Emilia. Papa Francesco in visita a Carpi e Mirandola, zone violentemente colpite dal sisma del 2012

Emilia. Papa Francesco in visita a Carpi e Mirandola, zone violentemente colpite dal sisma del 2012

“Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso: c’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”, il messaggio di papa Francesco al popolo dell’Emilia Romagna radunato a Carpi, uno dei luoghi più colpiti dal terremoto del 2012, è forte e chiaro. Carpi era già stata oggetto di una visita di Benedetto XVI all’indomani del sisma. Ma la cattedrale davanti alla quale ha celebrato Francesco (con accanto sull’altare il cardinale Carlo Caffarra, l’ex arcivescovo di Bologna che è uno dei quattro cardinali che hanno espresso “dubia” circa le aperture dell’Amoris laetitia ai divorziati risposati), è stata ricostruita a tempo di record e inaugurata domenica scorsa dai cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato, e Angelo Bagnasco, presidente della Cei e dei vescovi europei, che hanno dunque preceduto il pellegrinaggio di Francesco. Il papa ha dunque benedetto le prime pietre di quattro nuovi edifici della Diocesi di Carpi – la chiesa nuova di Sant’Agata di Ciberno a Carpi, il Centro di spiritualità a Sant’Antonio in Mercadello di Novi di Modena, la Cittadella della Carità a Carpi e la struttura polivalente di San Martino Carano di Mirandola – ma non ha dimenticato, al termine dell’Angelus, di rivolgere un pensiero alla Colombia, colpita dalla tragedia della gigantesca valanga di fango a Mocoa, al Congo, straziato da sanguinosi scontri armati nel Kasai, e a Venezuela e Paraguay.

“Le ferite del terremoto stanno guarendo, ma rimarranno tutta la vita le cicatrici. E guardandole abbiate il coraggio di far crescere i vostri figli nel coraggio e spirito di speranza che avete avuto nel momento delle ferite”. Dopo aver lasciato dei fiori “in memoria di quanti sono morti” in quei drammatici giorni di conque anni fa, papa Francesco si è congedato con queste parole a braccio da Mirandola, uno dei paesi più colpiti nel 2012 dal terremoto del Nord Italia. Francesco si era fermato a visitare la Baxter, azienda biomedicale messa in ginocchio dal terremoto e ora di nuovo in pista avendo salvato 400 posti di lavoro ed è poi entrato nel Duomo passando sotto le impalcature che mantengono il soffitto. La città, in effetti, come rilevato da Francesco, “reca ancora visibili i segni di una prova tanto dura”. “Il mio augurio – ha scandito – è che non vengano mai meno la forza d’animo, la speranza e le doti di laboriosità che vi distinguono. Rimanga saldo il vostro intento di non cedere allo scoraggiamento dinanzi alle difficoltà che ancora permangono”. Dopo quel sisma, ha riconosciuto il Pontefice, “molto è stato fatto nell’opera della ricostruzione ma è quanto mai importante un deciso impegno per recuperare anche i centri storici: essi sono i luoghi della memoria storica e sono spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale”. “Sono certo – ha aggiunto – che non mancherà la buona volontà, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché sia assicurata la rapida realizzazione di questi necessari lavori, per il bene comune”.

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