblica opinione. Forse se venisse usata la traduzione italiana di fake news anche chi non conosce l’inglese potrebbe essere interessato al problema. Che davvero è grande, avvelena i pozzi dell’informazione. Ultimo episodio riguarda offese riversate sulla presidente della Camera la cui sorella sarebbe stata una “privilegiata” per aver ottenuto la pensione a 35 anni. Ma la sorella di Laura Boldrini è morta anni fa di una malattia. Anche noi ci schieriamo nel fronte che denuncia e si batte perché le notizie false non trovino spazio, non siano oggetto di commenti, al limite dell’osceno, che circolano sul web e anche sui quotidiani online. Non si tratta, nel caso, solo di notizie false ma di un linguaggio da trivio. Il nostro giornale ha deciso, per non incorrere in falsi ed errori di non pubblicare notizie di cui non abbiamo certezze e commenti dietro i quali non si capisce bene chi si nasconde. Ma ci poniamo una domanda. Sono solo le notizie false che, ripetiamo inquinano il mondo dell’informazione, nel nostro paese in particolare visto che nelle graduatorie relative siamo classificati agli ultimi posti? La risposta è no. I media, la carta stampata, le televisioni, le radio, sono pieni di notizie, non false, ma, addirittura inesistenti.

Inondati di notizie farlocche sui conti pubblici

Due esempi: per più di una settimana i grandi giornali, la Rai, ci hanno inondato di notizie sui conti pubblici, su manovrina per rispondere a Bruxelles, quella da 3,4 miliardi di cui ci chiede conto la Commissione Ue, il Def, il più importante documento di finanza pubblica, il Piano per le riforme che guarda al 2030. Notizie false o meglio filtrate da fonti governative che si sono rivelate tutte ingannevoli, quando addirittura non esistenti. Tanto che dopo un’orgia di provvedimenti annunciati, di euro che ballavano da una notizia ad un’altra, un’orgia mediatica, a mente fredda economisti, editorialisti che se ne intendono, hanno corretto il tiro, mettendo in luce che il “re è nudo”. Come scrive non certo un pericoloso rivoluzionario ma un bocconiano come il professor Roberto Perotti, che è stato fra l’altro Consigliere economico del governo per la revisione della spesa, dimessosi, come aveva già fatto Cottarelli, perché impossibilitato a svolgere il compito che gli era stato affidato. In un editoriale su Repubblica, giornale che è stato prodigo di notizie  sui provvedimenti del governo dimostratesi poi farlocche.

Il Def, documento che premier e ministri sanno essere fuorviante

Scrive, fra l’altro, Perotti: “Il più importante documento di finanza pubblica annuncia degli obiettivi che sa di non poter e di non voler raggiungere”. Ancora: “Perché dobbiamo assistere ogni anno allo spettacolo di un presidente del Consiglio e di un ministro dell’Economia che presentano in grande pompa un documento che essi stessi sanno essere fuorviante? Perché questa commedia degli equivoci? Stanno prendendo in giro tutti, tutti lo sanno, eppure tutti perdono tempo a discutere e commentare numeri puramente fittizi?” Oppure ,aggiungiamo noi, come si può pensare che il Def sia stato discusso e approvato in poco più di un’ora dal consiglio dei ministri, durato nel complesso ore, dal momento che si tratta di ben 582 pagine? Anche il Corriere della Sera con Marro e Fubini hanno “smontato” una manovra fondata sulla sabbia che, come è noto, viene portata via dal vento.

Gli svolazzi di giornalisti che puntano al “colore”, alla “sensazione”

Infine ci sono gli svolazzi di giornalisti che puntano al “colore”. Non si tratta  di notizie false ma di “impressioni”, di valutazioni che sono nella mente dello scriba. I fatti non contano, vincono le sensazioni. Ciò accade anche a scriba non di primo pelo. Anzi. Su un quotidiano online, di quelli che vanno per la maggiore, si legge che fra Gentiloni e Cgil, Cisl, Uil, è scesa la pace. Non più la guerra. L’evento descritto riguarda la cerimonia con la quale è stato presentato a Palazzo Chigi il “Memorandum sul reddito di inclusione”, allo stato solo un titolo di un provvedimento votato dal Parlamento che, se andrà bene, coprirà neppure un terzo delle famiglie povere. Nessuno nega l’importanza per quanto riguarda la “forma”, ma la sostanza è altra cosa, il finanziamento rende difficile intervenire davvero su una piaga della nostra società che riguarda 4,6 milioni di persone cui se ne devono aggiungere altrettante in povertà relativa. Alla cerimonia erano presenti i segretari generali di   Cgil, Cisl, Uil. Nel resoconto giornalistico si fa notare che i sindacati non sono più in guerra con il governo come quando “nel mirino di Susanna Camusso c’era Matteo Renzi”. Ora a noi non risulta che Camusso abbia mai dichiarato guerra ad alcuno. Ma che abbia cercato di far valere le ragioni dei lavoratori e del sindacato che li rappresenta. Addirittura, leggiamo: l’antica e ormai nota rivalità con l’ex premier sembra lasciare il passo a tutt’altra musica con il governo Gentiloni: non è un allegro valzer, ma non è più canto di lotta. Piuttosto è la sinfonia di un nuovo accordo o almeno confronto tra Palazzo Chigi e le tre sigle confederali Cgil, Cisl e Uil. Per quanto riguarda la Cgil la “sinfonia” con Gentiloni non impedisce che prosegua il presidio mentre al Senato va in aula l’approvazione del decreto che cancella i voucher e cambia la legge sugli appalti. Così come, per Gentiloni, il suo governo, non sarà certo una sinfonia la manifestazione promossa dalla Cgil, a Roma, in una grande piazza di una periferia, al Tuscolano. La Carta dei diritti universali del lavoro, la proposta di iniziativa popolare che giace in Parlamento riguarda il governo così come – sottolinea Susanna Camusso – le battaglie per gli ammortizzatori sociali, per il sistema pensionistico e previdenziale, per il rinnovo dei contratti scaduti. Tutti temi “che hanno bisogno di una mobilitazione unitaria”. Ma servono comunque investimenti, “a partire da un piano straordinario per l’occupazione giovanile”. Non sarà una “sinfonia” e neppure una fake  news. Scusate l’anglismo. Non lo faremo più.

Condividi

Leave a Reply

Your email address will not be published.