Giornalismo straccione deforma una grande assemblea di Mdp a Napoli. Le cronache quasi ignorano, Repubblica si concentra sull’assenza di Pisapia. I 2500 e più partecipanti come non ci fossero. Stravagante editoriale di Scalfari

Giornalismo straccione deforma una grande assemblea di Mdp a Napoli. Le cronache quasi ignorano, Repubblica si concentra sull’assenza di Pisapia. I 2500 e più partecipanti come non ci fossero. Stravagante editoriale di Scalfari

Se c’era ancora bisogno di una prova del giornalismo straccione, spazzatura rende meglio il concetto, basta scorrere quotidiani, tele e radio giornali e cercare le notizie relative alla “prima uscita pubblica”, così  l’inviato, ma era davvero a Napoli?, di Repubblica, definisce l’assemblea di “Articolo 1-Movimento democratici e progressisti”. Bene, sempre dall’inviato del quotidiano di Largo Fochetti apprendiamo che la “stazione Marittima di Napoli è piena. Più di 2500 persone a questo inizio di cammino”. Ancora bene, diciamo per la precisione che c’erano circa tremila persone. Bene anche perché, sempre su Repubblica leggiamo una notizia, anche se deformata, e non solo gli editoriali stravaganti di Eugenio Scalfari, di cui un esemplare è quello di domenica dal titolo “La missione di Gentiloni e la divina modernità di Francesco” di cui parleremo in seguito. Cercando le notizie sulla iniziativa di Mdp su altri quotidiani, stentiamo a trovarle. E quando se ne parla gli scriba si guardano bene dal dare numeri relativi alle presenze che pure vogliono dire qualcosa. In particolare i telegiornali danno la notizia, riportando solo alcune frasi pronunciate da Roberto Speranza, qualche battuta di Bersani, di D’Alema, come immagini solo inquadrature molto, molto piccole in cui compare anche il sindaco di Napoli, De Magistris. Mai una ampia angolazione in modo da dare una immagine veritiera della partecipazione alla assemblea. Nel guardare i tg, pubblici e privati c’è venuto in mente il recente “Lingotto”, lo show di Renzi Matteo, inquadrato in ogni modo possibile. Immagini di ministri, vice, sottosegretari, il mondo dei poteri forti. L’ex premier che strilla, non sta fermo un momento, sembra morso da una tarantola. Quelli e quelle del suo staff che lo osannano, fanno da guida agli scriba che scodinzolano. Se poi passiamo al televideo pochi passaggi dell’intervento di Speranza e la partita è chiusa. Ci viene da dire meno male che c’è Speranza, sia come cognome che come sostantivo, altrimenti di questa assemblea non ci sarebbe rimasto neppure il segno.

Ancora una volta ignorato l’abc del giornalismo, le cinque W

Non ci stancheremo di ricordare l’abc del giornalismo, le famose cinque W che stanno per: Who? (Chi?), What? (Cosa?), When? (Quando?), Where? (Dove?), Why? (Perché?). Sono cinque regole, giornalismo anglosassone, obbligatorio conoscerle da parte di chi si presenta agli esami per diventare giornalista, professionista o pubblicista. Regole purtroppo dimenticate. Non solo, non c’è più neppure la curiosità di conoscere, che dovrebbe essere elemento di fondo per chi affronta questa professione. Sapere dove sei, chi hai di fronte, cosa vuole, magari parlarci, non limitarti a leggere le veline, vecchie e nuove.

Torniamo così all’inviato di Repubblica che ha il merito, come abbiamo ricordato, di aver reso noto il numero dei partecipanti. Ma si ferma qui. Anzi peggio. Leggiamo l’incipit dell’articolo: “Per la sua prima uscita pubblica Articolo 1 aspettava Pisapia. Invece è arrivato De Magistris. Il sindaco di Napoli ha accettato l’invito degli ex Pd, si è seduto in prima fila accanto a D’Alema creando un quadretto molto particolare e dopo un po’ se n’è andato dicendo: ‘Pronto a un dialogo non a una alleanza. Sentimento ricambiato dagli scissionisti ( ma quando verranno chiamati  con il nome del Movimento? ndr) che cercano altre sponde”. Ed ecco nella prosa dello scriba “repubblichino”, nel senso di giornalista di Repubblica, arriva il sospiro di Speranza che alita: “Peccato”. Poi l’inviato riprende alcune frasi di Speranza riportate dalle agenzie di stampa: “Questa è casa sua (riferito a Pisapia ndr ), noi continueremo a partecipare alle sue iniziative e speriamo che lui si avvicini alle nostre”.

“Arriva De Magistris, Pisapia no”: un titolo che mira a confondere le acque

E nel titolo dell’articolo compare “Arriva De Magistris, Pisapia no”. Insomma si lascia intendere, anzi lo si afferma nei fatti, che questa prima uscita pubblica era stata costruita ad uso e consumo di Pisapia. Ci viene da chiederci, ma davvero l’inviato del quotidiano diretto da Calabresi, pensa che i 2500 presenti a Napoli siano tutti dei coglioni venuti qui per vedere Pisapia, con tutto il rispetto che portiamo all’ex sindaco di Milano, impegnato a costruire dal basso le “Officine delle idee”? Oppure sono il segno che qualcosa si sta muovendo nel panorama politico del nostro Paese, un panorama squallido nel quale, per dirla usando un termine calcistico, bisogna entrare a piedi giunti, certo compiendo anche un fallo. Magari richiamando le cinque W, facendo parlare i protagonisti della grande assemblea, chi sono, come stanno operando per costruire dal basso un grande movimento di massa, vengono dal Pd, tornano a fare politica. Niente, proibito, per i media sono solo degli “scissionisti”. È già tanto se vengono riportate alcune battute che si trovano nelle agenzie di stampa, non c’era bisogno di spendere soldi per gli inviati. Dice Silvia Prodi, nipote di Romano, “Pochi o tanti non so, ma siamo tornati ad essere noi”. E Speranza, mandando anche un messaggio a Pisapia, afferma: “Siamo tornati ad essere noi. Prima eravamo nel partito amico di Marchionne e non degli operai di Melfi e Mirafiori”. Poteva essere un bel titolo per l’articolo dell’inviato di Repubblica, poteva essere un ottimo argomento per le cronache, mai nate, degli scriba.

Chiediamo a Scalfari: ma che c’entra papa Francesco con Etienne de la Boetie?

Arriviamo così al “misterioso” editoriale di Eugenio Scalfari, che fa parte della serie “ricordi”, reminiscenze di letture di libri, che parlano di filosofia, storia. Questa volta  per mettere in luce la modernità di papa Francesco richiama un libro – dice – scritto alla fine del  Cinquecento da Etienne de la Boetie intitolato “Discorso sulla servitù volontaria” e cita alcune frasi. Ci permettiamo di correggerlo. Il testo citato dall’editorialista non è esatto. Riportiamo l’originale: “Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!”. Questa la citazione precisa dal Discorso sulla servitù volontaria di Etienne de La Boetie. L’interrogativo è su come nasce e si afferma la tirannide, e per quale ragione non basti uccidere un tiranno per estirparla per sempre. Ovvero, il dibattito sul consenso popolare all’uomo solo al comando. Cosa diavolo c’entri con quello che dice Scalfari a proposito del dialogo con papa Francesco, resta un mistero. Forse si riferiva a Renzi Matteo, l’uomo solo al comando? Se è così perché chiamare in causa papa Francesco? Mistero. Forse siamo noi, poveri mortali, privi di tanta erudizione, che non capiamo certe sottigliezze. Abituati a dire pane al pane e vino al vino.

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