In diecimila ad Alatri per i funerali del giovane Emanuele. Il vescovo inflessibile: “Ferocia barbara e spietata”. La madre: “Vi ringrazio per ogni lacrima, ora non dimenticatelo”

In diecimila ad Alatri per i funerali del giovane Emanuele. Il vescovo inflessibile: “Ferocia barbara e spietata”. La madre: “Vi ringrazio per ogni lacrima, ora non dimenticatelo”
Erano in migliaia, forse più di diecimila ad Alatri per salutare per l’ultima volta il giovane Emanuele Morganti, assassinato da due balordi dopo una serata in un pub del paesone del frusinate. Tutto il centro storico della città, e le aree attigue alla chiesa dove si sono celebrate le esequie, sono state letteralmente blindate, con discrezione, dalle forze dell’ordine. Dolore, commozione e rabbia erano i sentimenti che si respiravano in città. Poi la dignità della sua famiglia ha dato un senso a quella che forse può essere registrata come la più grande manifestazione di piazza che Alatri abbia mai registrato. Duro e riflessivo il vescovo di Anagni-Alatri, Lorenzo Loppa.
 
Il Vescovo Lorenzo Loppa: “Ferocia barbara e spietata”
 
“Quella che si è abbattuta su Emanuele è stata una ferocia disumana, barbara e spietata. Quante domande ci siamo fatti in questi giorni. Il signore dov’era quando Emanuele era pestato a sangue? Quante volte possiamo accusare Dio di ‘assenza’, di omissione di soccorso. Ma la sua invisibilità fa appello alla nostra fede. ‘Io sono la resurrezione’, dice Dio. Se credete vedrete la gloria di Dio. La fede è la condizione che Dio ci chiede. Le esequie di Emanuele ci interpellano sulla nostra capacità di amare. Ecco chi vince la morte: è l’amore”. “Non sono abituato a battere le mani sul petto degli altri – ha aggiunto l’alto prelato -. Come stiamo accompagnando questi giovani alla vita? Chiediamocelo e non dimentichiamo che siamo cristiani. La forza straordinaria della Pasqua è l’opera di trasformare il mondo, così noi dobbiamo passare dal sentimento di vendetta uno di misericordia e alla responsabilità. Gesù è venuto non per insegnarci ad accettare la morte, ma per amare la vita. C’è un solo modo per far finire la violenza: è non rispondere con la violenza. Perché la violenza prospera sulla violenza”. Gesù non si è vergognato di piangere sulla tomba di Lazzaro, sulla tomba di un amico perché le lacrime servono a dimostrare i sentimenti – ha detto ancora il Vescovo nell’omelia – Ma bisogna piangere, piangere con il cuore. Gli occhi pieni di lacrime in un animo arido non hanno valore”. 
 
La madre del giovane: “Vi ringrazio per ogni lacrima e vi chiedo di ricordarlo anche dopo”
 
Toccanti le parole della madre di Emanuele, dopo l’intervento del vescovo: “Salvare i nostri ragazzi, come ha detto il vescovo, spero che pregando Dio si riesca a farlo. Vi ringrazio perché le mie sole lacrime non sarebbero bastate. Vi chiedo di continuare a pensare a lui. Dio non lo ha chiamato perché cattivo, lo ha ricevuto dalla cattiveria dell’uomo. A noi manchera l’angioletto? No, non era un angioletto era un caciarone pieno di vita”. Poi il ringraziamento alla folla sterminata che si è assiepata dentro e fuori la chiesa: “A nome suo voglio farvi un applauso. Grazie a voi che siete dentro la chiesa che fuori. Questo vuole essere il suo grazie e il mio, di Melissa, Francesco e Giuseppe. Vi ringraziamo per ogni lacrima, preghiera per ogni conforto, vi chiedo di ricordarlo anche dopo”.
 
La sorella maggiore Melissa: “Sei arrivato in uno dei momenti più difficili della nostra famiglia e da quel momento hai portato il sorriso”
 
Poi la parola è passata alla sorella Melissa, che non perdona nulla agli aguzzini di suo fratello ed ha letto una lettera che ha disegnato un quadro di suo fratello e che ha commosso le migliaia di persone presenti alla cerimonia:
“Sei arrivato in uno dei momenti più difficili della nostra famiglia, e da quel momento ogni cosa ha avuto un nuovo senso. Hai portato il sorriso, dono che ti ha sempre contraddistinto, spesso mentre asciugavi persino le mie lacrime dicendomi: “Minna, perché piangi? Ci sono io qui con te”. E adesso al pensiero di non sentire più la tua voce il cuore si arresta. Continuo a ripetermi quelle parole, certa che ciò che sei, ciò che siamo, non potrà mai essere cancellato nemmeno dal più vile degli assassini, come quelli che ti hanno portato via. Avevi così tanta voglia di vivere, che niente ti turbava: l’importane era che ci fossero il sole, l’aria, il bosco e il mare. Hai rapito le nostre anime sin da quando hai schiuso gli occhi, e con tutta l’anima ti abbiamo amato. Ora, angelo mio, che hai portato con te cinque cuori, tocca a te custodirci e prenderti cura di noi, come del resto inconsapevolmente hai sempre fatto. Quando ho scelto il tuo nome, l’ho fatto perché è sinonimo di speranza e di amore, ed è in questo che confido ancora affinché venga fatta giustizia. Caro amore, tutto il resto tu lo sai già, io e te ce lo siamo detto costantemente: amore puro, imprescindibile, incondizionato. Grazie amore mio di averci donato ciò che sei e aver reso speciale e indimenticabile il nostro viaggio fin qui. Ti amo, Minna”. La cerimonia si è conclusa con il lancio di due colombe e alcune decine di palloncini bianchi liberati all’uscita del feretro dalla chiesa. In un clima di commozione generale, le migliaia di persone presenti hanno piu volte applaudito il passaggio della bara. Giovani e anziani, parenti e amici, si sono abbracciati in lacrime ricordando Emanuele.
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