Il governo affossa Alitalia. Padoan respinge la proposta della Cgil, un prestito finalizzato al rilancio e no allo spezzatino. Camusso: perché i lavoratori hanno detto no. Media senz’anima. La sceneggiata di Renzi

Il governo affossa Alitalia. Padoan respinge la proposta della Cgil, un prestito finalizzato al rilancio e no allo spezzatino. Camusso: perché i lavoratori hanno detto no. Media senz’anima. La sceneggiata di Renzi

Il ministro Padoan a nome del governo rispondendo al question time  alla Camera ha confermato che il governo intende affossare Alitalia. “Non è disponibile – ha detto – a partecipare direttamente o indirettamente ad un aumento di capitale della società”. Una risposta  che chiude la porta in faccia a chi, come la Cgil, nella persona del segretario generale Susanna Camusso, aveva posto una richiesta precisa: l’intervento di Cassa depositi e prestiti. Camusso subito dopo il no dato dalla maggioranza  dei lavoratori al preaccordo aveva avanzato questa proposta, poi l’ha precisata dopo che da parte del ministro Calenda era venuto un impegno per un prestito di 300-400 milioni  da restituire entro sei mesi per evitare lo stop dei voli, poi o la vendita a pezzi, lo “spezzatino”, oppure l’acquisto da parte di altra compagnia aerea o il fallimento. Ha confermato, sembra davvero una presa in giro, una offesa al Parlamento, ai lavoratori Alitalia, alla Cgil, la massima tempestività del governo sulla nomina di uno o più commissari non appena il cda di Alitalia avvierà la procedura di amministrazione controllata della compagnia. Lo stesso Gentiloni, mercoledì sera in un vertice a Palazzo Chigi, ha avvertito che di nazionalizzazione neppure a parlarne, così come di interventi della Cassa  Depositi e prestiti. Poi l’ipocrisia al governo, è il caso di dire, aveva affermato  che  “il Governo si sente impegnato a difendere lavoratori, utenti, contribuenti e cittadini per non disperdere risorse e asset della compagnia”. Aveva aggiunto, con perfidia e cinismo “anche se l’esito del referendum rende più difficile la sfida”.

Lufthansa smentisce “voci” diffuse dai media: non siamo interessati all’acquisto

Nel frattempo Lufthansa smentiva “voci” messe in giro in ambienti governativi, relative  al possibile acquisto  della compagnia.  Finiva così, miseramente, la messa in scena del Pd, da Renzi Matteo in vista del suo ritorno alla testa del Pd, che a breve presenterebbe un progetto non si sa bene per cosa. Certamente per un po’ di pubblicità a poche ore dalle primarie. Renzi e Padoan dimenticano che l’operazione Etihad del dicembre 2014 nasce con il plauso del governo che il giovanotto di Rignano presiedeva fin dal febbraio di quell’anno, una operazione presentata come il toccasana, un fiore all’occhiello, ha fatto misero fallimento, l’ennesimo, dovuto non ai lavoratori, bersagliati per il loro no ad una piano non  credibile, dai media, dai politici renziani, da anime belle dell’economia, da Confindustria che mette il veto all’intervento pubblico. Risponde al presidente dell’organizzazione padronale Susanna Camusso, intervistata  dal Corriere della sera e in una lettera a La Stampa, facendo presente che col denaro pubblico sono state salvate tante aziende, grandi e piccole.

Miliardi pubblici gettati al vento per finanziare il Jobs act, un fallimento

Per non parlare dei venti miliardi buttati al vento per finanziare il Jobs act, soldi incassati dalle imprese che, appena ridotti i contributi, hanno chiuso le assunzioni. I dati relativi al primo trimestre di quest’anno parlano chiaro. Rispetto al 2016 c’è stato un calo del 12,7% mentre, eliminato l’articolo 18, la giusta causa, i licenziamenti sono aumentati del 30%. Ma Camusso, comunque non chiede la nazionalizzazione, la bestia nera, pare, di Gentiloni e Padoan. “La nazionalizzazione – dice – non mi pare una buona idea. Invece mi chiedo perché il governo debba dare un prestito ponte finalizzato allo spezzatino e alla liquidazione e non utilizzare invece le risorse pubbliche per un progetto di rilancio” ad esempio “coinvolgendo Cassa depositi e prestiti, che potrebbe indirizzare Alitalia verso una acquisizione da parte di una compagnia europea che ne salvaguardi il futuro”. Ma perché, le viene chiesto, avete firmato la pre-intesa?

IL dramma del sindacalista in trattative che riguardano la vita di migliaia di lavoratori

Camusso non si nasconde dietro un dito. Nella sua risposta c’è il dramma che vive un sindacalista di fronte a trattative che riguardano la vita di migliaia di famiglie, lo stesso dramma vissuto dai lavoratori che a maggioranza hanno votato no e che gli scriba hanno ignorato volutamente. “Sapevamo che il risultato del referendum era ad altissimo rischio. E l’avevamo detto a tutti e in tutti i modi”, afferma Camusso, “la preintesa con l’azienda è stata votata perché, nelle condizioni date, non era possibile ottenere di più. E non volevamo rassegnarci a vedere gli aerei Alitalia a terra e la compagnia in liquidazione. Abbiamo provato a ridarle una prospettiva”. Ma, le viene chiesto, perché non assumervi, voi sindacalisti, la responsabilità della decisione? Un cavallo di battaglia di quegli scriba che, seguendo la linea dettata dall’editore, hanno colto la palla al balzo per scatenare, con tanto cinismo, un attacco ai sindacati che non piacciono ai loro padroni, scusate, editori, magari impelagati con debiti nei confronti di banche, oppure devono fare i conti con cifre false rispetto alle vendite, violando la legge dell’editoria per cui è sempre bene schierasi dalla parte di chi ha il potere. Camusso risponde dando un lezione di dignità. “Abbiamo sempre pensato – risponde a chi la intervista – che i lavoratori si devono esprimere quando cambiano le loro condizioni. Noi li rappresentiamo ma non ci hanno dato una delega  di vita o di morte”. Poi sbotta quando le viene fatto presente che economisti come Giavazzi  e Alesina hanno parlato di “ricatto verso la collettività” a proposito della richiesta di intervento pubblico che sarebbe pagato dalla collettività. Una specie di colpa infamante di cui si sarebbero macchiati lavoratori e sindacati, quasi in tacito accordo per tenere il referendum e dire no. “Sono gli azionisti – dice – che, comunque, hanno condizionato il piano al consenso  dei lavoratori.  È poco democratico pensare che il voto sia opportuno solo quando conviene così come dare letture distorte delle scelte dei lavoratori. Si potrebbe dire anche che hanno votato contro il governo – ironizza il segretario generale della Cgil – visto che per il sì erano Gentiloni e tre ministri”. Infine una “perla” da parte di chi la intervista.

Da tempo non esiste più la Compagnia di bandiera. Lo scriba ignora

Ma è proprio necessario, le viene chiesto, che ci sia una Compagnia col tricolore. di bandiera per gestire il trasporto aereo? La risposta ricorda al giornalista che la compagnia di bandiera non c’è più da tempo e che si tratta di battersi per il rilancio di una grande azienda, dotata di grandi professionalità. Le viene chiesto infine perché a suo parere, i lavoratori a grande maggioranza hanno votato contro. Camusso risponde con poche parole che danno il senso della drammaticità di una vicenda. Parla di “sfiducia, rabbia, diffidenza”. Poi una frase che dovrebbe farci riflettere: “Forse – dice – anche  l’idea che era meglio una morte rapida che una lenta agonia”. Una lezione di umanità. Una parola che noi giornalisti non dovremmo mai dimenticare.

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