Gentiloni si fa prendere dall’entusiasmo. “Cala la disoccupazione, anche tra i giovani, grazie alle riforme”. Ma non è così. Ora anche Istat ammette che gli occupati non aumentano e che i giovani restano al palo

Gentiloni si fa prendere dall’entusiasmo. “Cala la disoccupazione, anche tra i giovani, grazie alle riforme”. Ma non è così. Ora anche Istat ammette che gli occupati non aumentano e che i giovani restano al palo

A noi Gentiloni fa tenerezza. Quando parla ha un’aria triste, sconsolata, sembra che stia sempre per accadere qualcosa di grave. Conoscendolo da molti anni ci dispiace ma lo comprendiamo. Gestire una politica come quella praticata da Renzi, i mille giorni che avrebbero dovuto sconvolgere l’Italia, rovesciandola con un calzino, “riforme” che hanno sortito solo  effetti negativi sulla situazione economica e sociale del Paese, non è un bel vedere. Certo anche Gentiloni non è immune da colpe, faceva parte del governo, ministro degli Esteri, ha approvato tutto quello che l’ex premier ha voluto. Lui, come gli altri ministri, molti dei quali del tutto inadeguati a ricoprire ruoli di grande importanza, non ha mai fatto sentire una sua voce critica. Ora addirittura deve “coprire” le malefatte di Renzi, nel senso di politiche sbagliate di cui la Commissione europea ci chiede conto.

Il governo in affanno: manovre, manovrine, correzione dei bilanci,

Manovre, manovrine, correzione dei bilanci, documento di programmazione economica e finanziaria, programma nazionale di riforme, un titolo pomposo che non vuol dire niente, tutti i nodi vengono al pettine in questi giorni. Padoan  incontra il Pd, in vista a tempi stretti un vertice di maggioranza. Di che si discute? Di tutto e di niente. Chiodo fisso di Renzi Matteo la diminuzione delle tasse. Come, dal momento che la manovrina ci costa 3,4 miliardi, lo 0,2% del Pil? E che la Commissione Ue fa tintinnare un campanello di allarme che si chiama procedura di infrazione se non rimettiamo a posto i conti pubblici, subito, senza più rinvii. Le notizie impazzano, i grandi giornali fanno a gara a raccontare le “ipotesi allo studio”. Ogni scriba ha la sua fonte privilegiata e racconta ciò che gli viene suggerito. Una babele di “voci”, le une in contrasto con le altre.  Nel frattempo arriva l’immancabile  “nota” dell’Istat che annuncia: il tasso di disoccupazione a febbraio scende all’11,5%, (-0,3 punti percentuali)”. Anche la disoccupazione giovanile è in calo, “torna ai livelli del 2012, 35,2%”. Un niente, ma finalmente il presidente Paolo Gentiloni tira un sospiro di sollievo, forse anche un sorriso, facce distese a Palazzo Chigi, dove gli umori non sono dei migliori. E l’inquilino, in stile renziano, commenta su Twitter: “Cala la disoccupazione, anche tra i giovani. L’impegno per le riforme ottiene risultati. E continua”.

Cgil: “Gli unici posti di lavoro creati sono precari”. L’aumento degli inattivi

Franco Martini, segretario confederale della Cgil, intervistato da RadioArticolo 1 smorza l’entusiasmo e sottolinea che “gli unici posti di lavoro che si sono creati sono precari, quindi c’è un aumento esponenziale della precarietà. Credo che l’aumento degli inattivi – ha sottolineato  – sia sintomo di un crollo della fiducia. Le persone sanno che di lavoro nuovo e buono ce n’è poco, perché non ci sono state risposte strutturali alla crisi occupazionale. In realtà, quello di cui abbiamo bisogno è una crescita di nuove occasioni di lavoro, e questo non può essere determinato dai bonus, ma da nuove misure di politica industriale, da investimenti pubblici e privati”.

E  Istat, ormai avvertito che non si può andare avanti confondendo le acque, questa volta spiega che al calo della disoccupazione non corrisponde un aumento degli occupati.  Infatti, riportano le agenzie di stampa riassumendo l’analisi dell’Istituto, il numero è stabile rispetto a gennaio, e in effetti si mantiene anche sugli stessi livelli dei quattro mesi precedenti. Mentre la stima delle persone in cerca di occupazione registra un forte calo su base mensile (-2,7%, pari a meno 83 mila): “il calo interessa uomini e donne ed è più accentuato tra i 15-24enni e gli over 50. E la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni nell’ultimo mese è in crescita (più 0,4%, pari a più 51 mila). L’aumento si concentra tra gli uomini, mentre calano leggermente le donne e coinvolge tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali su gennaio”. A dare un colpo all’entusiasmo di Gentiloni arriva anche Eurostat: il tasso di disoccupazione a febbraio è più alto di quello dell’Eurozona attualmente all’8%.

Disoccupazione giovanile: la situazione resta gravissima

Anche per quanto riguarda i giovani gli entusiasmi sono destinati a calmarsi. La situazione era gravissima e tale resta. Intanto non si può fare di tutta l’erba un fascio. Nella fascia di età 15-24 anni in Italia solo il 10% è in cerca di lavoro. Gli altri non rientrano nelle forze di lavoro, e quindi non vanno considerati né per il calcolo del tasso di disoccupazione né di quello di occupazione. Spiega l’Istat: “l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa età è pari all’8,9% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato)”. Se si guarda ai numeri assoluti, per i giovani non cambia un granché: infatti a febbraio il numero degli occupati è invariato, quello dei disoccupati si riduce di 41.000 unità ma quello degli inattivi aumenta di 38.000 nel confronto mensile. Per la fascia 25-34 anni c’è sia una riduzione degli occupati che un aumento di disoccupati e inattivi nel confronto mensile e in quello tendenziale. Su base annua i dati  Istat ci dicono: 17.000 occupati in meno, 57.000 disoccupati in più e 126.000 inattivi in più. Altrettanto allarmanti i dati della fascia successiva: infatti c’è un calo su base annua di 106.000 occupati, i disoccupati in meno sono solo 7.000 ma gli inattivi in più sono 127.000.

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