Grillo attacca Pannella. Ieri lo lodava. Il perché di una giravolta

Grillo attacca Pannella. Ieri lo lodava. Il perché di una giravolta

Lo ha definito impavido, con un cuore generoso; a qualche ora dalla morte riconosceva il valore di tante, importanti battaglie condotte, per il progresso e la civiltà di questo paese. Beppe Grillo così si è espresso, non più di un anno fa, nei confronti di Marco Pannella; riconoscimenti all’intrepido leone e al “fare” e al “fatto” del Partito Radicale. Oggi chi “inciampa” nel blog del padre-padrone (padrone-patrigno sarebbe più esatto dire) può leggere uno sgrammaticato intervento firmato da Grillo che fa a cazzotti con la sintassi, ma ha un preciso significato politico, anche se a prima vista può sembrare il pensiero scaturito dopo una serata ad alto tasso alcolico. E’ invece una elaborata, per quanto contorta, operazione politica.

Vediamo prima  cosa scrive Grillo: “…Ma neppure possiamo fare la fine dei radicali… dove ci sono disgrazie ci sono loro, referendum per morire, per divorziare (che è comunque una fine), per uccidere o aiutare ad uccidersi ci sono loro, i radicali… ma perché? Non li ho mai capiti, la loro ideologia è la fine, si tirano un po’ su con le coppie di fatto e i matrimoni Gay ma… con gli uteri in affitto si finisce di nuovo nel truculento, nella morale elitaria di chi ad una sorta di élite è convinto di appartenere. Perché vi parlo dei radicali? Loro nascono da una posizione morale e basta, li finiscono. Noi non siamo qui a dire alla gente che cosa è buono e cosa è cattivo: c’è una libertà di pensiero assoluta nel movimento. Quello che ci unisce è il desiderio di restituire ai cittadini la determinazione del loro essere sociale e il rispetto del loro essere in privato”.

Forse era un altro Grillo, un altro blog, quello che il 24 giugno 2011 scriveva: “Marco Pannella si sta battendo per una causa giusta, contro le morti in carcere, ogni anno più di 150, molte di queste oscure e riportate purtroppo con regolare cadenza su questo blog. Non ci vogliono più carceri, ma meno detenuti. Va abolita la legge Fini-Giovanardi che criminalizza l’uso delle marijuana. I reati amministrativi vanno sanzionati con gli arresti domiciliari e un lavoro di carattere sociale. Inoltre, quando questo sia possibile, gli stranieri, extracomunitari o meno, devono poter scontare la pena, qualunque essa sia, nel loro Paese di origine, vicino alla famiglia. Il carcere in Italia non serve a riabilitare nessuno, ma a uccidere. E’, di fatto, una scuola di criminalità. Basta nuove carceri e che le istituzioni (ma quali? questo è il problema) ascoltino Marco Pannella”. Forse era un altro Grillo, un altro blog, quello che il 19 maggio 2016 scriveva: “Il Movimento 5 Stelle ricorda Marco Pannella, leader politico che ha fatto della democrazia diretta tramite referendum una delle sue battaglie di una vita. E attraverso la democrazia diretta è riuscito a portare a questo Paese importanti riforme civili. Diciamolo, anche quando non si era politicamente d’accordo con Marco Pannella non si riusciva proprio a pensar male di lui”.

Ah! La politica politicante: quella della povera tattica senza strategia; quella del voler stare a galla e voler a tutti i costi essere accettati nel club del potere, anche a costo di entrare dalla porta di servizio, quella dei fornitori; candidati a fare i camerieri, contentandosi di odorare il profumo delle portate che altri mangeranno, illudendosi così di essere accolti al desco di chi può e fa…brutto morbo: una peste che ha colpito e colpisce tanti, non solo Grillo, i pentastellati… Ma cosa giustifica questo voltafaccia? Bisogna fare un passo indietro. Il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, “Avvenire”, ha pubblicato un intero paginone, una vistosa e ossequiosa intervista a Grillo. Inconsueto, e infatti chiunque, quel mattino, ha sfogliato il quotidiano della CEI ne è rimasto colpito. Per “coincidenza”, il “Corriere della Sera” pubblicava, lo stesso giorno, una lunga intervista a Marco Tarquinio, il direttore di “Avvenire”. Tarquinio è persona sempre molto misurata e attenta. E cosa racconta Tarquinio al “Corriere”? Alla domanda se il Movimento 5 Stelle può essere un interlocutore per il mondo cattolico risponde che “lo è già. Sono tanti i cattolici che partecipano alle iniziative del Movimento. Se guardiamo ai grandi temi (dal lavoro alla lotta alle povertà), nei tre quarti dei casi abbiamo la stessa sensibilità”.

Basterebbe, e avanzerebbe, ma Tarquinio si spinge più in là: “La sintonia è forte sulla lotta alle povertà e sul valore della partecipazione. Per contro, non riesco a capire come possano portare fino alle estreme conseguenze il loro concetto di libertà su temi eticamente sensibili come quello del fine vita e dell’eutanasia”. Attenzione: Tarquinio ha sillabato: “Non riesco a capire come possano portare fino alle estreme conseguenze il loro concetto di libertà su temi eticamente sensibili come quello del fine vita e dell’eutanasia”. Ecco: Grillo ha subito corrisposto.

Ora ci sono degli imponderabili. Il mondo cattolico è estremamente vario, e sono passati I tempi in cui se il parroco, il vescovo, il papa dava un segnale in un senso o in un altro, e masse di popolazione si schierano in un modo o in un altro. Ora, semmai sono le gerarchie che cercano di “fiutare” e intercettare gli umori del loro “gregge”; e sicuramente in quell “gregge” c’è una component ben radicata nel centro-destra; e un’altra attestata sul centro-sinistra. Ci vuol ben altro che un’intervista ad “Avvenire”; però, anche in passato segnali analoghi li si potevano cogliere. Non è necessario essere addentro alle cose vaticane, è sufficiente essere attenti lettori: e, per non smarrire la memoria, sfogliare vecchie annate di “Famiglia Cristiana” e della rivista dei Gesuiti, che – va ricordato – prima di pubblicare anche un solo capoverso, attende il placet vaticano.

Va anche detto che il direttore Tarquinio è in “uscita”. “Avvenire” tra non molto sarà guidato da un altro direttore, si attende che si trovi il successore di Angelo Bagnasco, che della CEI è il presidente. E a quella opzione incarnate da Tarquinio sono seguiti molti mal di pancia, per paradosso meno da settori che per comodità, si possono definire “conservatori” (alla Angelo Scola, per intenderci). Insomma, par di capire che in Vaticano le acque, sotto una neppure troppo profonda superficie, le acque sono parecchio agitate. Comunque si prende atto del magma-sabbia mobile che caratterizza la situazione politica italiana; e pragmaticamente si cerca di capire quale bene si può ricavare da tanti aspetti negative. Questa la politica vaticana; quanto a Grillo e ai pentastellati, cercano, come si è detto, di sfruttare la situazione a loro vantaggio, profittando della debolezza di tutti gli altri attori politici.

Stendono come possono e sanno le loro “reti”. In questo senso,  si dà un gran da fare Luigi Di Mario: nei giorni scorsi si è pronunciato contro l’apertura domenicale dei negozi (a quanto pare, la CEI ci tiene molto, a questo giorno del “riposo”); Grillo in più occasioni ha espresso commenti di plauso al dire e al fare di papa Francesco; ora dice quello che dice sui radicali per mandare l’ennesimo segnale: “State tranquilli, la pur discutibile legge sul fine vita, al Senato la bloccheremo, faremo saltare tutto, troveremo un inghippo…”. Questo il messaggio sotteso a quell’intervento nel blog. I risultati di un sondaggio commissionato dalla Casaleggio Associati dicono che il 21 per cento dell’elettorato dei Cinque Stelle è costituito da cattolici praticanti. In questo modo Grillo vuole pescare ulteriormente in questo bacino. Di Maio, intervistato da “InBlu”, network delle radio cattoliche italiane, fa sapere che “non c’è nessuna tattica né strategia, anche perché come vedete è stato tutto molto naturale. Ci sono stati degli apprezzamenti reciproci su una serie di posizioni. Si conducono le battaglie con le persone che ci credono…Con il Vaticano siamo dei buoni vicini, ognuno con la propria autonomia. Ma vedere che le nostre linee politiche, portate avanti dal primo giorno che siamo entrati in Parlamento, sono condivise, senz’altro ci fa piacere”.

Tocca ripetersi: politica politicante: quella della povera tattica senza strategia; quella del voler stare a galla e voler a tutti i costi essere accettati nel club del potere. In definitiva, sempre più viene fuori che il Movimento di Grillo è il peggio del “nuovo” che si somma con il peggio del “vecchio”; e deve ringraziare lacune e incapacità, mancanza di vision e personalismi ipertrofici di politici arroganti, prepotenti (e per questo, alla lunga, impotenti).

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