L’assassino della pianura padana resta alla macchia. Inutili le battute del piccolo esercito messo in campo tra Bologna e Ferrara

L’assassino della pianura padana resta alla macchia. Inutili le battute del piccolo esercito messo in campo tra Bologna e Ferrara
Non si è fermata, neppure a Pasquetta, tra le province di Bologna e Ferrara, la caccia a Norbert Feher alias Igor Vaclavic. Il serbo è ricercato per gli omicidi del barista Davide Fabbri, avvenuto la sera del primo aprile a Riccardina di Budrio durante un tentativo di rapina, e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri, assassinato una settimana dopo a Portomaggiore durante un controllo antibracconaggio nel quale è stato gravemente ferito il compagno di pattuglia, la guardia provinciale Marco Ravaglia. I corpi speciali di Carabinieri e Polizia di Stato – coordinati dal pm Marco Forte – continuano a setacciare, anche in queste ore, la vasta ‘zona rossa’ tra Marmorta di Molinella e Campotto, convinti che l’uomo si trovi ancora in quell’area. Le indagini non trascurano l’ipotesi che il killer riesca a nascondersi con l’aiuto di qualcuno: vengono monitorate le sue conoscenze, anche femminili, e utenze telefoniche che potrebbero essere riconducibili a Feher.
 
Un piccolo esercito circonda una zona rossa di 40 chilometri
 
Dunque a 17 giorni dal primo omicidio, quello del barista Davide Fabbri a Budrio, e a 9 giorni dall’inizio della caccia all’uomo dopo l’assassinio della guardia giurata Valerio Verri a Portomaggiore (Ferrara), è ancora a piede libero. La ricerca dell’uomo è affidata ai militari dei Carabinieri che si sono letteralmente mobilitati, garantendo, sul territorio, il dispiegamento di una piccolo esercito. In campo i cacciatori di Calabria e i paracadutisti del Tuscania. Il serbo dovrebbe essersi annidato in una ‘zona rossa‘ di circa 40 chilometri individuata tra il Bolognese e il Ferrarese, nelle campagne fra Marmorta e Campotto. Ormai è stata perlustrata quasi la metà del perimetro tracciato dalle forze dell’ordine. I tempi, però, si stanno facendo sempre più stretti e le forti piogge di sabato e domenica notte potrebbero aver giocato a favore del fuggitivo nel cancellare o attenuare le tracce fiutate dai cani molecolari.
 
Il fiuto dei cani darebbe per certa la presenza dell’uomo nell’area di ricerca
 
Secondo le unità cinofile, però, il killer si troverebbe ancora all’interno della ‘zona rossa’. Gli inquirenti si sarebbero dati tempo fino al 25 aprile prima di cambiare strategia di ricerca. Il killer, intanto, è stato riconosciuto in modo inequivocabile da Marco Ravaglia, la guardia ecologica ferita da Feher che, dal suo letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Bufalini di Cesena, ha ricostruito cos’è accaduto nelle campagne del Mezzano quando, insieme al collega Valerio Verri, ha fermato il killer per un controllo antibracconaggio e il fuggitivo ha sparato 4 colpi contro di lui e uno contro Verri, uccidendolo.
 
Il fuggitivo potrebbe aver trovato ospitalità da vecchie frequentazioni, tra queste anche delle donne
 
Si fa strada sempre di più l’ipotesi che il killer abbia appoggio e sostegno da qualcuno che potrebbe avergli fornito un rifugio ed essere anche suo complice. Da giorni continuano ad essere sentite persone che, in passato, sono entrate in contatto con lui, anche per vie traverse. Gli investigatori coordinati dalle procure di Bologna e Ferrara, inoltre, non hanno trascurato nessun elemento ricavabile dall’utenza telefonica che il killer ha avuto in uso fino a domenica 9 aprile, il giorno successivo all’omicidio del Mezzano, otto giorni dopo il delitto di Budrio. Il cellulare non è intestato a Feher ma era lui a disporne, come indicano gli accessi al suo profilo Facebook per cancellare le fotografie che avrebbero potuto compromettere i suoi contatti. Il killer avrebbe utilizzato, in questi mesi almeno tre schede telefoniche, in tutti e tre i casi intestate a persone diverse, tra cui una donna; persone che sono state già interrogate dalle forze dell’ordine. Anche sulle farmacie in zona resta alta l’attenzione, vengono visionate le immagini delle telecamere di videosorveglianza e ogni giorno i carabinieri sono in contatto con i farmacisti perché segnalino qualsiasi cliente sospetto. Feher, infatti, come testimoniano le tracce di sangue trovate fuori dal bar di Budrio e sul Fiorino rubato per la fuga e poi abbandonato, sarebbe ferito. Il kit di pronto soccorso trovato nel furgoncino, però, non è risultato acquistato in nessuna farmacia della zona.
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