Come la vittoria di Macron in Francia è stata strumentalizzata in Italia. Dal Pd, dove è in corso l’espulsione dell’anima socialista e di sinistra. Vera posta in gioco delle primarie

Come la vittoria di Macron in Francia è stata strumentalizzata in Italia. Dal Pd, dove è in corso l’espulsione dell’anima socialista e di sinistra. Vera posta in gioco delle primarie

C’è una certa confusione nel modo in cui è stata valutata in Italia e in Europa la vittoria di Emmanuel Macron al primo turno delle presidenziali francesi. È vero che dovrà sfidare al ballottaggio del prossimo 7 maggio Marine Le Pen, la leader storica del Front National, partito notoriamente schierato all’estrema destra xenofoba e razzista, che ha segnato il massimo storico dei suffragi con 7,7 milioni di voti. E dunque è giusto interpretare la partita che in queste due settimane ha luogo in Francia come lo scontro tra i valori della democrazia liberale e laica del repubblicanesimo e il “sovranismo” nazionalista chiuso e bigotto.

Fassina, Renzi e Martina gareggiano a chi applaude più forte per Macron. Ma se avessero letto almeno i titoli del suo programma…

Ma fare di Macron il campione dell’europeismo tout court, o addirittura, come afferma Piero Fassino, colui che “anche in Francia” ha prodotto la nascita di “un centrosinistra come espressione di un nuovo riformismo europeo” ce ne corre. Fassino aggiunge che “in qualche modo con Macron nasce in Francia ciò che in Italia è sorto con il Pd”. L’enfasi su Macron non si ferma qui. “Bravo Macron”, scrive Matteo Renzi su Facebook, “La vittoria di Macron al ballottaggio francese potrebbe dare molta forza a chi vuole cambiare l’Europa. Chi ama l’ideale europeista sa che gli avversari sono i populismi. Ma sa anche che l’Europa è un bene troppo grande per essere lasciato ai soli tecnocrati”. Il suo “secondo”, Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura, non vuole certo essere da meno, in questa gara dell’applausometro verso Macron. Infatti, secondo Martina, “Il risultato di Macron è importantissimo, credo sia un segnale fondamentale per tutti i democratici riformisti progressisti europei. La Francia così può dare un contributo fondamentale per cambiare l’Europa, certo, dovremo aspettare il ballottaggio, ma dal voto francese arriva già un segnale forte, di una generazione nuova che si mette in campo e spinge per una nuova Europa, più sociale”. Non ancora contento di questo primo applauso, Martina si spinge fino a celebrare il Macron che “ha affrontato e saputo interpretare delle sfide decisive come il fenomeno migratorio e il rilancio dell’anima sociale del progetto europeo”. Perbacco, quest’ultima notizia mancava a noi e mancava perfino ai francesi. Così abbiamo dato un altro sguardo al programma “sociale” di Macron, e abbiamo capito che se l’equazione Macron uguale Pd fosse vera, ci sarebbe da preoccuparsi, e parecchio. Altro che riformismo europeo. Il programma elettorale del candidato presidenziale Macron parla esplicitamente di “rivedere le leggi sul lavoro, a vantaggio delle imprese”, di “taglio delle tasse alle imprese”, con una sorta di prelievo regressivo, per cui chi ha di più paga di meno in proporzione al reddito, riforma del sistema degli aiuti alla disoccupazione, “tagli alla spesa pubblica, riduzione del settore pubblico, riduzione dei parlamentari, assunzione di 10.000 addetti nelle forze dell’ordine”. Sembra un programma riformista? La prima risposta è decisamente no. Non è un caso che l’endorsement più forte ed efficace a Macron sia pervenuto proprio dal presidente del Medef, la Confindustria francese, Pierre Gattaz, che lo sostiene “sul piano economico e sociale senza ombra di dubbio” e si dice pronto alla “resistenza” qualora il ballottaggio dovesse vincerlo Marine Le Pen. Ricordiamo, en passant, che Pierre Gattaz è stato il più strenuo e feroce sostenitore del Codice francese del lavoro, approvato purtroppo dalla maggioranza socialista, che diede vita a un fortissimo conflitto sociale con settimane di scioperi e manifestazioni in tutta la Francia, con un forte protagonismo sindacale, operaio e studentesco. Il riformismo del Pd ha fatto lo stesso con il Jobs act, agendo a favore delle imprese contro i diritti dei lavoratori. Come non rammentarlo? Ma si tratta di un riformismo regressivo, che accetta di far pesare al lavoro e ai lavoratori i costi della crisi economia sanguinosa.

Altri commentatori sono critici nei confronti di Macron, pur votandolo. Juppè gli chiede di rivedere il programma

Che Macron sia il frutto delle scelte dei campioni del neoliberismo non lo diciamo solo noi. Lo dice perfino Alain Juppè, conservatore e repubblicano, nell’annunciare il suo voto per Macron, ma al quale chiede di ripensare il suo programma di riforme, e soprattutto di ripensarlo mettendo al centro “l’obiettivo della piena occupazione, mettendo istruzione e formazione al cuore delle politiche pubbliche, consolidando la protezione sociale”. Se l’ex sfidante di Fillon lo chiede vuol dire che quegli impegni “sociali” sono assenti dal programma di Macron, con buona pace dei tanti plaudenti piddini. Lo dicono i giovani francesi, che hanno votato in massa per France Insoumise di Jean-Luc Melenchon, risultato di gran lunga primo tra gli under 25. Lo dice Thomas Piketty, che pure aveva sostenuto le ragioni del candidato socialista Bernard Hamon. Piketty si chiede come sia possibile aver sostenuto un candidato come Macron: “se sei di sinistra, andare a sostenere un candidato come Macron, che propone una tassazione regressiva a tutti i livelli, anche sui patrimoni, che senso ha?”. Se dunque quella incarnata da Macron fosse davvero l’Europa “sociale”, avremmo enormi dubbi che possa funzionare in modo diverso dal passato, cioè rispetto alle politiche di austerità e di distruzione di milioni di posti di lavoro, a vantaggio della grande impresa, sostenuta attraverso politiche fiscali favorevoli. Macron non è che il personaggio politico più vicino alla continuità delle politiche socialiste di Hollande e Valls, che hanno portato alla sconfitta dei socialisti stessi. Per questo, oggi lo stesso Hollande ha voluto rendere noto, con un comunicato, il suo sostegno a Macron. Certo, l’ha fatto per sbarrare la strada alla demagogia neofascista di Le Pen e del Front National, indicando con ciò i rischi di una sua vittoria. Ma dimenticare l’amara sconfitta di Hamon e l’accusa contro lo stesso Hollande di averlo tradito al primo turno è francamente un segno di debolezza del presidente della Repubblica uscente. C’è una grande questione socialista in Europa e in Italia.

La grande questione socialista europea e la volontà del Pd renziano di spogliarsi da ogni valore, idea o programma di sinistra e socialista (la vera posta in gioco delle primarie)

Lo sa bene Giuseppe Fioroni che coglie l’episodio francese al volo per polemizzare con il Partito democratico. L’ex ministro dell’Istruzione lo scrive in un tweet: “La vittoria di Macron indica un progetto di rinnovamento fuori dall’esperienza socialista. Era necessario che il Pd aderisse al Pse?”. In fondo, dice la verità: l’equazione Macron uguale Pd che in queste ore sta facendosi strada nel partito renziano a pochi giorni dalle primarie del 30 aprile, rimette in gioco l’adesione al Pse e la natura di sinistra più volte evocata, ma mai realmente praticata negli anni del suo governo. Giuseppe Fioroni non è il solo a portare la polemica antisinistra e antisocialista all’interno del Pd. La capogruppo Pd in Commissione Politiche comunitarie, Marina Berlinghieri, va giù con durezza, come se la crisi dei socialisti in Europa fosse un punto favorevole e non invece un drammatico evento. Per giustificare l’attacco, la Berlinghieri scrive: “In cinque anni il candidato del Partito socialista francese alla presidenza della Repubblica ha perso l’80% dei voti, passando da dieci a due milioni di consensi, dal 28% al 6%. Un dato che fa riflettere, che arriva dopo il tracollo dei socialisti anche in altri paesi europei come l’Olanda. Un dato che dovrebbe mettere in guardia chi spara in maniera preventiva sull’affluenza alle primarie del Pd: in pochi anni a livello internazionale è cambiato tutto, partiti storici come socialisti francesi e gollisti non arrivano neanche al ballottaggio, i socialisti francesi hanno perso quasi tutto il loro elettorato, e da noi c’è chi già si lamenta e apre il lunare dibattito tra un milione e due milioni di votanti?”. Ora, quale sia, in questa argomentazione, il nesso tra destino dei socialisti e congresso del Pd, la deputata Berlinghieri non lo dice esplicitamente, ma l’obiettivo è chiaramente Andrea Orlando, e l’anima di sinistra che ancora aspira a gareggiare. È la dimostrazione evidente che esiste un polo maggioritario all’interno del Partito democratico che vuole “cacciare” la sinistra, e chi ancora si definisce socialista, approfittando della batosta francese. Infatti, scrive la deputata iper-renziana “in questi cinque anni ci sono partiti socialisti che sono sostanzialmente scomparsi, mentre il Pd è rimasto al centro della politica italiana ed europea”. Mettiamo assieme i cocci di queste argomentazioni di esponenti del Pd e ne emerge solo un dato, la scelta del Pd di Renzi di emanciparsi del tutto da ogni idea, valore, programma della sinistra storica e della tradizione socialista. Farlo nel giorno in cui applaudono acriticamente Emanuel Macron è non solo una grave scorrettezza politica, ma anche un atteggiamento che speriamo venga sconfitto alle elezioni legislative francesi dell’11 giugno, dove i socialisti avranno qualche chance in più da far valere.

Chiudiamo appoggiando la dichiarazione del Congresso Ebraico europeo, che nel giorno della memoria dell’Olocausto, stigmatizza come in Francia un elettore su cinque abbia scelto Marine Le Pen al primo turno e aggiunge: “chiediamo che tutti i democratici si uniscano assieme per evitare che la signora Le Pen riesca a vincere al secondo turno, evento che sarebbe un premio all’estremismo e alla intolleranza, e un giorno nero per la Francia”. Sarebbe bastato solo questo come auspicio, invece di elevare Macron a ciò che non è, e non sarà mai.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.