25 aprile, Silp Cgil: ricordiamo anche i poliziotti che parteciparono alla Resistenza. “Storie silenziose di funzionari e agenti che salvarono migliaia di vite”

25 aprile, Silp Cgil: ricordiamo anche i poliziotti che parteciparono alla Resistenza. “Storie silenziose di funzionari e agenti che salvarono migliaia di vite”

Quello del 25 aprile è un appuntamento democratico molto importante, reso più che mai attuale in Italia come nel resto nel mondo dalla rinascita dei nazionalismi, dei populismi e delle diversificate forme di razzismo. Il 25 Aprile portiamo nella mente e nel cuore i valori della Resistenza e della lotta dei partigiani, una lotta che ha trovato una partecipazione grande e autentica della popolazione. Anche di tanti poliziotti che, coraggiosamente, scelsero di salvare vite contro l’oppressione nazi-fascista. Palatucci è certamente l’eroe in divisa più noto, ma ve ne furono tanti altri.

E’ il caso dei commissari Amodio e Vigilante, in servizio a La Spezia, che, dopo la proclamazione della Repubblica sociale italiana, si attivarono, assieme ad altri colleghi, per aiutare cittadini di origine ebrea e oppositori del regime a sfuggire alle persecuzioni e alle rappresaglie dei fascisti. Persone che hanno pagato poi con la deportazione e la morte i loro coraggiosi sforzi.

Sono storie spesso silenziose di cui si parla poco, ma che costituiscono un patrimonio inesauribile di insegnamento per tutti noi. Soprattutto per noi che ci consideriamo poliziotti democratici. Il 25 aprile è una ricorrenza, ma soprattutto una memoria che si rinnova. Un appuntamento che deve unire e non dividere, per ricordare una generazione di uomini, donne, ragazzi che hanno saputo lottare con grande passione, con il sacrificio della vita di molti, liberando il nostro Paese dalla feroce violenza nazi-fascista.

Per questo oggi più che mai il compito, assieme alle nuove generazioni, di continuare la lunga “battaglia di Resistenza” con l’obbligo di costruire una memoria condivisa, perché il ricordo non può essere mai imposto ma deve moralmente restare vivo e rappresentare un debito di giustizia verso tante vittime innocenti, a partire dallo sterminio di 6 milioni di ebrei.

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