Ue: correggete la manovra da 3,4 miliardi o dovete restituirne anche altri 3,4 dalla flessibilità. Sempre più concreta la procedura d’infrazione. Una botta per Renzi. Il governo sa solo dire “basta con gli zero virgola”. Ma sono soldoni degli italiani

Ue: correggete la manovra da 3,4 miliardi o dovete restituirne anche altri 3,4 dalla flessibilità. Sempre più concreta la procedura d’infrazione. Una botta per Renzi. Il governo sa solo dire “basta con gli zero virgola”. Ma sono soldoni degli italiani

Dopo il tripudio del “Lingotto 2”, celebrato in particolare dalle televisioni, la Rai all’avanguardia, arrivano  i problemi veri per Renzi, Gentiloni e il  nuovo clone dell’ex premier, quel Martina, candidato vicesegretario, che fra le sue credenziali vanta di essere stato un bersaniano, uno di sinistra. Come è noto con le rose ci sono anche le spine e, nel caso, si chiamano Commissione Europea. Renzi, gasato da una platea tutta per lui, ne ha dette di cotte e di crude. Passi per il fatto che, malgrado le discussioni ai “tavoli”, lunghe, impegnate, dicono i partecipanti, da questo Lingotto non è venuto fuori uno straccio di programma,  di cose da fare, di progetto. Nell’euforia collettiva ci si è perfino dimenticati che dobbiamo fare i conti con la Commissione Ue che ci ha chiesto la revisione della manovra di Bilancio, la manovra correttiva da 3,4 miliardi. Entro aprile il ministro Padoan dovrà presentare non una proposta con cui riaprire la discussione, ma per chiuderla ed evitare la procedura di infrazione. “Un intervento concreto e credibile, con impegni certi sui conti del prossimo mese”, chiedono quelli di Bruxelles e, senza tanti giri di parole, mandano a dire che sono stufi di “graziare l’Italia”. Lo hanno già fatto più volte dando credito all’allora premier e al suo ministro, impegnati prima nel referendum che avevano assicurato sarebbe stato vinto, poi inviando una lettera, questa volta con Gentiloni premier ma sempre con Padoan ministro, in cui qualche impegno, dilatato nel tempo, veniva preso, l’aumento delle accise  sui carburanti, per esempio. Poi Renzi Matteo, nel pieno della campagna per le primarie intimava di non toccare tasse e simili. Tutto ripartiva da capo con i tecnici del Tesoro alle prese con conti che non quadravano.

Il 20 marzo dall’Eurogruppo arriverà l’ultimatum: entro aprile correzione del Bilancio

Si arriva così alla notizia, ufficiosa, resa nota da Repubblica ma a Bruxelles non è un segreto per nessuno, della approvazione da parte degli “sherpa”, i tecnici dei ministri europei delle Finanze, dell’Opinione sui conti italiani. Un atto importante, di fatto con il timbro della ufficialità, tanto che il 20 marzo i ministri delle Finanze dei 19 Paesi dell’Eurozona, quelli che adottano l’euro, se lo troveranno sui tavoli. L’Eurogruppo, l’organismo politico, darà l’ultimatum al nostro paese, avvicinando sempre più la procedura d’infrazione, il commissariamento, di fatto, sulla politica economica, un rischio per la tenuta del nostro paese sui mercati. Certo la responsabilità della correzione della manovra è tutta di Gentiloni, ma la  manovra di bilancio è responsabilità piena di Renzi Matteo e del ministro Padoan. Renzi Matteo, dicono i suoi collaboratori, non può “tollerare” che proprio mentre è impegnato nella campagna per le primarie, tutto oro, anche se non riluce, i mille giorni del suo governo siano messi in discussione. Peggio: il Comitato economico e finanziario, il gruppo di lavoro che riunisce governi, Commissione e Banca centrale europea, potrebbe chiedere indietro la flessibilità, quella per gli investimenti, che ci è stata concessa nel 2016. Sarebbe il crollo del magnifico castello dei conti pubblici, targati Renzi, due anni che meglio non si poteva, nessun governo, come ha detto l’ex premier dal palchetto del Lingotto, ha fatto quanto lui. Con il risultato di dover restituire uno 0,2 del Pil, altri 3,4 miliardi che si aggiungono ad altrettanti da coprire con la manovra richiesta da Bruxelles.

Il  cammino europeo pieno di spine. Il deficit salirà al 2,4% del Pil, il debito verso il 133,3%

L’iter di questo cammino europeo pieno di spine  prevedeva di dare tempo all’Italia per le correzioni da apportare alla manovra, “strutturali” e non tipo una tantum, entrando cioè nel merito dei contenuti, ma si doveva esprimere anche il Comitato economico e finanziario dell’Unione, secondo l’articolo 126,4 del trattato. In parole povere, di fatto una bocciatura della legge di stabilità 2017 ma con la possibilità come avviene per gli studenti, di riparare ad ottobre, si diceva una volta. Il Comitato, i 19 rappresentanti dei governi, hanno approvato la scelta di Bruxelles, la “grazia” al nostro paese, ma se i partecipanti, festosi, gioiosi, garruli del Lingotto avessero avuto sottomano il documento, avrebbero dovuto andare a nascondersi, Renzi per primo, seguito da Padoan e dai “soloni” che fanno parte del suo “giglio magico” economico che non ne indovinano una, salvo la “politica bancaria”. Sono pagine riservate quelle che Repubblica on line rende note, con un articolo firmato dal corrispondente da Bruxelles che fa il suo mestiere di giornalista. “Secondo la Ue nel 2017 – scrive – il deficit salirà al 2,4% del Pil dal 2,3% registrato nel 2016 mentre il debito è proiettato verso il 133,3%”. Nel 2017, notano gli sherpa, l’Italia avrebbe dovuto portare a casa una correzione strutturale pari allo 0,6% del Pil mentre ci sarà un deterioramento dello 0,4%. Per questo il Comitato afferma che Roma “rischia una deviazione significativa rispetto all’aggiustamento nel 2017” anche tenendo conto del bonus dello 0,32% del Pil, circa 5,5 miliardi, per migranti e terremoti. Dunque “a prima vista c’è l’evidenza del rischio di un deficit eccessivo basato sulla regola del debito”, la norma che impone di correggere il deficit strutturale per abbassare appunto il debito”.

Per quanto riguarda i conti del 2016 “non tornano del tutto”. Scrive il Comitato: “Le condizioni per la flessibilità per gli investimenti – cioè che questi rimangano quanto meno allo stesso livello dell’anno precedente – attualmente non sembrano rispettate”. Riassumendo, scrive Repubblica: il governo aveva promesso di aumentare gli investimenti ma poi non è stato di parola. Dunque potrebbe cadere parte dei 19 miliardi di flessibilità, 3,4 miliardi, concessa nel 2016 a Renzi dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker (il resto della flessibilità era giustificata da riforme, migranti e ciclo economico infelice). Su questo punto la palla torna proprio alla Commissione, che a maggio, una volta acquisiti i dati definitivi di Eurostat sugli investimenti, verificherà se ci sono le condizioni per concedere ex post quella flessibilità.

Sui conti italiani pessima opinione. Il governo non sa che pesci prendere

Torniamo così alla “Opinione sui conti italiani” in cui si afferma che Roma “rischia una deviazione significativa rispetto agli impegni nel 2016 e 2017” con il pericolo che non si dimostri più capace di “mantenere la dinamica del debito su un percorso sostenibile”. Che fare? La manovra correttiva da 3,4 miliardi per il 2017 che si è persa in qualche porto delle nebbie, non si conosce, come verrà coperta, quali tagli, quali tasse, è decisiva. A Bruxelles fanno sapere che se nei tempi stabiliti, fine aprile al massino, arriveranno risposte credibili, un “qualche escamotage tecnico” per coprire la flessibilità di cui abbiamo goduto si “può sempre trovare”. Altrimenti, la strada è una sola: la procedura d’infrazione. Al momento in cui scriviamo, silenzio o quasi da parte del governo. Parla solo il sottosegretario al Tesoro, Baretta. Non sa che dire salvo che prendersela con gli “zero virgola”, ormai frase abusata da Renzi Matteo che non fa più effetto. Può strappare l’applauso al Lingotto, ma a Bruxelles chiedono il mantenimento degli impegni presi dal governo Renzi, ora Gentiloni. E Baretta ammette: “Non  abbiamo ancora deciso, non ci pronunciamo ancora”. E poi non poteva mancare il grido di battaglia dell’ ex premier: “Basta con gli zero virgola”. Che sono bei soldoni che escono dalla tasche degli italiani, quelli che le tasse le pagano.

Share

Leave a Reply