Ecce “manovrina” che non ci porta da nessuna parte. Solo clientele. Il monito di FMI, Bce, Fitch: Italia a rischio, ripresa fragile, fallisce la riduzione del debito. In agguato le antiche “marchette”

Ecce “manovrina” che non ci porta da nessuna parte. Solo clientele. Il monito di FMI, Bce, Fitch: Italia a rischio, ripresa fragile, fallisce la riduzione del debito. In agguato le antiche “marchette”

Ecce “manovrina”. Ora sì che ci  sentiamo rassicurati, i conti vanno a posto, i miliardi scorrono come l’acqua impetuosa dei torrenti, niente aumenti  delle tasse per chi più ha, ci mancherebbe in clima di elezioni, Renzi gongola. La “manovrina” diventata un “decretone” zeppo di sogni, di bugie raccontate agli italiani arriva proprio nel momento in cui il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea smentiscono  l’ottimismo, ci avvertono che la “crescita è fragile”, che le previsioni del governo sul Pil sono fasulle, non sostenute da alcun dato reale. Addirittura l’Agenzia Fitch abbassa il rating da Bbb+ a Bbb senza il più.  Il linguaggio del mondo economico è complicato ma tradotto significa che la crescita per il 2017 sarà dello 0,9 e non dell’1,1 come previsto dal governo e parla di “fallimento nella riduzione del debito elevatissimo”. Padoan se ne ha a male, ma la realtà dei numeri non si può nascondere. Non solo: l’agenzia parla di un “governo debole e instabile”. Anche loro, quelli di Fitch, leggono i giornali che parlano di un Renzi che vuolae andare alle urne entro settembre e mandare a casa Gentiloni.

Ma i ministri leggono quello che approvano? Pare di no

Dopo ripetuti annunci la “manovrina” ora è sul tavolo del Presidente della Repubblica che l’ha attesa per dieci giorni senza che nessuno si degnasse di dire che non di “manovrina” si tratta come da richiesta   della Commissione Ue che ci ha chiesto di correggere i conti, 3,4 miliardi, uno 0,2% che manca all’appello. Ai cittadini italiani, ma anche ai parlamentari, allo  stesso Mattarella, l’11 aprile il ministro Padoan aveva annunciato che i giochi erano fatti. Il Consiglio dei ministri, infatti, aveva   messo a punto la risposta da inviare a Bruxelles, la correzione del bilancio come era stato richiesto. Non solo, il ministro dell’Economia aveva addirittura aveva affermato che i “burocrati” di Bruxelles, così li chiama Renzi Mattteo, erano d’accordo con le linee generali della “manovrina” che lui aveva loro esposto nel corso di incontri “informali”. Il testo uscito dal consiglio dei ministri era stato approvato “salvo intese”. Tradotto dal politichese significava che, di fatto, non era stato approvato alcun testo. Forse solo delle linee generali. Ormai, vedi l’allucinante vicenda del decreto anticorruzione da cui scompare l’articolo più importante, approvato dal consiglio dei ministri, non c’è che una domanda da porre ai nostri ministri: ma leggono ciò che approvano? Anche al ministro Padoan cresce il naso come a Pinocchio. Visto che Renzi Matteo aveva posto il veto al solo uso di parole come Iva e  tasse, l’astuto ministro ha messo in cantiere non una “manovrina” ma un decretone dove dentro c’è di tutto, e di cui l’Ansa è riuscita a leggere alcune pagine. Ne abbiamo parlato anche noi. Ma pare che ci siano nuovi aggiustamenti. Appena firmato il testo da parte di Mattarella, ci sarà la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, poi la trasmissione alle Camere, il voto e l’invio a Bruxelles entro il 30 aprile, data ultima fissata dalla Commissione europea per evitare l’apertura della procedura di infrazione.

Il ministro dell’Economia: “è quasi una finanziaria, con 68 articoli”

Dice lo stesso Padoan, quasi per caso, in un momento di “riposo” della riunione del Fondo monetario internazionale a Washington che la “manovrina”, una presa in giro chiamarla così, visto che si tratta di  ben 68 articoli, è “quasi una finanziaria che si impernia su quattro punti: aggiustamento, finanziamento alla crescita, risorse per gli enti locali e risorse per il sisma. È pronto anche il  decreto per gli investimenti”. I parlamentari con ogni probabilità cominceranno ad esaminare il provvedimento non prima di mercoledì prossimo. Sono passate ben due settimane dal varo, fasullo, annunciato da un consiglio dei ministri altrettanto fasullo. Oltre  alle misure annunciate, interventi a favore delle imprese in particolare, assunzioni da parte dei Comuni a tempo determinato, stagionale, se ci sarà uno sponsor a pagare il costo. Un “voucher” in una nuova versione che prevede lo sponsor. Per chi trivella niente Imu–Tasi, nemmeno l’Ici perché le piattaforme offshore, ricadono nel “mare territoriale”, non sono fabbricati. Trovata geniale, insieme a tante altre cose che fanno la gioia dei palazzinari romani, vedi stadio della Roma.

Nuova rottamazione riguarda le liti tributarie, invito ad evadere

C’è anche una nuova rottamazione, annunciano le agenzie di stampa. Riguarda le liti tributarie, con la chiusura dei conti in caso di contenzioso con il fisco, senza pagare sanzioni o interessi. Un invito esplicito all’evasione. Per capire bene la portata di quanto sta avvenendo, alle spalle dei cittadini, dello stesso Parlamento, delle forze  sociali  basta leggere  una dichiarazione del presidente della Commissione Bilancio del Senato, Giorgio Tonini, certo non un pericoloso rivoluzionario. Dice: “Mi auguro che il governo voglia assegnare al Senato in prima lettura il decreto sulla manovra, anche perché abbiamo visto il decreto fiscale e la legge di bilancio in maniera necessariamente molto rapida, limitandoci a votarli con la fiducia nel testo pervenuto dalla Camera”. Si apprende che i sentori hanno votato un provvedimento così importante praticamente al buio. Lo avevamo  scritto. Ora si apprende ufficialmente che nell’ era renziana, si vota al buio. Tonini prosegue ritenendo “opportuno che il terzo documento che riguarda il bilancio 2017 fosse assegnato a noi o venisse garantita una seconda lettura piena, assicurando che per la prima lettura non si impieghi oltre il mese di tempo per consentire al Senato un tempo congruo per discutere ed emendare il testo, avendo tempo per la terza lettura conforme questa volta da parte della Camera”. A parte la prosa, un oltraggio alla nostra bella lingua, ci pare giusto che ora venga richiesto il tempo necessario per discutere ed emendare il testo. Giusto, ma non vorremmo che il “tempo” venisse impiegato per  inserire nel “decretone” quelle che una volta venivano chiamate “marchette”. Ognuno ci mette del suo per accontentare i “clienti”. Ce ne sono già troppe. Ma, come si dice, l’appetito vien mangiando, e le elezioni amministrative di giugno fanno gola a molti, troppi. In particolare al Pd e a Renzi Matteo che si appresta a tornare segretario del partito. Ne vedremo delle belle. Così si dice quando di bello non c’è niente. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.

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