Elezioni in Germania. Congresso dell’AFD a Colonia. La destra sceglie l’opposizione

Elezioni in Germania. Congresso dell’AFD a Colonia. La destra sceglie l’opposizione

Con il congresso di Colonia, l’Alternative für Deutschland  presenta il programma e i candidati per le elezioni di settembre. La segretaria Frauke Petry è stata isolata e sconfessata dal resto del partito, che intende proseguire sulla linea della destra populista. Si è trattato di uno scontro politico tra diverse anime dell’AfD oppure soltanto di strategia elettorale?

Il congresso dell’Alternative für Deutschland a Colonia è trascorso senza gravi incidenti. Tra ieri e oggi la destra tedesca ha gettato le basi della campagna elettorale dei prossimi mesi, presentando un programma, indicando un duo di candidati e, soprattutto, dichiarando esplicitamente i propri fini elettorali. Nulla di più e nulla di meno di quanto potessimo attenderci, mentre l’unica sorpresa, incarnata in questo caso dalla “mozione per il futuro” presentata da Frauke Petry, è stata clamorosamente respinta a larga maggioranza dai delegati del partito. Gli esiti del congresso di Colonia parrebbero quindi riproporre una vecchia tara delle destre tedesche (e non soltanto) dove gli esponenti conservatori si trovano in lotta con gli “intransigenti” e, immancabilmente, questi ultimi prendono il sopravvento. Tuttavia, nonostante l’AfD sia indubbiamente percorsa da correnti interne e covi una feroce lotta per il potere, le vicende del congresso di Colonia rispondono a dinamiche più complesse.

Una sconfitta tattica per Petry

La segretaria dell’AfD, Frauke Petry, avrebbe inteso adoperare il congresso di Colonia per imprimere una nuova svolta al proprio partito – eguale e contraria a quella che aveva determinato l’estromissione dell’ala liberale di Bernd Lucke nel 2014 e l’adesione a un’agenda politica orientata verso la destra populista. Rimettendo la propria candidatura per la cancelleria alla vigilia del congresso e presentando sabato la cosiddetta “mozione per il futuro”, Petry ha sollevato un problema strategico all’interno del partito, che si potrebbe ridurre alla domanda: vuole o meno l’AfD governare la Germania?

Gli scarsi risultati elettorali nei Länder occidentali e la flessione negativa registrata nei sondaggi (dove l’AfD è data ormai sotto il 10%) hanno probabilmente determinato simili riflessioni, la cui risposta deve necessariamente fare i conti con la realtà del panorama politico tedesco – dominato da CDU/CSU e SPD – e con la cultura civile condivisa dalla maggior parte della popolazione – per cui ogni eco di nostalgie neo-naziste equivale a un bando inappellabile. Non è un caso infatti che le proposte di Petry fossero giustificate con un richiamo alla Realpolitik e non implicassero quindi una qualche conversione politica o un “ravvedimento” davanti alla deriva del partito verso l’estrema destra. Con la “mozione per il futuro” la segretaria intendeva rendere l’AfD “capace di alleanze” (quindi presentabile a un elettorato più vasto) e  in grado di dialogare quantomeno con la destra della CDU/CSU e con i liberali dell’FDP. Il fine dichiarato era quello di portare l’AfD in un eventuale governo di coalizione con le elezioni del 2021. Il partito, tuttavia, ha rifiutato la mozione.

La “normalizzazione” mancata

La reazione dei delegati è stata netta e chiassosa. Jörg Meuthen ha tuonato contro ogni alleanza con i “partiti dell’establishment” e il suo intervento è stato accompagnato da applausi scroscianti. Più in generale, il congresso ha rigettato ogni passo verso una “normalizzazione” del partito: il leader turingese Björn Höcke, vicino a posizioni neo-naziste, non verrà espulso e nessuna misura sarà prevista per limitare le derive estremiste dei membri, mentre è stato del tutto evitato il dibattito su temi controversi come quello dei rapporti con Israele.

Il programma, approvato oggi, è pertanto una miscela di temi cari al populismo, tanto europeo quanto statunitense, in cui figurano l’uscita della Germania dalla moneta unica, la chiusura dei confini, la revisione delle politiche di asilo, il rimpatrio degli immigrati irregolari e l’accettazione solo di migranti “qualificati”, l’abbandono dell’attuale politica energetica – che dovrebbe portare la Germania a un ampio utilizzo di fonti rinnovabili e a una prossima chiusura di tutte le centrali nucleari. In campo economico, il programma riprende le linee liberiste che hanno caratterizzato l’AfD dalle origini, proponendo la cancellazione del salario minimo e una riduzione dello stato sociale. A queste si aggiungono altre misure “popolari”, come l’abolizione del canone radio-televisivo, e “ripicche” contro i propri avversari, come nel caso della revoca del supporto finanziario pubblico alle attività religiose – motivata dall’ostilità che chiese cattoliche e protestanti mostrano contro l’AfD.

Una strategia di breve periodo

Volendo trarre una conclusione dal congresso di Colonia, questa sarebbe una e semplice: l’AfD non intende assolutamente competere nella corsa per la cancelleria, non vuole presentare nessun anti-Merkel o mettere seriamente in discussione l’esito delle elezioni. Il fine dell’AfD, come dimostra tanto il programma quanto l’aver scelto un duo di candidati (al pari della Linke e dei Grüne), è quello di entrare in forze nel Bundestag, tentando di raccogliere il maggior numero possibile di consensi e, quindi, di rappresentare un’importante fronte dell’opposizione nella prossima legislatura. La linea proposta da Petry è stata rifiutata perché prematura e foriera di spaccature nel partito. Al contrario, la stessa scelta dei due candidati – il nazional-conservatore Alexander Gauland e l’economista liberale Alice Weidel – risponde all’intenzione di tenere assieme le frange divergenti dell’AfD, senza delineare una precisa direzione politica o definire una coerente proposta di governo ma, piuttosto, tentando di intercettare il maggior numero possibile di elettori.

La “mozione per il futuro” forse ricomparirà, magari all’indomani delle consultazioni di settembre o alla vigilia delle elezioni del 2021. Nell’immediato, l’AfD ha scelto di non scegliere, probabilmente allo scopo di recuperare i consensi persi negli ultimi mesi e con la convinzione, altrettanto real-politica, che numerosi fattori esterni potranno facilmente determinare il successo o meno del partito – in primo luogo, proprio i risultati elettorali in Francia e i conseguenti contraccolpi sull’Unione europea. Infine, saranno le elezioni nello Schleswig-Holstein il 7 maggio e quelle, ancor più importanti, nel Nordrhein-Westfalen la settimana successiva, a offrire un primo banco di prova per le scelte del congresso di Colonia.

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