Sinistra Italiana riunisce la direzione come un presidio al Ministero del Lavoro. Eletta la segreteria nazionale. Nel Pd, 4 correnti appoggiano Orlando. Imbarazzi sulle dimissioni di Luca Lotti

Sinistra Italiana riunisce la direzione come un presidio al Ministero del Lavoro. Eletta la segreteria nazionale. Nel Pd, 4 correnti appoggiano Orlando. Imbarazzi sulle dimissioni di Luca Lotti

“Noi chiediamo che il governo faccia il suo mestiere ed indichi la data del referendum sui voucher e la responsabilità sugli appalti. Lo avrebbe dovuto fare già da molti giorni”, ha affermato Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a margine di una manifestazione sotto il ministero del Lavoro con i componenti della direzione nazionale del partito riunita oggi a Roma. “Noi continuiamo a chiederlo – prosegue – e continueremo a farlo e dalla prossima settimana andremo anche sotto palazzo Chigi e, se necessario, fino a quando il governo non farà il suo mestiere”. Per Fratoianni, “non si può sottrarre agli italiani e alle italiane il diritto di votare su questioni che hanno a che fare con la loro vita concreta e con la dignità delle persone e del lavoro che in questo Paese sono calpestati quotidianamente”.A proposito del caso Consip e della mozione di sfiducia presentata nei confronti del ministro dello Sport Luca Lotti, Nicola Fratoianni è stato rigoroso: “per prima cosa voglio dire che è bene che la magistratura faccia il suo corso. Secondo, è bene che anche il ministro Lotti faccia un passo indietro!”. E facendo riferimento ad un’intervista concessa dall’amministratore delegato di Consip, Marroni, al Corriere della Sera, Fratoianni ha proseguito: “inoltre vorrei dire agli amici del ‘Giglio Magico’ che in queste ore hanno detto che ‘non si sentono dei monaci tibetani’, che invece quando si maneggiano soldi pubblici, soldi dei cittadini, bisogna essere più che monaci tibetani, perché questo fa bene alla credibilità della politica e a quella delle istituzioni del nostro Paese”. Infine, “lo dico non parlando dei profili penali perché su questo la magistratura farà il suo corso ma parlando di profili di opportunità e di credibilità delle istituzioni e della politica”. La direzione nazionale di Sinistra Italiana ha eletto la nuova segreteria nazionale. Il nuovo organismo esecutivo di Sinistra Italiana è composto da Celeste Costantino, Paolo Cento, Peppe De Cristofaro, Stefano Fassina, Claudio Grassi, Cathy La Torre, Paola Natalicchio, Erasmo Palazzotto, Elisabetta Piccolotti,  Alessia Petraglia, Claudia Pratelli, Sara Prestianni, Michele Prospero, Claudio Riccio. Invitati permanenti i capigruppo di Camera e Senato Giulio Marcon e Loredana De Petris, e il parlamentare europeo Sergio Cofferati.

Nel Pd sabato importante per il candidato Andrea Orlando che incassa l’endorsement dei cuperliani, di Bettini, di Retedem e di molto lettiani

Sinistradem, Retedem, il ‘campo democratico’ di Goffredo Bettini, i parlamentari vicini all’ex premier Enrico Letta: sabato importante per Andrea Orlando che incassa quattro sì alla sua candidatura alle primarie Pd confermandosi, agli occhi di Matteo Renzi e Michele Emiliano, avversario insidioso innanzitutto entro i confini del Pd. Il consenso al ministro della Giustizia si allarga in virtù di un messaggio di discontinuità con il renzismo e con un obiettivo: “ricostruire il Pd”. Dall’assemblea di Sinistradem – che raccoglieva in un albergo al centro di Roma parlamentari e dirigenti locali cuperliani – è giunto l’endorsement più esteso alla candidatura di Orlando. Per Gianni Cuperlo, che ha introdotto l’assemblea, l’era del “renzismo è alle spalle”, e la “dolorosa” scissione di un pezzo della minoranza è “una sconfitta” della leadership di Matteo Renzi. Per questo, Gianni Cuperlo ha esortato a sostenere Andrea Orlando: “è una figura capace di mettere in sicurezza il partito, un punto di equilibrio”. I due si conoscono da tempo. Entrambi hanno sostenuto le riforme, entrambi – a dispetto di un altro ‘big’ della sinistra del Pd, Maurizio Martina – hanno deciso di costruire un’alternativa all’ex premier sfidando al tempo stesso Michele Emiliano. “Emiliano sbaglia, le primarie non sono un referendum su Renzi”, ha detto Orlando intervenendo all’assemblea di Sinistradem e ribadendo che lavora per il ritorno ‘a casa’ degli scissionisti. “Non userò toni populisti perché il consenso costruito con il populismo è un veleno che ti tiene prigioniero”, assicura il ministro consapevole del fatto che ‘populista’ è un aggettivo tra i più usati dai detrattori di Renzi e Emiliano. Parole che Orlando aveva ribadito prima al Nazareno, all’incontro con Goffredo Bettini e sulle quali si sofferma a pranzo in una conferenza stampa con Retedem nel circolo del centro storico di Roma, appena traslocato da via dei Giubbonari. Orlando annuncia due conferenze nelle prossime settimane, una sul suo programma e una sul partito. “Non possiamo permetterci il lusso di chiudere il Congresso senza dire al Paese ciò che vogliamo fare”, spiega il ministro.

Gianni Cuperlo: le primarie aperte sono una “ca…ta pazzesca”, citando Fantozzi

Un Pd dove, secondo Orlando e Cuperlo, le regole vanno cambiate. Non è un caso che il ministro si candida alla segreteria e non alla premiership. E non è un caso che Cuperlo, anticipandolo, bocci seccamente le primarie aperte ricorrendo alla famosa ‘cagata pazzesca’ detta da Paolo Villaggio: “rievocando il giudizio del ragionier Fantozzi sulla corazzata Potemkin…”. E, per Cuperlo, quella di Orlando non è una sconfitta annunciata. “Leggo i sondaggi, ma non credo al vantaggio di Renzi”, osserva Cuperlo chiudendo con un fiducioso “se pò fa”. E nel pomeriggio, l’endorsement dei lettiani sembra allargare un po’ piu’ la tela: “La candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del Partito Democratico è quella che oggi garantisce più equilibrio e maggiore ragionevolezza e che può rappresentare al meglio la pluralità delle culture e delle forze costitutive del Pd, secondo la miglior tradizione dell’Ulivo”, scrivono in un documento collettivo alcuni parlamentari dell’area lettiana, tra i quali Marco Meloni, Maria Chiara Carrozza, Alessia Mosca, Lorenzo Basso, Carlo Dell’Aringa e Paolo Guerrieri.

La sfiducia a Lotti e le molteplici richieste di passo indietro

Nel corso dello stesso incontro, il ministro Orlando ha chiarito che secondo lui il collega ministro dello Sport debba restare al suo posto, in controtendenza rispetto alla riflessione resa pubblica da Gianni Cuperlo che già giovedì sera aveva consigliato in televisione “un passo indietro” a Luca Lotti, per ragioni di opportunità e per difendersi meglio dal punto di vista giudiziario. Cuperlo e Andrea Orlando nutrono evidentemente visioni opposte sulla responsabilità politica di un ministro implicato in una vicenda confusa e torbida, e indagato per diffusione di notizie coperte da segreto d’ufficio. Sullo stesso tema si registra l’appello a Gentiloni del capogruppo alla Camera del Movimento dei Democratici e Progressisti: “Chiediamo a Gentiloni di esplorare ogni iniziativa possibile perché il governo prosegua senza ostacoli, immaginando anche di chiedere a Lotti un passo indietro. Noi – conclude il capogruppo MDP – decideremo autonomamente, con i gruppi di Camera e Senato, su quali siano le iniziative migliori da intraprendere per difendere il buon nome delle istituzioni e senza andare al traino di iniziative di arruffapopoli presenti in Parlamento”. Il riferimento è evidentemente ai 5Stelle che hanno presentato una doppia mozione di sfiducia individuale contro Luca Lotti, sia alla Camera che al Senato. Tuttavia, le parole di Laforgia sono il sintomo di una difficoltà e di un forte imbarazzo: che faranno infatti i parlamentari di MDP qualora non avesse successo il tentativo di moral suasion su Lotti e il ministro non si dimettesse? Non v’è dubbio che in Parlamento egli sosterrà la tesi che da due mesi ripete in pubblico e sui social: non vi è alcuna responsabilità penale, e dunque, caso chiuso. Eppure, Luca Lotti che ha a ancora la delega all’editoria ha sfidato la stampa a brutto muso. Nulla da dire da parte dei parlamentari di MDP su questo evidente conflitto di interessi, che da solo basterebbe a chiederne le dimissioni?

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