UE. I 4 Paesi del gruppo di Visegrad inventano una nuova e diversa CEE, e sfidano le istituzioni di Bruxelles sui migranti. In Ungheria in vigore la legge sul carcere per gli asilanti

UE. I 4 Paesi del gruppo di Visegrad inventano una nuova e diversa CEE, e sfidano le istituzioni di Bruxelles sui migranti. In Ungheria in vigore la legge sul carcere per gli asilanti

I capi dei governi dei Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) hanno denunciato “il ricatto” e “il diktat” dell’Europa nei loro confronti in materia di politica migratoria comune. Riuniti a Varsavia, i premier dei quattro paesi che rifiutano le cosiddette “quote” obbligatorie di ripartizione dei migranti che approdano in Ue essenzialmente attraverso l’Italia e la Grecia, hanno fermamente respinto l’idea di condizionare la distribuzione dei fondi europei all’adesione alla politica migratoria comune.

I quattro di Visegrad contro il diktat della Commissione europea: fondi contro accoglienza

“L’idea di collegare alla politica migratoria i fondi che ci sono dovuti da parte dell’Ue è una cattiva idea”, ha detto il premier ungherese Viktor Orban durante una conferenza stampa con il ceco Bohuslav Sobotka, lo slovacco Robert Fico e la polacca Beata Szydlo. “Il gruppo di Visegrad, Polonia compresa, non accetterà mai questo ricatto, né che gli vengano dettate condizioni. Diciamo chiaramente che la politica migratoria seguita sino ad ora dall’Ue non è stata all’altezza e bisogna trarne delle conseguenze”, ha sottolineato Szydlo. Orban ha vantato le misure prese dal suo Paese per impedire gli ingressi dei migranti: le recinzioni costruite alla frontiera serbo-ungherese e la controversa legge, appena entrata in vigore, che prevede la sistematica detenzione dei profughi in arrivo. “Ormai l’Ungheria è in grado di dare risposte da sola, anche se l’accordo tra Ue e Turchia non funziona. Siamo capaci di fermare qualsiasi ondata migratoria alla frontiera serbo-ungherese”, ha precisato, sostenendo che è l’Ungheria a proteggere altri Paesi europei. “Gli austriaci e i tedeschi possono ormai dormire sonni tranquilli”, ha concluso Orban.

In Ungheria in vigore la legge sulla detenzione sistematica dei richiedenti asilo

Da oggi infatti entra in vigore in Ungheria la contestata legge anti-migranti, che prevede il carcere sistematico per tutti i richiedenti asilo già presenti sul territorio magiaro o che entreranno nel Paese. Una norma duramente criticata dall’Ue e che viola il diritto internazionale. Secondo la legge, tutti i richiedenti asilo saranno riuniti e trattenuti in due campi creati alla frontiera con la Serbia, a Roszke e Tompa. Nei campi sono stati installati 324 container abitabili dove i migranti dovranno restare in attesa della decisione definitiva sulla richiesta d’asilo. E secondo Budapest, se l’esito sarà negativo il richiedente asilo dovrà tornare in Serbia. Il governo ungherese ha garantito che i campi, dove non è stato consentito l’accesso alla stampa, sono equipaggiati con tutti i comfort moderni, anche mezzi di comunicazione e tre pasti al giorno.

E contro la Dichiarazione di Roma, i 4 di Visegrad firmano la Dichiarazione di Varsavia

Provocatoria la proposta della premier polacca. Contro la firma della Dichiarazione di Roma, 60 anni dopo i primi Trattati di Roma che diedero vita alla CEE, Comunità Economica Europea, i 4 di Visegrad, su suggrimento della Polonia, si definiscono anch’essi CEE, ma con altro significato, ovvero Gruppo degli Innovatori. “Con il Cee puntiamo a sostenere i giovani e a favorirli nella ricerca e nell’innovazione”, ha detto ancora la premier, annunciando la firma, della “Dichiarazione di Varsavia”, avvenuta a fine giornata, definendola un documento che “segnerà il nostro futuro comune”. “Il V4 è un gruppo capace di trovare compromessi su questioni chiave” e ha energie che si stanno sviluppando, ha affermato Szydlo, citando gli indicatori positivi che caratterizzano l’economia polacca. L’incontro del Gruppo Visegradsi è focalizzato anche sull’attualità europea in vista dei negoziati che inizieranno domani per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la cosiddetta Brexit. Sottolineando come la voce dei V4 debba avere un peso nell’Ue, la premier di Varsavia ha rilevato che “il Gruppo V4 è stato tra i negoziatori più attivi della dichiarazione di Roma”, siglata sabato scorso nella capitale italiana in occasione del 60mo anniversario dei Trattati di Roma, documento fondante dell’Unione europea. Sulla Brexit la preoccupazione comune dei V4 è quella di tutelare i propri cittadini residenti in Gran Bretagna e, al contempo, mantenere l’accesso delle proprie aziende nazionali nel mercato britannico. Pochi minuti dopo la firma della “Dichiarazione di Varsavia”, il premier ceco Bohuslav Sobotka ha commentato che con il documento i V4 intendono lavorare insieme per una maggiore “digitalizzazione” delle loro economie, mirando a creare “un polo di innovazione”, perché “le tecnologie sono cruciali per il nostro futuro”.

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