Usa. Il nuovo bando di Trump contro la migrazione da sei paesi criticato dalla stampa. Diviso il governo italiano: Alfano pilatesco, Pinotti dura. Indignate le organizzazioni umanitarie

Usa. Il nuovo bando di Trump contro la migrazione da sei paesi criticato dalla stampa. Diviso il governo italiano: Alfano pilatesco, Pinotti dura. Indignate le organizzazioni umanitarie

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato ieri un nuovo bando di 90 giorni agli ingressi di rifugiati e di immigrati da paesi ritenuti a rischio terroristico. Il provvedimento esclude l’Iraq dalla lista dei paesi a maggioranza musulmana identificati con pericoli di natura terroristica, come chiesto a gran voce dal Pentagono. Rispetto al provvedimento simile firmato un mese fa, e bloccato da due corti federali, sparisce il bando a tempo indeterminato all’ingresso di rifugiati siriani, e compare un passaggio che ammette esplicitamente l’ingresso di cittadini stranieri dai sei paesi a maggioranza musulmana già titolari di un visto d’ingresso. Il nucleo dell’ordinanza, però, resta immutato, inclusa la riduzione degli ingressi di rifugiati da 110 mila a 50 mila ogni anno. La firma del provvedimento – riferisce oggi la stampa Usa – non ha causato gli stessi disagi del mese scorso negli aeroporti verificatisi il mese scorso, quando la Casa Bianca aveva evitato di coordinarsi con enti e governi locali, ufficialmente per ragioni di riservatezza. L’amministrazione presidenziale ha infatti concesso dieci giorni di tempo alle autorità competenti per adottare le misure necessarie alla concreta attuazione del provvedimento. Anche se il provvedimento recepisce le istanze sollevate dalle corti, è quasi certo che il decreto presidenziale incapperà in altre cause legali da parte di gruppi e associazioni per i diritti dei migranti.

Il Washington Post: “bando arbitrario e insensato”. Il New York Times: “antitetico agli interessi e ai valori americani”

La stampa americana non ha dubbi sul nuovo decreto sull’immigrazione firmato da Donald Trump: malgrado le modifiche, il provvedimento, titola il Washington Post, resta “arbitrario e insensato”, mentre per il New York Times il nuovo documento è ancora “illegale”. Esattamente come il primo, spiega il Washington Post, il nuovo bando rischia di risultare controproducente rispetto all’obiettivo dichiarato, quello di rendere il paese più sicuro, e questo perché “non facendo nulla per contribuire ad un’opera di deterrenza rispetto agli attacchi terroristici in questo paese, di fatto aiuta invece lo sforzo di reclutamento dello Stato Islamico e di altri gruppi dando fondamento alla tesi secondo cui l’intolleranza anti-islamica è diffusa negli Stati Uniti”. I tribunali decideranno se il decreto – conclude – supererà la prova della legalità. “Chiaro è invece già adesso che esso resta antitetico agli interessi americani, ai valori, alla tradizione e alla sicurezza” degli Stati Uniti. Il pezzo cofirmato sul New York Times da Farhana Khera, presidente di ‘Muslim Advocates’ e Jonathan Smith, direttore legale della stessa organizzazione legale per i diritti civili, conclude citando la frase che George Bush pronunciò dopo l’11 settembre: “Ci sono migliaia di musulmani che con orgoglio si definiscono americani, e sanno come me che la religione islamica si basa su pace, amore e pietà”. “Il presidente Trump e i suoi massimi consiglieri – scrive il New York Times – sarebbero saggi se dessero ascolto al presidente Bush”.

Il nuovo bando visto dall’Italia. Il ministro degli Esteri Alfano come Ponzio Pilato, la ministra della Difesa, Pinotti, lo critica duramente

Curiosamente differenti le valutazioni di due ministri del governo Gentiloni. Alla domanda dei giornalisti a proposito del nuovo bando di Trump contro i cittadini di sei paesi a maggioranza islamica che volessero viaggiare negli Stati Uniti, il titolare della Farnesina ha risolto la questione in modo del tutto pilatesco: “Abbiamo il dovere di rispettare le decisioni di tutti i Paesi che nella loro sovranità stabiliscono come gestire il flusso degli immigrati, di certo c’è che noi abbiamo assunto un profilo differente nel nostro Paese essendo riusciti in questi anni a tenere insieme solidarietà e sicurezza”. Gli chiedono delle conseguenze del bando di Trump, in particolare per la reazione dell’Iran, che ha emesso un altro conseguente bando nei confronti dei cittadini americani, e Alfano replica su come è stato bravo a fare lui il ministro dell’Interno in tema di accoglienza. Da un ministro degli Esteri italiano ci si aspetterebbe qualcosa di più in termini di analisi e prospettive, invece che il trito slogan pilatesco del “rispetto”. Al contrario di Alfano, è la ministra Pinotti che si spinge oltre l’ostacolo e critica apertamente il nuovo bando di Trump: “Io lo considero un messaggio complessivamente sbagliato perché noi dobbiamo sconfiggere i terroristi e i fondamentalisti, ma non possiamo avere dei popoli che consideriamo nemici perché, in questo modo, si lascia più spazio ad una propaganda fondamentalista contro l’Occidente e si rischia di creare ancora più terreno fertile per chi fa una propaganda di morte e di odio”. Sarebbe interessante conoscere l’opinione dell’ex titolare della Farnesina ed ora premier, Paolo Gentiloni su questa divergente analisi del bando di Trump. Con chi sta?

L’Unhcr: “i rifugiati sono persone comuni che fuggono dalle guerre, dalla violenza e dalla persecuzione”

Di certo, sappiamo con chi stanno le organizzazioni umanitarie, decisamente con i migranti. L’Unhcr, l’organizzazione che per l’Onu si occupa dei rifugiati, scrive una nota durissima contro il bando di Trump. “Alla luce dell’Ordine esecutivo emanato sul programma di reinsediamento dei rifugiati negli Stati Uniti”, scrive l’Unhcr, Agenzia ONU per i rifugiati, “si sottolinea che i rifugiati sono persone comuni, costrette a fuggire dalla guerra, dalla violenza e dalle persecuzioni nei loro Paesi di origine e che, come tali, hanno urgente bisogno di assistenza e protezione”. L’Alto Commissario ONU per i rifugiati Filippo Grandi ha commentato: “L’imperativo resta quello di dare protezione a chiunque fugga da drammatiche situazioni di violenza e siamo preoccupati che questa decisione, anche se provvisoria, possa solo aggravare le difficoltà per le persone coinvolte” aggiungendo che “l’Unhcr è da molto tempo partner degli Stati Uniti nella ricerca di soluzioni per i rifugiati e speriamo di poter proseguire questa collaborazione”. L’Unhcr ribadisce la propria disponibilità a lavorare costruttivamente con l’amministrazione americana al fine di garantire che tutti i progetti per i rifugiati rispettino gli obiettivi ed i più alti standard di sicurezza.

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