Stepchild adoption. Il Tribunale civile di Roma riconosce l’adozione di una minore da parte di due donne. Sentenza storica

Stepchild adoption. Il Tribunale civile di Roma riconosce l’adozione di una minore da parte di due donne. Sentenza storica

Una nuova sentenza del tribunale civile di Roma ha riconosciuto la stepchild adoption per una coppia di mamme di Roma che hanno avuto una figlia grazie alla fecondazione eterologa. Ne dà notizia in una nota l’associazione Famiglie arcobaleno. E’ la prima sentenza della Corte di Appello passata in giudicato senza che vi siano stati ricorsi dalla procura nei termini prescritti, dopo la sentenza della Cassazione e altre quattro emesse dal tribunale dei minori e già passate in giudicato. Le avvocate che hanno seguito questo caso sono Titti Carraro, Silvia Menichetti e Cecilia Adorni Braccesi.

L’avvocato Titti Carrano: “Riconosciuto il diritto ad essere figlia ad una minore e ad essere genitori ad una coppia di donne”

“Una decisione storica arrivata dopo due anni di battaglia legale. Il pg del Tribunale dei minori ha deciso di non fare ricorso in Cassazione ed è un caso inedito. Oggi è stato riconosciuto il diritto a ‘essere figlia’ ad una minore e ad essere ‘genitori’ ad una coppia di donne”. Così l’avvocato Titti Carrano commenta la decisione del tribunale civile di Roma che ha riconosciuto la stepchild adoption per una coppia che ha avuto una figlia grazie alla fecondazione eterologa. “Si tratta di una sentenza importante – prosegue l’avvocato – perché apre la strada a tante coppie omosessuali. Con questa decisione è stato riconosciuto il rapporto consolidato tra il minore e la madre adottiva”. Carrano spiega che la sentenza di primo grado era “arrivata nel settembre del 2015 e depositata nell’ottobre successivo. Il procuratore generale del tribunale dei Minori aveva, però, fatto ricorso in appello ed oggi la vicenda giunge alla sua conclusione definitiva. Viene riconosciuta l’adozione di una bambina da parte della compagna attuale della sua madre biologica”.

Rory Cappelli, la madre non biologica: “vivevo nel terrore, ora finalmente posso respirare”

Rory Cappelli, mamma non biologica ma riconosciuta oggi grazie alla sentenza del Tribunale, ha così commentato: “Vivevo nel terrore, senza esagerazioni, che mi potesse accadere qualcosa o che potesse accadere qualcosa a nostra figlia. Vivevo nel terrore di non essere in grado di fare nulla: adesso con questa sentenza per quanto non si tratti di un’adozione piena, per quanto si sia dovuto ricorrere ad avvocati e tribunali per veder riconosciuto un diritto fondamentale, adesso, dopo quasi quattro anni, posso finalmente respirare. La bambina che ho cullato, consolato, che ho visto crescere, che ha imparato a parlare anche insieme a me, che ho curato quand’era malata, che mi ha fatto commuovere perché con le sue manine mi faceva una carezza, la bambina che mi ha sempre chiamato mamma, adesso la mamma, l’altra mamma, ce l’ha per davvero, anche per lo Stato. Potrò stracciare la delega che mi permette di andare a prenderla a scuola. Potrò rifare i documenti, metterci anche il mio nome e partire con lei. Potrò esserle accanto senza che nessuno si possa domandare chi sono”.

Marilena Grassadonia, Famiglie Arcobaleno: “situazione a macchia di leopardo. In molti tribunali situazione bloccata

“Un nuovo passo in avanti – sottolinea Marilena Grassadonia, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno – ma non dimentichiamo che la mancanza di una legge chiara che disciplini la genitorialità omosessuale nel nostro Paese impedisce a molti bambini nella stessa situazione di avere riconosciuti i loro diritti. Si sta creando nel Paese una situazione a ‘macchia di leopardo’ che non è degna di un Paese civile. Segnaliamo in particolare che in alcuni Tribunali la situazione è bloccata da lunghissimi mesi e nessuna sentenza è mai stata emessa. La politica non dovrebbe ignorare che l’indeterminatezza delle leggi sta costringendo le nostre famiglie a una battaglia nei tribunali lunga e difficile per arrivare a ottenere tutele che la nostra Costituzione, come spiegato dalla Cassazione, già ci riconosce”.

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