I carabinieri e il primo pentito mandano per aria gli affari dei clan di Tor Bella Monaca

I carabinieri e il primo pentito mandano per aria gli affari dei clan di Tor Bella Monaca

E’ iniziato alle prime luci dell’alba di questo primo martedì di aprile, il blitz dei carabinieri nel popolare quartiere romano di Tor Bella Monaca, ostaggio da anni delle criminalità organizzata. Carabinieri e Polizia di Stato, in questi mesi stanno assestando colpi durissimi ai clan, tra i quali quello di queste ore, che è stato possibile realizzare grazie alla testimonianza del primo pentito in questa area della città. Va detto che Tor Bella Monaca e le aree limitrofe, come gran parte della zona sud-est della capitale, vivono una condizione di sofferenza per il sistema paramilitare di controllo del territorio, messo in campo dai clan, spesso vicini alle cosche della ‘ndrangheta e ad alcune famiglie mafiose. Negli ultimi mesi, grazie ad una serie infinita di operazioni di carabinieri, polizia, Guardia di finanza e vigili urbani, è stato possibile assestare colpi decisivi al crimine organizzato. Quella condotta in queste ore dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 14 persone (8 finite in carcere, 2 sottoposte a obbligo di presentazione alla P.G. e altre 4 al divieto di dimora), appartenenti a un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, radicata nella città di Roma con base operativa e logistica nel quartiere di Tor Bella Monaca.

Pieno riscontro ed attendibilità alle dichiarazioni del primo collaboratore di giustizia di Tor Bella Monaca

L’attività di indagine assume particolare rilevanza poiché costituisce pieno riscontro alle dichiarazioni rese dal primo collaboratore di giustizia registrato nella difficile area romana di Tor Bella Monaca. Le investigazioni, come mai era avvenuto nel passato, sono state avviate a pochi giorni di distanza dalle prime dichiarazioni rese dal collaboratore e, nel corso dell’attività, anche di tipo tecnico, si è avuto modo di riscontrare la piena attendibilità delle stesse. Si tratta di un precedente importante che non solo ha consentito di addentrarsi ancora di più nell’area di Tor Bella Monaca, ma può rappresentare un importante viatico anche per le indagini future. Le indagini, durate solo pochi mesi, si sono concentrate in modo particolare nella piazza di spaccio di Via Giovanni Battista Scozza, nel comprensorio noto come R10 del quartiere capitolino Tor Bella Monaca, lo stesso in cui appena un anno fa erano state eseguite diverse misure cautelari nell’ambito dell’Operazione “DRONE”, condotta sempre dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati.

Più chiari i motivi dell’omicidio del 17enne freddato con un colpo di pistola alla testa

In quella circostanza le indagini avevano rappresentato la prosecuzione di quelle condotte a seguito dell’omicidio del 17enne Federico Caranzetti, avvenuto la sera dell’Epifania del 2014 a Roma, in via di Villabate angolo via Scozza, colpito al capo da un colpo d’arma da fuoco. Ne era emerso come il giovane, poco prima di essere ucciso, avesse avuto una violenta lite con alcuni spacciatori di Tor Bella Monaca, a seguito della quale, uno di questi aveva esploso il colpo di pistola che aveva mortalmente ferito la vittima. Proprio le attività d’indagine disposte nell’ambito di quel procedimento avevano consentito di mettere in luce il contesto dello spaccio di droga che aveva luogo nel definito confine territoriale compreso tra i palazzi con numero civico 15 e 17 della G.B. Scozza.

In campo non solo le ‘Gazzelle’ ma anche sofisticati sistemi di osservazione e controllo per superare gli ostacoli dei clan

L’operazione “Gerico”, a distanza quindi di poco meno di una anno, ha nuovamente documentato numerosi episodi di spaccio effettuati dai vari pusher, per lo più cocaina ed hashish, nei pressi soprattutto del civico 19 della citata Via Scozza, tra le scale “M” ed “N”. Oltre ai servizi di osservazione, controllo e pedinamento effettuati dai militari dell’Arma in abiti civili e dalle pattuglie sulle “Gazzelle” coi colori di istituto, ci si è avvalsi anche di moderni strumenti di intercettazione, senza i quali sarebbe stato difficile lavorare in un contesto operativo di notevole difficoltà come quello romano di Tor Bella Monaca. È significativo il fatto che già l’operazione “Drone”, mirata comunque a monitorare le attività di spaccio della piazza di via Scozza, aveva visto l’impiego di videocamere per documentare le varie cessioni di droga; nonostante ciò, comunque, i vari pusher hanno esercitato la loro attività illecita, non a caso, “a cielo aperto”.

Precise attività di marketing per la vendita delle dosi sia di hashish che di cocaina

Lo spaccio sulla pubblica via, infatti, pur essendo un’attività molto rischiosa per i vari pusher perché li espone ad essere sorpresi più facilmente dalle forze dell’ordine in flagranza di reato, è considerato il modo per attirare più clienti, che sarebbero invece titubanti ad entrare in un vicolo chiuso o in un portone per comprare gli stupefacenti. Si tratta, quindi, di una vera e propria strategia di marketing adottata dalla piazza di spaccio in questione. Nel corso dell’indagine si è avuto modo di appurare come i componenti dell’organizzazione assimilassero la gestione della piazza ad un’azienda. In più occasioni si è assistito a “briefing”, effettuati sul posto dai più grandi nei confronti dei più giovani, che, talvolta, sembravano essere delle vere e proprie “ramanzine”. Si è potuto assistere, talvolta, anche ad episodi in cui gli acquirenti, forse perché scontenti della droga ricevuta poco prima o perché non d’accordo sul corrispettivo richiesto, hanno restituito la “roba” al pusher di turno che, suo malgrado, si è dovuto riprendere e talvolta sostituire la sostanza. Ai pusher impegnati su piazza gli altri esponenti del gruppo criminale, spesso i più grandi, portavano anche da mangiare e da bere, considerate soprattutto le temperature roventi del mese di luglio in cui sono stati documentati numerosi spacci. Sulla piazza si è registrata la presenza di pusher di diverse età, compresi minorenni (si va dai 17 ai 45 anni), di sesso sia maschile che femminile, e di diversa nazionalità (soprattutto italiani e nordafricani). Tra i clienti vi erano, invece, sia uomini che donne, di diverse estrazioni sociali e età (dai 18 ai 55 anni) e non si esclude anche alcuni minorenni; tra i clienti anche degli insospettabili, come diverse donne, che normalmente preferivano rivolgersi a pusher di sesso femminile.

Le attività di spaccio erano ben studiate dai vari spacciatori, i quali si avvalevano di “vedette” che servivano ad avvisare il pusher di turno dell’eventuale presenza di carabinieri; al fine di eludere comunque i controlli da parte delle forze di polizia su piazza, i pusher occultavano lo stupefacente nei posti più disparati, come ad esempio nelle aiuole, sotto le piante, sotto delle pietre, dietro ai muretti, nei cestini dei rifiuti, negli indumenti intimi e addirittura in cima ad uno dei palazzi, nei locali adibiti a lavatoio, come hanno documentato i recuperi di stupefacente effettuati.
In una circostanza si è avuto modo di riscontrare come un pusher, arrestato in flagranza nel corso dell’attività, ha ripreso a spacciare subito dopo essere stato messo in libertà, a distanza di pochi giorni. Il giro di denaro della piazza è stato stimato in diverse migliaia di euro al mese. Decine di perquisizioni sono state eseguite anche nei confronti di soggetti non colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare. L’operazione ha interessato circa 80 militari dell’Arma con l’ausilio dei cinofili, di un elicottero dell’Arma e di personale dell’8° Reggimento Carabinieri “Lazio”.

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