USA. Il primo discorso di Trump al Congresso. Toni pacati, ma tra demagogia, sfide razziste e atti antiObama, resta uguale a se stesso

USA. Il primo discorso di Trump al Congresso. Toni pacati, ma tra demagogia, sfide razziste e atti antiObama, resta uguale a se stesso

Era molto atteso il primo discorso di Donald Trump al Congresso degli Stati Uniti. Ha promesso infatti “un nuovo capitolo della grandezza dell’America”, riciclando lo slogan della sua campagna elettorale e cercando di lanciare ponti alla opposizione democratica, ma è stato repentinamente e duramente criticato per l’inaccuratezza e la mancanza di dettagli. In una scena impensabile appena un anno fa quando il miliardario non era che un novello candidato che affrontava l’enorme ostilità degli stessi repubblicani, Trump ha rivolto il suo discorso ai senatori e ai membri del Congresso ricevendo addirittura ovazioni quando ha attaccato frontalmente l’eredità di Obama. I toni di Trump sono stati istituzionali questa volta, passando dalla “carneficina degli americani” del discorso d’investitura, alla “grandezza americana” al Congresso. Perfino il bieco nazionalismo impostogli dal suo stratega di destra, Steve Bannon, è stato addolcito per i palati più raffinati di entrambe le ali del Congresso. A tal punto che il nuovo presidente del gruppo dei Democratici, Tom Perez, ha detto esplicitamente: “questo è Steve Bannon pieno di steroidi, ma col sorriso sulle labbra”. Il dissenso più vigoroso è pervenuto dai banchi dei Democratici quando Trump ha deriso la politica di Obama sulla salute, quando ha detto di star “prosciugando la palude di Washington”, quando ha chiesto la fine delle “dispute di poco conto” – nonostante i suoi messaggi regolari su Twitter – e quando ha detto di voler costituire un gruppo di rappresentanza per le vittime dei crimini commessi da immigrati.

Trump: la nuova America, “un’ondata di ottimismo che trasforma i sogni impossibili”

“Sono qui stasera per consegnarvi un messaggio di unità e di forza”, ha esordito Trump, “ed è un messaggio che vi consegno dal profondo del cuore. Un nuovo capitolo della grandezza dell’America comincia adesso. Un nuovo orgoglio nazionale si diffonde per la nostra nazione. E una nuova ondata di ottimismo che trasforma i sogni impossibili è alla nostra portata. Ciò di cui oggi siamo testimoni è il ritorno dello spirito americano”. E poi ha elencato quelli che secondo lui sono stati gli errori più grandi nello scorso decennio, appunto quelli della presidenza Obama: l’impoverimento della classe media, il declino dei quartieri centrali delle città, le frontiere aperte, soldi all’estero per miliardi di dollari. “Ma la terra ha tremato sotto i nostri piedi nel 2016”, ha aggiunto il presidente, “e c’è stata una ribellione”, con una precisa richiesta: “che l’America metta i suoi cittadini al primo posto, poiché solo con loro possiamo rendere di nuovo l’America grande”, riproponendo lo slogan che ripete ormai senza sosta. Non solo. Ha ripreso la sua retorica militarista e industrialista. Con me, ha detto Trump, “le industrie morenti torneranno alla vita. Gli eroici veterani otterranno le cure di cui hanno disperato bisogno. Il nostro esercito riceverà le risorse che i suoi coraggiosi guerrieri meritano”. E poi l’elenco della “America great”: nuove strade, ponti, tunnel aeroporti, ferrovie; l’epidemia della tossicodipendenza avrà fine; nei quartieri centrali delle città rinasceranno speranza, sicurezza e opportunità. E naturalmente, ha detto Trump, “manterremo fede a queste promesse”.

Trump: lo spirito americano e la vocazione razzista

Tuttavia, accanto a queste promesse sulla “rinascita dello spirito americano”, Trump ha voluto inserire le sue battaglie razziste: la costruzione del muro, del “grande muro” al confine col Messico; la lotta al terrorismo islamico radicale; il divieto di ingresso negli Usa per i cittadini di alcuni stati del Medio oriente e dell’Africa, perché, ha affermato, “non possiamo consentire che la nostra nazione divenga il santuario degli estremisti”. E infine, rivolto sostanzialmente agli americani, Trump si è lanciato nella consueta filippica di ogni leader demagogico dell’Occidente: tasse troppo alte, “le abbatteremo”, soprattutto per le aziende e per la classe media.

Sul piano internazionale, infine, Trump ha riconfermato l’impegno americano nella Nato, ma sollevando dubbi sulla sua gestione. Ha invitato tutti i membri dell’Alleanza Atlantica a versare il proprio contributo in denaro, “e sarebbe ora che comincino a farlo”, ha poi minacciato. Insomma, ha concluso, “è finito il tempo dei pensieri piccini, e il tempo delle dispute di poco conto è dietro di noi”. Per un presidente che non ha mai smesso di attaccare le star hollywoodiane, personalità della cultura e perfino miss Universo su Twitter, e che ha ingaggiato una vera e propria guerra contro la libertà di stampa, sono affermazioni impegnative. Non dureranno lo spazio di un mattino.

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