Voucher. Ora Poletti scopre che sono una porcata. 193 mila aziende controllate, irregolarità nel 63%. Rimpallo fra Commissione Lavoro e governo. Il problema degli appalti. Da 33 giorni la Cgil chiede la data del referendum

Voucher. Ora Poletti scopre che sono una porcata. 193 mila aziende controllate, irregolarità nel 63%. Rimpallo fra Commissione Lavoro e governo. Il problema degli appalti. Da 33 giorni la Cgil chiede la data del referendum

Il ministro Poletti scopre che i voucher sono una porcata, vengono usati dalle aziende, l’illegalità regna sovrana guarda caso proprio mentre si riunisce la Commissione Lavoro della Camera di cui è presidente Cesare Damiano, Pd, che perlomeno da un anno, forse più, propone il ritorno alle origini, cioè alla legge Biagi, nel tentativo di eliminare perlomeno gli usi di questi “buoni” più scandalosi. “Ci sono otto testi su cui stiamo lavorando – ripete ad ogni riunione della Commissione – quattro sono omogenei”. Tre di questi appunto sono un ritorno alla legge Biagi. Ma anche la riunione di oggi, mercoledì, non ha fatto un passo avanti. Tutte le proposte presentate non danno risposta al quesito referendario posto dalla Cgil, l’abolizione dei voucher. Solo quella avanzata da Sinistra italiana, a firma di Airaudo, accoglie la richiesta di abolizione della attuale legge. Il Mdp, il movimento  nato qualche giorno fa costituito da deputati e senatori che hanno abbandonato Pd e Sinistra italiana, chiede che vengano accolte le proposte della Cgil oppure voteranno sì al referendum. E come la Cgil sia il Mdp che Sinistra italiana sollecitano il governo a definire quando si andrà al voto, ricordando che i quesiti sono due, voucher e appalti. Susanna Camusso conta i giorni, oggi siamo al numero 33 e da Palazzo Chigi il silenzio più assoluto. Perché questo silenzio? È presto detto.

Damiano e il ministro del Lavoro si passano la palla, passa anche il tempo

Ripartire da capo per definire il lavoro occasionale, sgombrare il  campo da tutto ciò che ha inquinato anche la parola stessa, prendere atto della proposta della Cgil, contenuta nella Carta dei diritti universali, proposta di iniziativa popolare che ha raccolto più di un milione di firme. Dice Damiano che l’obiettivo “è quello di trasformare i voucher in lavoro meramente occasionale, anche elencando quei lavoretti per i quali una famiglia può utilizzarli, escludendo da questa possibilità le imprese. Spero – conclude – che ci possa essere l’adesione del governo”. Questo è il problema. Lo stesso ministro Poletti afferma che “bisogna intervenire a modificare la normativa sui voucher”. In una conferenza stampa al ministero ha detto che vanno “drasticamente limitati e tendenzialmente usati dalle famiglie per piccoli lavoretti e non dalle imprese”. Il ministro ha fatto notare che “le imprese hanno i contratti di lavoro”. Poletti ha ricordato che vi sono delle proposte di legge di modifica dei voucher in Parlamento e che il governo “sta dialogando”.

Ma  su cosa “stanno dialogando” governo e Commissione Lavoro? Perché passa il tempo, invano? Non solo c’è il quesito referendario della Cgil, l’abolizione dei voucher, ma c’è anche una proposta della Confederazione di Corso d’Italia, contenuta  nella Carta dei diritti universali. Si potrebbe farne buon uso.

Gentiloni non può sconfessare Renzi per conto del quale è a Palazzo Chigi

Il problema vero è che il governo Gentiloni non può sconfessare il governo Renzi di cui è la fotocopia. Il ministro Poletti non può sconfessare  quel  ministro Poletti che fino a qualche giorno fa faceva la pubblicità a se stesso vantando l’intervento di cui era stato promotore che avrebbe limitato l’uso dei voucher. I dati Inps lo smentivano perché l’aumento aveva proseguito nel suo cammino, solo un po’ meno velocemente. Ora si arrampica sugli specchi. Renzi ha il terrore di un nuovo referendum. La campagna della Cgil, assemblee, manifestazioni in tutto il paese, le prese di posizione di associazioni, movimenti, fa sentire il suo peso. Renzi, impegnato nelle primarie, è in affanno. Si arriva così al salto della quaglia di Poletti. Intanto fa sapere che lui non c’entra con le modifiche che hanno eliminato “i vincoli più significativi”. Parla di “norme sistematicamente modificate” che portano il nome dei governi Monti e Letta. “Al contrario – dice – noi non abbiamo fatto atti che ne ampliassero l’uso e anzi li abbiamo vietati negli appalti”. Annuncia una riunione tecnica a palazzo Chigi. Poi rende noto il lavoro svolto dal suo ministero: “Nel 2016 gli ispettori di ministero del Lavoro, Inps e Inail hanno controllato oltre 191 mila aziende riscontrando irregolarità nel 63% delle ispezioni. I lavoratori riscontrati come irregolari sono stati 186.027 (62.106 totalmente in nero). Nel complesso sono stati accertati contributi e premi evasi per oltre 1,1 miliardi”.

La corsa dei voucher sempre più veloce. Fratoianni: puro sfruttamento del lavoro

Domanda: quando questi dati sono stati disponibili e quali interventi sono stati effettuati? Ancora: negli anni precedenti, i mille giorni del governo di Renzi Matteo, nessuno si è accorto di niente? Vediamo la serie: nel 2011 i lavoratori interessati ai voucher sono poco più di 200 mila, salgono a più di un milione nel 2014, 1,4 milioni nel 2015, oltre 2 milioni nel 2016 e nel mese di gennaio aumentano ancora del 3%. A leggere le testimonianze raccolte in tante assemblee vengono i brividi per le condizioni di lavoro, un moderno schiavismo, in cui sono costretti in particolare i giovani, ma anche i non più giovani. “Puro sfruttamento – dice Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana – persone pagate 2,5 euro lordi a ora. Una vergogna, per di più illegale. Eppure accade – afferma – a Taranto, in un call center che opera per grandi aziende nazionali. Abbiamo portato il caso in Parlamento, vogliamo vederci chiaro”. Chiede che “si facciano i nomi delle grandi aziende che usano i voucher per sapere se per caso ci fosse anche Tim”, parla di “puro sfruttamento, una vergogna, illegale”.

Fuori i nomi delle grandi aziende che operano con i call center

“Facciamo i nomi di queste grandi aziende. Pare che tra queste ci sia anche la Tim, come risulterebbe anche da alcune offerte di lavoro online della stessa azienda tarantina. Se queste notizie fossero confermate, verrebbe da chiedersi: un’azienda che ha fatturato solo nel 2016 circa 14 miliardi di euro ha bisogno di utilizzare call-center che affamano i propri dipendenti pagandoli 20 euro al giorno per 10 ore di lavoro come accade per le vittime del caporalato? E il governo Gentiloni cosa fa? Niente, tace, nonostante numerose interpellanze su questo genere di casi. Cui si aggiunge oggi una nuova interrogazione di Sinistra Italiana. E’ ora di finirla  – conclude Fratoianni – e di portare il mondo del lavoro nel nostro Paese fuori dal medioevo”.

Il tentativo di far scomparire il secondo quesito referendario, gli appalti

Il ministro Poletti, il governo, fanno finta che il referendum Cgil riguardi solo i voucher. Tentano di far sparire dalla scena il secondo quesito che riguarda gli appalti, la tutela dei lavoratori. Certo l’argomento è meno noto ma non meno importante, riguarda in particolare il settore dell’edilizia, ed altri che riguardano tante attività pubbliche, per esempio le mense scolastiche. Un settore che spesso, troppo spesso sale alla ribalta delle cronache, sottoposto a fenomeni di corruzione di cui fanno le spese i lavoratori che non hanno alcuna responsabilità ma si trovano privi i di tutele. L’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L’obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo, applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. Ripristiniamo la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, garantiamo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale. Le testimonianze dei lavoratori raccolte nelle assemblee fanno scoprire un mondo di lavoro precario che rende la vita insopportabile. Non  vi è certezza del posto di lavoro, del salario, ad ogni cambio di appalto il salario diminuisce, quando va bene, il licenziamento quando va male. Due quesiti referendari per combattere la precarietà del lavoro, restituire al lavoro la dignità. Ha usato questa parola anche Renzi Matteo. Ma quando era al governo l’aveva dimenticata. Insieme alla battaglia referendaria la Cgil prosegue nelle iniziative per ripristinare quei diritti del lavoratore che il jobs act, Renzi-Poletti, ha eliminato.

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