Usa. Nella Russia-connection con lo staff di Trump spuntano i siti di estrema destra americana

Usa. Nella Russia-connection con lo staff di Trump spuntano i siti di estrema destra americana

L’indagine dell’Fbi sui possibili legami tra il governo russo e lo staff della campagna elettorale di Donald Trump, in merito ai tentativi di Mosca di interferire nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi, riguarda anche il possibile ruolo dei siti di informazione di estrema destra, come Breitbart e InfoWars. Lo hanno riferito due fonti a conoscenza dell’indagine al sito di McClatchy. Gli hacker russi avrebbero lavorato per riempire i social media di link ad articoli a favore di Trump, durante la corsa presidenziale contro Hillary Clinton, presi da siti statunitensi come Breitbart News e InfoWars e anche da siti appoggiati dal Cremlino come RT News e Sputnik News. Gli investigatori vogliono capire se i siti abbiano in qualche modo collaborato con questa campagna, per cui in realtà non serviva la loro partecipazione.

Trump sarebbe stato quindi favorito da un ‘esercito’ di account automatizzati che hanno condotto una campagna di disinformazione; si tratta di un pezzo di un puzzle informatico che l’intelligence statunitense sta cercando di risolvere da quasi un anno, per comprendere l’estensione degli attacchi del governo di Mosca. La Russia ha usato anche migliaia di ‘troll’, che hanno riempito le discussioni social di commenti a favore di Trump, contro Clinton.

Questa campagna ha portato Breitbart a ottenere dati record: lo scorso 19 novembre, ha annunciato di aver registrato nel mese precedente 300 milioni di pagine viste, soprattutto grazie ai social media. Breitbart era guidato da Steve Bannon, diventato il principale consigliere dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Una delle priorità degli investigatori, poi, è capire chi abbia consegnato decine di migliaia di e-mail interne al partito democratico a WikiLeaks, provocando un danno alla Clinton in campagna elettorale. L’indagine, quindi, è molto articolata e potrebbe impegnare l’Fbi per un lungo periodo.

Ieri, è stato il direttore dell’Fbi, James Comey, a confermare l’esistenza dell’indagine, durante l’audizione pubblica alla commissione d’Intelligence della Camera statunitense dedicata al tentativo del Cremlino di influenzare le elezioni. Comey ha dichiarato che “non è nostra pratica confermare l’esistenza di indagini in corso”, ma “nelle circostanze inusuali in cui è nel pubblico interesse parlare”, dopo l’approvazione del dipartimento di Giustizia, ha voluto confermare che “l’Fbi sta indagando sui tentativi del governo russo di interferire nelle elezioni 2016, sulla natura di ogni legame tra le persone associate alla campagna di Trump e il governo russo e su qualsiasi coordinamento tra la campagna (di Trump) e i tentativi russi”. Durante l’audizione, Comey e Mike Rogers, che guida la National Security Agency, hanno dichiarato che non ci sono prove che i voti alle ultime elezioni presidenziali statunitensi siano stati modificati dagli hacker; l’interferenza russa si sarebbe manifestata solo con una campagna per influenzare il voto. Alla domanda del repubblicano Devin Nunes, presidente della commissione, Comey e Rogers hanno risposto che non ci sono prove di interferenze russe nel conteggio dei voti in Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina e Ohio, ovvero gli ‘swing States’ decisivi per l’esito delle elezioni.

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