Cgil: la filosofia che informa il Def è ancora quella dell’austerità. I media ora scoprono che la manovra di bilancio sono solo titoli. Il governo rimanda i nodi e non dà risposte sull’occupazione. Il 19 presidio al Pantheon con Camusso

Cgil: la filosofia che informa il Def è ancora quella dell’austerità. I media ora scoprono che la manovra di bilancio sono solo titoli. Il governo rimanda i nodi e non dà risposte sull’occupazione. Il 19 presidio al Pantheon con Camusso

Sempre più difficile nascondere la realtà. Manovrina, Def, Piano riforme, sono solo titoli. I giornaloni, dopo aver riempito pagine su pagine dando conto dei provvedimenti che il governo avrebbe inserito nei tre documenti, in primo luogo per rispondere alle richieste della Commissione Ue, 3,4 miliardi, scoprono che è tutta fuffa, mercanzia di nessun valore. Non è un caso che la Cgil rilanci le sue iniziative a partire dal 19 aprile quando verrà organizzato un presidio a Piazza della Rotonda, al Pantheon, dalle ore 10 alle ore 18, in occasione della votazione al Senato per la conversione in legge del decreto per l’abolizione dei voucher e la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti. Poi, sabato 6 maggio a Roma, dalle ore 14, in piazza S. Giovanni Bosco, una grande manifestazione nazionale che sarà conclusa dal segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, per conquistare la “Carta dei diritti universali del lavoro” e “costruire un’altra Italia”. Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, intervistata da RadioArticolo1 afferma: “La filosofia che informa la manovra, e soprattutto il Def, è ancora una filosofia dell’austerità, che impone al nostro Paese un’ulteriore stretta sugli investimenti pubblici. Siamo esattamente in direzione contraria rispetto a quella verso cui dovremmo andare – afferma Fracassi -. Si prevede uno stallo che viene confermato per il 2018. Si prosegue così in un percorso che ben conosciamo: austerità da un lato e pochi investimenti dall’altro. C’è uno strabismo di fondo, che sarà difficile mantenere quando i contenuti dovranno essere definiti all’interno di provvedimenti concreti. Il governo rimanda i nodi e non dà risposte, in primo luogo sull’occupazione”. Alla luce di quanto è emerso dalle due ore di riunione del consiglio dei ministri si capisce perché.

E pensare che i giornaloni, oltre a illustrare provvedimenti risultati poi inesistenti avevano anche dato per scontato l’assenso del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, del Commissario per gli affari economici Moscovici. Avevano detto che le linee della manovrina rispondevano alle richieste della Commissione. E si capisce il perché. Le “linee”, appunto,  annunciate alla Commissione, quelle che Fracassi definisce “austerità”. Una realtà, ormai, solo titoli nel segno della continuità di una politica, quella di Renzi che tanto aveva abbaiato contro i “burocrati” di Bruxelles, mettendo, di fatto, in pratica i loro consigli che i giornaloni non potevano nascondere. Ci provava solo la Rai in particolare il Porta a Porta di Bruno Vespa con la sottosegretaria all’Economia De Micheli, Pd, che si lanciava in sperticati elogi dei provvedimenti adottati dal governo.

 Tutte le previsioni sono fasulle la crescita è ballerina, sale e scende  

Ora i giornaloni scoprono che tutte le previsioni sulla crescita, sul deficit, sul rapporto decifit-pil, sono fasulle perché dovranno essere verificate in autunno. Si tratta di previsioni addomesticate finalizzate a misure che andranno in vigore nel 2018 e poi anche negli anni seguenti. È come scoprire l’acqua calda. Non è un caso per esempio che si preveda una crescita dell’1,1%, uno 0,1 in più di quanto annunciato fino al giorno prima del Consiglio dei ministri. Poi  nel 2018 e nel 2019 si torna all’1%. Inizialmente si parlava invece dell’1,3 e dell’1,2.  Come sono stati fatti questi calcoli? Non è dato saperlo. Reggeranno fino a settembre? Oppure sono una sorta di richiamo per la Ue? Vedete, noi siamo bravi per il 2017 risaliamo, ma  la vostra, della Ue, austerità ci blocca e scendiamo. Una pressione, per dirla in  parole povere, sulla Commissione perché allarghi le maglie del rapporto deficit-Pil che deve scendere all’1,2, che ci costa ben 35 miliardi che non ci sono. Padoan punta ad ottenere l’1,8%, forse si arriverà all’1,5% con un risparmio di 5 miliardi. Che, comunque non ci sono, tanto che la copertura della stessa “manovrina”, 3,4 miliardi  non è stata trovata ancora. Forse dopo Pasqua verrà messo nero su bianco il documento da inviare a Bruxelles. In effetti tutto è bloccato. Il veto di Renzi a parlare di tasse, non di nuove tasse, ma di patrimoniale, progressività fiscale,  colpire davvero le evasioni, a mettere in discussione le “sue” politiche nei mille giorni di governo, non affrontare il problema vero quello del lavoro, dei redditi dai lavoratori, blocca tutto. Così si passa alla politica dell’annuncio, ai fantasiosi “Rei”, reddito di inclusione per le famiglie povere, e Bei, benessere equo e sostenibile. Non è dato conoscere il “quantum” che viene previsto per rinnovare, dopo otto anni di blocco, il contratto dei dipendenti pubblici, ma  si parla di un “tesoretto” di 47,5 miliardi per investimenti fino al 2032.  Per non parlare dello scontro ormai aperto fra Renzi e il ministro Calenda, che dovrebbe occuparsi di sviluppo, Industria 4.0 se non andiamo errati. Calenda? Dice Renzi che è buono per la destra. Lo accusa di “manovrare” con Berlusconi, e affida a Orfini e Rosato, il capogruppo Pd alla Camera il compito di “tallonare” il ministro, quasi a dire con Berlusconi ci penso io. Non  è un caso che il capogruppo al Senato, Zanda, apre proprio a Forza Italia.

Fracassi (Cgil). Il governo  prosegue nella stretta sui conti pubblici

Questo è l’italico panorama ai tempi della manovra. È in questo quadro, un paese devastato dalla politica renziana, che si inserisce l’iniziativa della Cgil, silenzio, o quasi, di Cisl e Uil, come se ciò che dice o meglio non dice la manovra sul bilancio dello Stato fosse qualcosa che non interessa il sindacato, i lavoratori. Annunciando il presidio per il 19 aprile la Cgil in una nota sottolinea che “dal Decreto all’approvazione della Legge la battaglia per i diritti, comunque, non si ferma e la sfida della CGIL continua, perché l’obiettivo finale è quello di conquistare la ‘Carta dei diritti universali del lavoro’”. La segretaria confederale Gianna Fracassi sottolinea che “molto spesso confondiamo l’annuncio, cioè il fatto che si disegna un percorso di riforma, col fatto che questi interventi dovranno trovare spazio e concretezza all’interno della legge di bilancio 2018. Alcune cose già possiamo dirle. Il governo promette una riduzione del deficit per rispettare gli impegni con l’Europa, e prosegue così la stretta sui conti pubblici”. Eppure, “è una stretta che si fa con le risorse. E quindi richiede un intervento di natura economica consistente”. Si tratta, insomma, di un intervento che “ha un effetto sul versante della crescita”, tanto che “le previsioni del 2018 sono sostanzialmente le stesse di quest’anno”. Il messaggio è “che si prosegue con le politiche di austerity”, perché ridurre il deficit significa fare ulteriori manovre. Ancora: “Si parla molto di un taglio al cuneo fiscale, ma a leggere bene i dati, su questo versante si prevede un aumento della tassazione. Ci sarà una diminuzione per il 2017, ma in prospettiva ci sarà un aumento”. Se si pensa che solo questo strumento determini un aumento dell’occupazione, conclude la dirigente sindacale, “ci si sbaglia di grosso. Noi vorremmo che il ragionamento sul cuneo fiscale fosse allargato, includendo anche i salari, e degli strumenti sull’occupazione giovanile e femminile. Altrimenti continueremo a percorrere un sentiero che abbiamo già conosciuto con  la decontribuzione e il Jobs act. Un sentiero che non ci ha portato da nessuna parte”.

Martini (Cgil). Stillicidio dei morti e feriti sul lavoro. Il problema della sicurezza

Il lavoro, resta questo il tema di fondo, che la Cgil pone all’attenzione di tutte le istituzioni, le forze politiche, le parti sociali. Ne parla Franco Martini, segretario confederale, partendo dal fatto che siamo in vista della giornata mondiale sulla sicurezza che si svolgerà a Roma. “La cronaca quotidiana – afferma il segretario confederale – continua a registrare uno stillicidio di morti e feriti. Occorre, quindi, evitare rituali celebrazioni e individuare azioni concrete da adottare per mettere in sicurezza il lavoro. È necessario – sottolinea – agire su più fronti, dalla prevenzione, che deve tornare a essere un pilastro del servizio sanitario nazionale, a un efficace sistema di controlli nei luoghi di lavoro. Dalla lotta alla precarietà alle nuove regole negli appalti, agli investimenti per l’innovazione e per la formazione delle risorse umane. La sicurezza deve rappresentare il paradigma dello sviluppo economico e produttivo, criterio di selezione dei contributi pubblici alle imprese e rinnovato terreno di contrattazione nei luoghi di lavoro”.

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