Dal M5S voglia di piattaforma Rousseau per cambiare le regole di Roma Capitale. In quattro punti pilastri della ‘democrazia diretta’ ideata da Casaleggio senior

Dal M5S voglia di piattaforma Rousseau per cambiare le regole di Roma Capitale. In quattro punti pilastri della ‘democrazia diretta’ ideata da Casaleggio senior

Il Movimento 5 Stelle vuole cambiare alla radice la democrazia rappresentativa del governo di Roma Capitale e lo fa attingendo a piene mani dalle proprie regole e nella mattinata di martedì, in Campidoglio, è stata presentata quella che potrebbe minare alle fondamenta le attuali regole. Il tentativo di Raggi & C è quello di modificare lo
Statuto di Roma Capitale  introducendo gli strumenti di democrazia diretta. La proposta di delibera è centrata su quattro pilastri: petizioni online, referendum senza quorum, bilancio partecipativo e proposte di delibera d’iniziativa popolare. In questa presentazione a guidare la svolta ci ha pensato Flavia Marzano, assessore alla Roma Semplice:

Marzano (Roma Semplice): “Nessuno deve restare indietro. Combattiamo per far partecipare i cittadini”

“Stiamo lavorando e sono tanti anni che combattiamo perché i cittadini siano autorizzati a partecipare. È una battaglia lunga – ha detto l’assessore a Roma Semplice Flavia Marzano – Il nostro portale oggi non è accessibile, lo stiamo ristrutturando in modo che lo sia. Nessuno deve restare indietro, ma ci sono troppi cittadini che in internet non sono mai andati. Roma è semplice solo se diventa il luogo dove i diritti e i doveri sono facili per tutti e dove tutti possono contribuire e attraverso questo strumento sarà possibile”.

Sturni: “Nello Statuto di Roma Capitale, strumenti di democrazia diretta”

A illustrare l’impalcatura di quella che il M5S considera una rivoluzione, ci ha pensato il consigliere M5s e presidente della commissione Riforme Roma Capitale Angelo Sturni che ha detto: “Abbiamo deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta nello statuto di Roma Capitale.

Petizioni popolari elettroniche

Il primo punto riguarda le Petizioni popolari elettroniche: è un diritto già previsto nell’ordinamento italiano e garantito anche dalla costituzione, ma non è stato mai applicato. Il M5s in meno di un anno di governo della Capitale, lo fa. Ci siamo ispirati al modello delle camere inglesi: i cittadini potranno presentare le petizioni popolari direttamente in assemblea capitolina.

Referendum senza quorum

Secondo punto: referendum senza quorum perchè in questi anni tanti referendum sono andati persi per mancato quorum. Parliamo del quorum di partecipazione che rende valido il voto referendario. Ma la proposta per essere presentata ha bisogno di un numero di firme uguale a quello già previsto dallo statuto vigente, pari a 30mila firme circa, cioè l’1% della popolazione residente. Inoltre abbiamo introdotto anche il referendum propositivo.

Sperimentazione del voto elettronico

Altro strumento che vogliamo mettere in campo, la sperimentazione del voto elettronico, come avviene negli Usa. Inoltre ci sarà la possibilità da parte dell’assemblea di proporre una controproposta. Lo strumento del Bilancio partecipativo è già usato in molti comuni d’Italia e darà la possibilità ai cittadini di responsabilizzarsi.

Consultazioni online, ovvero la piattaforma Rousseau

Infine altro punto sono le Consultazioni online: vogliamo avviare il modello della piattaforma Rousseau anche sul sito di Roma Capitale. Questo consentirà all’amministrazione di comprendere le esigenze della città e dei cittadini. In cinque anni vogliamo passare a Roma da mafia capitale alla capitale della democrazia diretta”. Rispetto al sistema d’identificazione online Marzano ha poi chiarito che “sarà garantito dal sistema Spid già in essere”.

Pd all’attacco. Bonaccorsi: “Dopo Genova sentir parlare di democrazia diretta è ridicolo”

E non si sono fatte attendere le reazioni dell’opposizione, con il Pd a guidare l’attacco in una personale battaglia contro Raggi e soprattutto il M5S. Tra i primi a dar fuoco alle polveri la parlamentare democrat, Lorenza Bonaccorsi che mette nel conto il caso Genova: “Dopo Genova sentire i 5 stelle parlare di democrazia diretta è ridicolo. Non contenti del manuale Cencelli per le nomine ora vogliono consegnare definitivamente la vita della Capitale al controllo della Casaleggio associati? Altro che democrazia diretta, cercano il controllo diretto”.

Esposito: “Dal M5S pesce d’aprile in ritardo”

“Democrazia diretta dei 5 stelle a Roma: cos’è un pesce d’aprile in ritardo? Democrazia diretta come a Genova, dove i voti dei militanti sono stati cancellati da Grillo perché non piaceva la candidata? Trasparenza come per i casi Marra, Romeo, Muraro? I 5 stelle pensassero ad amministrare la città, a far funzionare Atac, a raccogliere i rifiuti e chiudere le buche. È un anno che sono al governo della Città producendo solo scandali e disastri conditi da guerre di potere e scontri d’interesse”.

Ilaria Piccolo: “Lo Statuto Comunale è materia esclusiva dell’Assemblea Capitolina”

“Lo Statuto comunale è una materia di competenza esclusiva dell’Assemblea Capitolina e non è ad appannaggio di un solo gruppo politico. È fuori luogo che un gruppo consiliare e in questo caso il Movimento Cinque Stelle, presenti una proposta di modifica dello Statuto di Roma Capitale insieme a un Assessore e a un Deputato. Questa è una materia di specifica competenza dell’Assemblea Capitolina ed è la norma principale che regola il funzionamento della massima istituzione capitolina insieme al regolamento comunale. In democrazia le regole si costruiscono insieme e diventano patrimonio di tutti i cittadini di qualsiasi tendenza politica – continua Piccolo – In questo caso invece si fa cadere dall’alto una proposta che dovrà essere adottata con maggioranza qualificata dei 2\3 dei membri dell’assemblea comunale, senza aver mai avviato un opportuno confronto nelle commissioni specifiche. Peraltro si da una valenza simbolica tutta legata alle dinamiche interne m5s con l’unico scopo di attribuirsi una velleitaria patente di democrazia. Non accettiamo questo metodo e tanto meno lezioni di democrazia da chi, attraverso il proprio leader, cancella consultazioni di ‘democrazia diretta online’ ribaltandone, immediatamente dopo, i risultati come accaduto nelle cosiddette ‘comunarie’ di Genova”.

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