Stadio a Tor di Valle: chiuso il primo capitolo. Si apre una nuova fase. Se c’erano vantaggi per Roma la città avrebbe capito

Stadio a Tor di Valle: chiuso il primo capitolo. Si apre una nuova fase. Se c’erano vantaggi per Roma la città avrebbe capito

La Conferenza dei Servizi regionale sullo stadio ha tenuto il 3 marzo la sesta ed ultima riunione, dopo la sospensione precedente, per la durata di 30 giorni. In apertura la presidente della Conferenza, l’architetto Manuela Manetti, portava a conoscenza dei presenti che il soggetto proponente, Eurnova s.r.l., con nota del 28 febbraio faceva richiesta di una (ulteriore) sospensione dei lavori per un termine non inferiore a trenta giorni. Sempre la presidente comunicava che era pervenuta in data 2 marzo 2017 altra nota a firma della sindaca di Roma, nella quale si riportava l’intenzione di Roma Capitale di procedere alla verifica/ridefinizione dell’interesse pubblico per la realizzazione dello Stadio. Queste note, molto sinteticamente, sopra riportate riportavano notizie di stampa e interviste rilasciate e già circolate sui media, circa una intesa tra la sindaca Raggi e la proponente società Eurnova per la realizzazione dello Stadio a Tor di Valle. Notizie che preannunciavano un nuovo accordo basato sul drastico taglio delle cubature (via i grattacieli) e su altri provvedimenti che avrebbero comportato una nuova deliberazione dell’Assemblea Capitolina e nella sostanza un nuovo progetto.

Una seduta lunghissima, oltre cinque ore con momenti  di accesa vivacità

La seduta della Conferenza è stata lunghissima (oltre 5 ore) e si è tenuta in un clima che pure nella corretta solennità, in alcune circostanze ha vissuto momenti di accesa vivacità. In particolare si sono confrontate due posizioni: quella favorevole ad una ulteriore sospensione e quella contraria, sostenuta dalle Associazioni e Comitati presenti, portatori di interessi diffusi (secondo la dizione di legge)

Alla fine, dopo una lunga interruzione per “riannodare le fila”, queste (ancora in estrema sintesi) le conclusioni: rigetto della richiesta di sospensione della Conferenza fatta da Eurnova, i pareri pervenuti sul progetto venivano cristallizzati alla data 3 marzo. Veniva inoltre ricordato che il Comune di Roma, l’Area Metropolitana e la Regione avevano espresso, riguardo il progetto, pareri, ancorché articolati, nella sostanza in dissenso dal progetto. Lo Stato invece si pronunciava per il si al progetto, pure ricordando che il vincolo sull’Ippodromo, annunciato dalla Soprintendenza del Mibact, fosse già operante. Per la stesura della Determina – documento ufficiale di conclusione (data la complessità) – si sceglieva di utilizzare tutto il tempo che la legge prevede. Ai fini della stesura relativa della Determina si sarebbe tenuto conto dei pareri cristallizzati nonché della conferma da parte del Comune dell’abbandono del progetto di cui alla delibera 132 del 2014. Tradotto: il progetto veniva bocciato.

Le argomentazioni del Comitato Salviamo Tor di Valle

Si apre quindi una nuova fase nella quale deve essere prioritaria la esigenza di una unificazione di giudizi circa la interpretazione corretta delle normative che devono e possono essere applicate. Si tratta di sottrarsi da interpretazioni disinvolte o creative  che parrebbero essere state adottate con la delibera 132/2014.

Più volte il Comitato Salviamo Tor di Valle dal cemento (di cui chi scrive è componente) ha argomentato che l’impostazione che ha partorito la delibera 132 è il risultato di scelte politiche nazionali, degli ultimi anni, per rimuovere quelli che una pessima cultura anche velenosa e che alimenta clientele e corruzione, chiama lacci e laccioli che impedirebbero il pieno funzionamento della libertà di impresa privata. Inutile richiamare i danni legati alle delocalizzazioni e/o i fallimenti clamorosi: Alitalia, Banche, ecc.

Con l’adozione della delibera 132/2014 parrebbe che siano saltati i riferimenti normativi:

  1. Norme costituzionali: art. 9, 32, 41 e 42.
  2. Norme urbanistiche: Legge 21/12/1955 n. 1357 e legge 6/8/1967 n. 765 nelle quali si afferma che la deroga alle norme del PRG si possono esercitare solo per Impianti pubblici o di Interesse pubblico.
  3. Norme sulla trasparenza. Il Regolamento (57/2006) di partecipazione dei cittadini alla trasformazione urbana del territorio del Comune di Roma
  4. Norme interpretate con forzature e in modo disinvolto. Vedasi la applicazione, non prevista e non possibile, dell’Istituto della Compensazione (pag.22 – 4° comma della delibera 132/2014.(nota 1)
  5. Traslazione impossibile del riconoscimento di Interesse pubblico (a seguito della fruizione della Compensazione?) a volumetrie che non lo possono ottenere: il Business Park
  6. Assenza di un controllo di legittimità sulla delibera adottata. Il Comune di Roma non è dotato dell’Ufficio preposto.

Opportuna una delibera che riconfermi l’interesse pubblico su un nuovo progetto

Pare quindi necessario, dopo la bocciatura della Conferenza dei servizi, che il Comune di Roma proceda all’adozione di una nuova delibera che riconfermi il Pubblico Interesse su un nuovo progetto. Questo dovrebbe comportare:

  • Il Superamento, la Revoca o l’Annullamento della delibera 132.
  • Un Procedimento amministrativo, per l’assunzione della nuova delibera da parte della Assemblea Capitolina, che preveda i passaggi necessari nei Municipi interessati, nelle relative Commissioni Consiliari e con la partecipazione democratica dei cittadini.

Rimane una nostra convinzione che l’assenza presso Roma Capitale di un apposito Ufficio per l’esame di legittimità delle deliberazioni, cosi come indicato dalla legislazione sugli Enti Locali: lex 267/ 2000, potrebbe comportare dei risultati non sempre basati sul rispetto rigoroso della normativa.

Senza tornarci sopra, a mio parere, nella deliberazione 132 cui ha fatto seguito il relativo progetto, risulterebbe completamente errato il capitolo che prevedeva la indicazione dell’elenco delle opere ammesse a compensazione. Si ritiene che si sia fatta confusione tra opere di pubblica utilità che sono di proprietà pubblica e opere private che rimanendo di proprietà privata possono ottenere (quando previsto per legge) il riconoscimento dell’interesse pubblico. Nel caso di opera di pubblica utilità è prevedibile la compensazione, nel caso di opera privata non è prevedibile la compensazione (nel caso, il famigerato Business Park)

In assenza dei requisiti necessari due possibili soluzioni

In assenza dei requisiti necessari c’erano, nel 2014, due possibili soluzioni: dire No al proponente perché l’area scelta per lo Stadio non era dotata delle infrastrutture necessarie, o proporre di dire Sì a condizione che nella proposta, ai fini di soddisfare il necessario equilibrio economico finanziario del progetto, venissero conteggiate anche somme destinate (oltre le spese di urbanizzazione, ecc.) a effettuare interventi di riclassamento delle infrastrutture pubbliche necessarie alla idonea funzionalità del progetto medesimo. Interventi successivamente da mettere a gara nel rispetto della normativa nazionale ed europea. Somme che non potevano derivare da compensazione, di cui non c’è nessuna giustificazione giuridica, ma dalla esigenza del proponente di evitare la immediata bocciatura della proposta.

L’approccio e relativa successiva trattativa tra le parti avrebbe specificato la funzione esclusiva di programmazione del territorio che spetta agli Enti Locali. E che nell’interesse della valorizzazione del territorio, Roma Capitale, avrebbe potuto anche concorrere agli investimenti necessari per infrastrutture per la viabilità.

 Il rischio macroscopico di possibili effetti speculativi

Se c’erano vantaggi per Roma, la città  avrebbe capito. La procedura adottata e il relativo uso disinvolto delle normative, ha invece messo in evidenza il rischio macroscopico di possibili effetti speculativi, una domanda che grande parte dei media si sono posti.

Alcune agenzie e parte della stampa, nel riportare le ultime decisioni della Conferenza, ricorrono alla spiegazione dell’ennesima contrapposizione politico-elettorale tra la Regione Lazio e il Comune di Roma. Non di questo si tratta. Pare a noi, invece, che si sia evidenziata la possibilità che anche nel nostro paese la buona politica possa prevalere. È la dimostrazione di quanto possa incidere positivamente la partecipazione democratica dei cittadini.

Inutile aggiungere, quindi, che oltre che ad una puntigliosa valutazione nel merito delle scelte progettuali e delle volumetrie strettamente necessarie alla fruibilità dello Stadio, pure con il nuovo progetto sarà necessario continuare a battersi per il rigoroso rispetto delle normative e della trasparenza. La partita non è finita ma vogliamo che siano i cittadini e la Città di Roma a vincerla.

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