Conti pubblici. Un Ufo si aggira nel Consiglio dei ministri all’insegna del mistero. Gentiloni e Padoan ancora in alto mare. Manovrina, Def, solo parole. La realtà: 2018, servono 35 miliardi. Lacrime e sangue

Conti pubblici. Un Ufo si aggira nel Consiglio dei ministri all’insegna del mistero. Gentiloni e Padoan ancora in alto mare. Manovrina, Def, solo parole. La realtà: 2018, servono 35 miliardi. Lacrime e sangue

Al cittadino non far sapere quanto si appresta ad approvare il Consiglio dei ministri. Addirittura solo a tarda sera viene confermata la riunione del governo. Ma quali saranno i provvedimenti in discussione non è dato sapere. Un Consiglio dei ministri, di straordinaria importanza dal momento che sono in discussione i conti  pubblici, la manovrina richiesta da Bruxelles, il documento di economia e finanza, il piano delle riforme, si è trasformato in questi giorni in un oggetto misterioso, un Ufo, viene da dire, che si aggira a Palazzo Chigi. Ma i numeri in discussione non sono un esercizio di pura contabilità, riguardano le condizioni di vita e di lavoro, o di non lavoro, di milioni di cittadini. Dal ministero dell’Economia, da Palazzo Chigi, si fanno circolare informazioni che dicono tutto e il contrario di tutto. Si tenta di nascondere la realtà della situazione economica, difficile, pesante, che i “mille giorni” di Renzi Matteo hanno aggravato. Si utilizzano i dati Istat per far credere che ora siamo con il vento in poppa. Proprio in vista del Consiglio dei ministri, guarda caso, arrivano i dati Istat sulla produzione industriale. L’Istituto segnala mese per mese, un mese sale di un punto, il mese dopo, perde il punto, poi lo recupera. E un misero 1% fa gridare ministri e viceministri, sottosegretari, con  Renzi a dirigere il coro, la ripresa c’è, la Commissione Ue non può non tenerne conto. Padoan e Morando, viceministro, l’uomo di fiducia dell’ex presidente del Consiglio, ostentano sicurezza. Ma dimenticano di guardare, come dovrebbero fare economisti degni di questo nome, ad una serie di dati e non ad un numero isolato. Allora si accorgerebbero che dal 2008 ad oggi la produzione industriale ha perso quasi il 25%. Non solo, come nota Federconsumatori, per quanto riguarda i consumi siamo addirittura in negativo rispetto all’anno passato e sempre sul 2008 la spesa delle famiglie è diminuita del 12,6% e quella relativa alla salute del 28,9%.

Per coprire 3,4 miliardi chiesti dalla Ue mancano ancora  800 milioni

Non solo, Padoan si fa forte della dichiarazione del vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, il quale ha affermato che le misure che il governo italiano si prepara a varare sono “in linea” con le osservazioni fatte dalla Ue. Ma a cosa si riferisce? Alla manovrina, al Def, al Piano di riforme? Mistero. Il vicepresidente è rimasto nel generico dando per buona l‘illustrazione fatta da Padoan. Cosi anche Moscovici. Noi pensiamo che le loro parole si riferissero alla manovrina, la correzione che vale 3,4 miliardi dei conti pubblici. Bene, a poche ore dal Consiglio dei ministri il “menù”, dicono alcune agenzie di stampa, è ancora aperto. Non solo. Si fa presente che la scelta definitiva spetterà “collegialmente” ai ministri e, forse, potrebbe slittare di qualche giorno, magari giovedì un nuovo Cdm. Bruxelles può attendere, porti pazienza, la letterina per scongiurare l’apertura per la procedura di infrazione, arriverà con qualche giorno di ritardo. 2,5 miliardi sarebbero stati trovati, ma 800-900 milioni sono ancora ballerini. I tecnici del ministero del Tesoro hanno approntato il menù: 1 miliardo di euro arriverà dall’estensione dello split payment dell’Iva, il meccanismo che obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’Erario l’imposta sulle fatture emesse dai propri fornitori, 700 milioni di tagli di spesa, circa 200 milioni arriveranno da una revisione delle accise sui tabacchi, altri 500 milioni saranno recuperati da nuove tasse su slot machines e video lotterie, mentre 200 milioni è l’incasso che si stima di ottenere dalla rottamazione delle liti fiscali. Dove trovare gli 800 milioni che mancano? La tassa sulle bibite gassate ha avuto lo stop del ministro Martina, colui in predicato per diventare il vice di Renzi quando tornerà ad essere segretario del Pd. Quindi la sua parola non può essere messa in discussione. Si pensa ad una stretta sulle cartelle di Equitalia, una accelerazione per il pignoramento di beni di chi non ha pagato le tasse. Un “invito” ai debitori a saldare subito.

Renzi ha bisogno di vendere fumo. Annunciate misure “espansive per la crescita”

Tutto qui? Certo che no. In tempi di primarie del Pd, di campagna elettorale, prima o poi si va al voto, Renzi non ha rinunciato ad una chiusura anticipata della bottega affidata temporaneamente a Paolo Gentiloni ed ha bisogno di vendere fumo, la manovrina è solo un “incidente di percorso”. Nei suoi  mille giorni Renzi ha pensato al futuro, al Documento di economia e finanza e al Piano nazionale  per le riforme. La conferma viene dal direttore generale del Mef, il ministero dell’Economia e Finanze, Fabrizia Lapecorella, che ha dichiarato: “Domani nel Cdm insieme al Def verrà approvato anche un articolato provvedimento che non solo conterrà la manovra di aggiustamento del deficit dello 0,2%, ma sarà integrato con misure a favore di interventi nei territori colpiti dal sisma, con misure che riguarderanno la finanza degli enti locali e misure di carattere espansivo per la crescita”, sottolineando che “di colpo si è materializzato questo mostro di provvedimento”.  Se lo dice lei, non c’è bisogno di ulteriori commenti. Scherziamo, pensiamo che  la parola “mostro” sia usata in senso positivo, oppure i cronisti delle agenzie hanno frainteso.

Parole grosse: si ridisegna il quadro macroeconomico italiano

Tutto può essere, dal momento che  Padoan “ha più volte insistito – scrivono le agenzie – sui segnali incoraggianti di inizio anno che lasciano prevedere  un’espansione più robusta”.  Il rialzo delle stime di crescita potrebbe passare dall’1% all’1,1%. Ma non si esclude, bontà  di lor signori, che la “manovra possa avere un effetto depressivo”. Insomma, il Consiglio dei ministri, con il Def, “ridisegnerà il quadro macroeconomico italiano”.  Troppa grazia Gentiloni e Padoan. Il 2018 viene dipinto come un anno tutto rosa, addirittura il pareggio di bilancio, di sicuro nel 2019. Si parla di “stimoli” alla contrattazione decentrata, tradotto significa lo smantellamento della contrattazione nazionale come chiede Confindustria, ancora contributi per chi assume giovani sotto i 35 anni, un nuovo Jobs act. Poi fondi per le zone terremotate, il correttivo Ape per i lavori gravosi, una presa in giro viste le condizioni che saranno poste per ottenere l’Ape sociale. Ancora, interventi per combattere la povertà, si tratta di un semplice passaggio di provvedimenti oggi in atto da parte degli enti locali a un non meglio identificato organismo nazionale, poi lo sconto fiscale nelle buste paga delle donne, ultima notizia fatta circolare. Sempre in questo Consiglio sono previste “azioni” che possono consentire ai Comuni e alle Province di approntare i bilanci in scadenza alla fine di questo mese. Abbinato al Def viene annunciato un “allegato” che riguarda le infrastrutture, ben 119 opere strategiche da iniziare. Nel frattempo viene annunciato che per l’autostrada tirrenica la quarta corsia non si può fare perché non ci sono i soldi. Magari in questo caso si sarebbe trattato di un’opera faraonica da evitare e non creerà rimpianti. Il “libro dei sogni” non si ferma qui. Ci sono i “piani” per il Mezzogiorno, concordati con le Regioni quando Renzi fece il giro elettorale per il referendum costituzionale, altri interventi, bonus  e cose simili.

Dimenticano di dire, e questo lo fanno anche i media, ciò che ci attende nel 2018. Se non si troveranno 20 miliardi si dovrà aumentare l’Iva. Ancora: altri 15 miliardi servono per gli interventi di carattere “sociale”, quelli annunciati. Insomma lacrime e sangue. La grancassa suona a vuoto.

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