Le celebrazioni del 25 aprile. Mattarella a Carpi e al campo di Fossoli. Corteo unitario a Milano e diviso a Roma

Le celebrazioni del 25 aprile. Mattarella a Carpi e al campo di Fossoli. Corteo unitario a Milano e diviso a Roma

Per la celebrazione del 25 aprile 2017, 72 anni dopo la Liberazione, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto rendere omaggio a Carpi, città antifascista, e al campo di Fossoli, snodo ferroviario nevralgico per la deportazione nei lager tedeschi. Nel suo discorso alle migliaia di persone a Carpi, Mattarella ha colto il significato storico della sua scelta: “E’ quanto mai significativo celebrare, quest’anno, l’anniversario della Liberazione qui, a Carpi, in una terra che, durante gli anni della dittatura, fu ricca di sentimenti e di fermenti antifascisti, e che ha, poi, vissuto con intensa partecipazione la guerra partigiana. Nell’Appennino modenese, subito dopo l’8 settembre, si costituirono i primi gruppi di resistenti. Giovani e meno giovani, civili e militari, socialisti, monarchici, comunisti, cattolici, liberali, azionisti, si unirono nella lotta contro l’oppressione. Una scelta che costò un alto tributo di sangue: a cominciare dalla strage di Monchio, Susàno, Costrignano e Savoniero dove la barbara furia degli occupanti tedeschi sterminò, per rappresaglia, 136 civili, compresi bambini in tenerissima età”. Inoltre, ha ancora affermato il Presidente della Repubblica, che per Costituzione rappresenta l’unità della nazione, “la Resistenza scrisse, tra queste montagne, pagine luminose di storia, come quella, breve ma gloriosa, della Repubblica di Montefiorino, una delle prime zone libere d’Italia. Uomini di diversa provenienza, come Osvaldo Poppi, Mario Ricci, il generale Mario Nardi, Teofilo Fontana, Ermanno Gorrieri, furono tra i protagonisti di questa avventura collettiva”. A Fossoli, “in quelle baracche di legno”, ha osservato Mattarella, “a pochi chilometri da qui, si consumò un atto decisivo della tragedia umana e familiare di migliaia di persone: perseguitati politici, oppositori del regime, ebrei, uomini della Resistenza”. Tutte le vittime insieme, “esprimono appieno il senso dell’unitarietà della tragedia che l’Italia visse in quegli anni. Con le sue fasi diverse il campo di Fossoli è parte rilevante della storia italiana. Un luogo della memoria tra i più peculiari e importanti nel nostro Paese, che un’opera, doverosa e meritoria, ha recentemente salvato dall’incuria e dall’oblio”, ha poi concluso Mattarella.

Il 25 aprile a Milano, manifestazioni di popolo e la presenza dei sindacati e di esponenti della politica

Nella città medaglia d’oro della Resistenza, nel 72esimo anniversario della Liberazione, alcuni minuti di tensione fra alcuni militanti dei centri sociali e partecipanti al presidio antifascista, organizzato al Campo della gloria con circa 300-400 persone, e un gruppetto dell’ultradestra. Sono volati alcuni insulti: da una parte le urla “assassini e codardi”, dall’altra il coro “ora e sempre Resistenza”. Qualche saluto romano. Le forze dell’ordine hanno riportato la calma. Mentre l’Anpi si è schierata contro “l’ennesima provocazione. Uno striscione con la scritta ‘Partigiani assassini’ è stato appeso in zona Chiesa Rossa e strappato dai militanti del quartiere Stadera”. La temperatura, in una giornata dal cielo plumbeo, è salita anche nel primo pomeriggio. Tensione prima dell’inizio della manifestazione nazionale in corso Venezia. Alcuni esponenti dei centri sociali, tra cui il Cantiere, hanno cercato di avanzare e di sfondare e hanno contestato i militanti del Pd. In allerta le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Poco dopo insulti anche pesanti sono volati all’indirizzo della Brigata ebraica da parte di manifestanti pro-Palestina, ma la situazione non è degenerata. “Abbiamo cambiato verso, è stata una giornata importante per Milano”, ha rimarcato il questore Marcello Cardona dopo il corteo nazionale da Porta Venezia a piazza Duomo.

Il sindaco di Milano Sala ha sfilato con l’Anpi, Camusso e Barbagallo, la Brigata Ebraica, militanti del Pd, di Mdp e di Sinistra Italiana 

Ad aprire la manifestazione il sindaco Giuseppe Sala, accanto al ministro Maurizio Martina, seguiti dall’Anpi Comitato permanente antifascista. Hanno sfilato anche i leader sindacali Susanna Camusso (Cgil) e Carmelo Barbagallo (Uil), oltre alla Brigata ebraica, militanti del Pd, diversi rappresentanti di Mdp, da Pierluigi Bersani a Massimo D’Alema, da Roberto Speranza a Enrico Rossi, vicini all’ex sindaco Giuliano Pisapia, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che guidava la delegazione del suo partito. In corteo anche il movimento Bds e altri manifestanti filopalestinesi. “Dobbiamo amare e difendere la Costituzione dai rigurgiti di un odioso passato” perché “ancora oggi ci sono manifestazioni inopportune. Dobbiamo contrastare il fascismo e la xenofobia. Questa giornata non è una festa di una parte del nostro Paese. Il 25 aprile è di tutti”, ha ammonito il presidente del Senato Grasso dal palco in Duomo. Mentre il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha avvertito: “Basta con tutti questi fascisti in giro. Dovrebbero vergognarsi di portare in giro dei simboli che per noi sono simboli di morte e di orrore. Il nuovo fascismo che sta dilagando in Europa va combattuto, perché vuole i muri e fili spinati”. “Grazie all’Anpi: Perché questo è un 25 aprile ancora più importante di fronte alla marea nera che torna ad oscurare i cieli d’Europa e che lambisce l’Italia” ha affermato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni a conclusione del corteo di Milano. “E’ necessario rilanciare i valori della Costituzione e della Resistenza – ha proseguito il segretario di SI – ma anche ricostruire una sinistra capace di ricostruire un’identità e che sia capace di mettere in campo una proposta politica che parli ai tanti, troppi, che hanno pagato la crisi e la cui rabbia monta. Affinché quella rabbia non vada a destra c’è bisogno di una sinistra coraggiosa – conclude Fratoianni- Oggi siamo stati in piazza anche per questo”.

Il 25 aprile di Roma, una Festa della Liberazione divisa in due

A Roma, come preannunciato, si è celebrata una Festa di Liberazione divisa in due. Il rammarico c’è, e forse anche per questo, dopo le manifestazioni separate di Anpi e Comunità ebraica, l’auspicio di entrambi, almeno a parole, è che questo 72esimo anniversario dalla sconfitta del nazifascismo, sia l’ultimo spaccato a metà. “L’auspicio per il prossimo anno è di tornare a manifestare tutti assieme – dice la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello – celebrando gli stessi valori che tengono unito il nostro Paese”. Al di là dei buoni propositi, però, c’è da dire che di appelli all’unità ne sono stati fatti tanti negli ultimi giorni, e sono rimasti del tutto inascoltati. La Comunità ebraica, come già lo scorso anno, non ha partecipato al corteo organizzato dall’Anpi e ha organizzato un suo sit in: motivo della rottura, come in passato, la presenza di associazioni e militanti filo palestinesi alla manifestazione degli ex partigiani. Le celebrazioni romane si sono aperte alle 9 con il ricordo delle istituzioni al Vittoriano. In quegli stessi minuti la sindaca Virginia Raggi, al Forte Bravetta, periferia sud ovest della città, apriva le celebrazioni della giornata prima di spostarsi in centro per seguire, insieme ai rappresentanti della Regione Lazio, entrambe le manifestazioni in programma.

Roma. Il lungo, enorme corteo dell’Anpi, partito dalla Montagnola e giunto a Porta San Paolo, ha attraversato i luoghi simbolo della Resistenza

Nella capitale, il lungo, colorato, e partecipato corteo dell’Anpi è partito dal Parco dei Caduti della Montagnola per arrivare a Porta San Paolo, passando per Ostiense e Garbatella, in un percorso di circa 4 chilometri lungo alcuni dei luoghi simbolo della Resistenza. Ad aprire la marcia, sotto le note di ‘Bella ciao’, i partigiani Tina Costa, Modesto Di Veglia e il presidente dell’Anpi Roma Fabrizio De Sanctis, con lo striscione dell’Anpi e la scritta ‘Partigiani’. Tra i volti della politica, presenti a piazza Caduti della Montagnola, Stefano Fassina e Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della giunta regionale. Molti volti giovani e genitori con bambini. Tante le bandiere che sventolavano, oltre a quella dell’Anpi, Cgil, quelle palestinesi con il presidente della comunità palestinese di Roma e Lazio Yosef Salman, studenti medi romani, Sinistra per roma. Tra le altre sigle anche la Fiom, Articolo 1 movimento democratico e progressista, il circolo di cultura omosessuale Mario mieli, presente anche la comunità dello Sri-Lanka. I portavoce dell’Anpi hanno voluto sottolineare che “il corteo è aperto a tutti ed è un inno alla libertà”, e Francesco De Sanctis, durante il corteo, ha dichiarato che “noi restiamo unitari, è la nostra storia, la nostra cultura, la nostra speranza per il nostro avvenire”. Durante la marcia, attraversati i quartieri di Ostiense e Garbatella, si è ricordata la figura di Carla Capponi, partigiana e medaglia d’oro al valor militare con manifesti appesi nelle strade del corteo. “I valori della resistenza rappresentano un’ancora fondamentale. Sono valori che vanno trasmessi. La Costituzione dovrebbe essere applicata e se fosse così l’Italia sarebbe un paese bellissimo”. Queste le parole di Michele Azzola, segretario della Cgil Roma e Lazio durante il corteo. Migliaia le persone presenti che, arrivate a piazzale Ostiense per incontrare il sindaco di Roma Virginia Raggi, hanno intonato i canti ‘Fischia il vento’ e il grido ‘Ora e per sempre resistenza’.

Roma. Il secondo corteo in via Balbo organizzato dalla Comunità Ebraica e dal Pd

La Comunità Ebraica ha organizzato una manifestazione alternativa in via Balbo, davanti alla sede storica della Brigata ebraica. A via Balbo il vicepresidente della Comunità ebraica romana Ruben Della Rocca ha tagliato corto: “La storia è qui, il resto sono solo menzogne”. Il rabbino capo Riccardo Di Segni ha aggiunto: “Il terrorismo che in questi anni sta devastando l’Europa ha avuto una scuola importante e noi sappiamo qual è”, e a margine ha spiegato: “Alludevo ai palestinesi”. Ma si è anche augurato che “il prossimo anno si torni in piazza insieme”. La sindaca, presente prima a una, poi all’altra iniziativa ha ringraziato “chi ha combattuto per la nostra libertà e continua ancora a lottare per garantirla”. Ma nonostante per un giorno siano state messe da parte le polemiche, e nonostante i buoni propositi in vista del prossimo anno, quello di oggi è stato, per Roma, ancora una volta, un 25 aprile tristemente diviso a metà.

Share

Leave a Reply