Voucher. La Commissione lavoro della Camera approva l’emendamento che li abolisce. Ora, forse, un decreto legge. Camusso: “attendiamo la legge. Non abbassiamo la guardia”

Voucher. La Commissione lavoro della Camera approva l’emendamento che li abolisce. Ora, forse, un decreto legge. Camusso: “attendiamo la legge. Non abbassiamo la guardia”

Via libera all’abrogazione totale dei voucher con Pd, M5S, Sinistra Italiana e Mdp schierati sulla stessa linea. La Commissione Lavoro della Camera ha approvato, pochi minuti prima delle nove di sera di giovedì, l’emendamento del Partito democratico, presentato alla proposta di legge che disciplina il lavoro accessorio, che cancella gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act. Con l’ok alla proposta di modifica decadono tutti gli emendamenti presentati ieri. L’alleato di governo, Ncd, non ha partecipato alla votazione. Si sono espressi contro invece Lega, Fratelli d’Italia e Ala. Venerdì, il Consiglio dei Ministri, convocato alle 11, dovrebbe recepire il testo della Commissione in un decreto legge. L’annuncio dell’epilogo della vicenda ‘voucher’ è arrivato nel pomeriggio, quando la relatrice della proposta votata insieme da Pd, M5S, Si e Mdp, Patrizia Maestri ha dichiarato: “dopo un lavoro teso a ridurre l’uso sbagliato dei voucher, si è arrivati attraverso un’operazione corale ad accogliere la proposta che li abroga completamente”. La deputata Pd ha spiegato che “chi li ha già acquistati potrà utilizzarli fino allo smaltimento. Il periodo di transizione sarà deciso dal decreto del governo”, ma la proposta è di farli durare fino allo scadere del 2017. Per la relatrice, “il governo dovrà tenere conto anche degli appalti” e soprattutto “non dovrà introdurre strumenti simili ai voucher sotto altre forme”. Un invito infine a decidere sulla flessibilità soltanto “di concerto con le parti sociali e il Parlamento”.

Giorgio Airaudo, Sinistra Italiana, al nostro giornale: “Renzi ha proposto la strada della ritirata. Grazie alla Cgil”

Per Giorgio Airaudo, deputato di Sinistra Italiana, e membro della Commissione lavoro, la svolta verso l’abolizione totale dei voucher, così come richiesto dal quesito referendario proposto dalla Cgil, deriva dal fatto che “Renzi ha avvertito che andava incontro ad una nuova pesante sconfitta”, dice interpellato dal nostro giornale, “ed ha proposto la strada della ritirata. Ora occorre abrogare davvero i voucher e dare risposte al quesito sugli appalti”. Infine, conclude Airaudo, “dobbiamo ringraziare la Cgil e il Comitato promotore, che hanno preso l’inziativa coraggiosa, insieme con le forze che hanno appoggiato i quesiti referendari. Subito dopo tocca al Jobs act”.

Il can can lobbistico di alcune organizzazioni imprenditoriali per evitare l’emendamento

Intanto, nel pomeriggio, prima ancora che l’emendamento fosse approvato in Commissione si è assistito ad un vero e proprio fuoco di sbarramento da parte di alcune organizzazioni imprenditoriali, molto favorevoli all’utilizzo dei voucher. In particolare, per la Confcommercio si tratta di un “epilogo paradossale”. “Si è scelta la strada della cancellazione senza che ci siano strumenti alternativi e senza preoccuparsi del vuoto che si crea perché con l’eliminazione di questo strumento non possono essere coperte quelle attività occasionali comunque presenti nelle imprese”, sostiene la categoria. L’organizzazione delle imprese agricole, la Confagricoltura aveva spinto con altrettanto vigore contro l’emendamento: “Abbiamo chiarito in più occasioni che i buoni lavoro in agricoltura sono impiegati solo per pensionati, giovani studenti, cassa integrati e percettori di integrazione a reddito in attività stagionali come raccolte e vendemmia. Parliamo quindi di prestazioni meramente occasionali e accessorie da svolgere nei momenti di maggiore necessità che non penalizzano assolutamente il lavoro agricolo subordinato, che non può e non deve essere retribuito con i voucher”. Ma allora chi ha utilizzato a piene mani i voucher, fino a raggiungere il record di 133 milioni di buoni venduti? A questa domanda risponde direttamente Susanna Camusso, leader della Cgil, intervistata da RadioRai1.

La replica di Susanna Camusso, leader della Cgil: basta “voucher per pagare diritti”. E invita a non abbassare la guardia 

“Questo coro che non ci sono gli strumenti per il lavoro occasionale… lo si chiami con il loro nome: le imprese hanno trovato il modo di pagare meno il lavoro, semplicemente”. ha replicato il leader Cgil Susanna Camusso, alla pioggia di critiche arrivate dal fronte industriale sull’ipotesi di abrogare le norme sui voucher. “Il lavoro domestico è regolato da lungo tempo da un contratto… perchè non applicarlo? Perché ricorrere ai voucher o immaginare di applicarne un altro? O se sei in cassa integrazione e cerchi lavoro… credo che lo si farebbe più volentieri per un lavoro che ti desse prospettiva, non occasionale”, commenta citando alcuni casi portati nel dibattito in corso come esempi di possibile applicazione dei voucher. “Gli diamo i voucher quindi perché altrimenti dovremmo pagare i diritti”, aggiunge smentendo l’idea che dei voucher si sia abusato. “Non c’è stato un abuso dei voucher ma un uso perché sono stati liberalizzati”, spiega. La Cgil comunque “non abbassa la guardia” in attesa comunque che arrivi un provvedimento convertito in legge. La campagna elettorale va avanti”, dunque, conclude Camusso, che ricorda anche il quesito sugli appalti, “altrettanto importante”.

Andrea Orlando, Pd: “avrei preferito un uso per prevenire il lavoro nero”. Laforgia, Mdp: “bene la retromarcia, ma dietro vi è calcolo elettorale”

Ma il caso Voucher ha fatto discutere anche all’interno del Pd. Per il ministro della Giustizia e candidato segretario Andrea Orlando, abolire i voucher è “una svolta delle ultime ore”. “Fino a poche ore fa – spiega – la linea era fare un monitoraggio dell’uso per vedere cosa andava e cosa no e a me convinceva. Se è il modo per evitare il referendum per poi ridiscuterne, vediamo”. Il guardasigilli sottolinea però che i voucher “in parte servivano per prevenire il lavoro nero e in parte per precarizzare il lavoro, va tolta la seconda parte ma non la prima”. Mentre plaude alla “retromarcia” il movimento Democratici e progressisti. Il capogruppo degli ex scissionisti, Francesco Laforgia, gioisce per il risultato anche se si dice dispiaciuto per “il calcolo elettorale” che ci starebbe dietro. Per Pier Luigi Bersani,  “si è passati da una parte all’altra, perché hanno paura degli italiani”. Pierluigi Bersani (Mdp) ha aggiunto: “Io avrei sdrammatizzato il referendum limitando l’uso in poche situazioni”.

Alessandro Genovesi, Fillea Cgil: “serve anche una legge sugli appalti perché milioni di lavoratori sono sotto ricatto”

C’è da registrare, infine, sul tema dei quesiti referendari anche la dura presa di posizione del segretario della Fillea, la categoria che si occupa degli edili, Alessandro Genovesi, che in un nota dice: “Se fosse approvata una buona legge sul tema dei voucher ne saremmo felici ed il merito sarebbe prima di tutto dei tanti lavoratori che hanno sostenuto la Cgil. Ma serve una legge anche sul tema degli appalti perché milioni di lavoratori sono sotto ricatto, in particolare nell’edilizia, dove la responsabilità in solido rappresenta un salvavita per chi lavora nelle migliaia di piccole e piccolissime imprese impegnate in appalti. Possiamo dire che la responsabilità in solido è l’articolo 18 per quei lavoratori”. Per la Fillea la responsabilità solidale “svolge una funzione di deterrente contro quelle imprese poco serie che, nelle dinamiche del subappalto, scaricano sui lavoratori gli effetti delle controversie con le altre imprese, i loro litigi hanno spesso come effetto immediato lo stop ai pagamenti degli stipendi”.

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