Serra dà lezione alla Cgil, Scalfari suggerisce a Renzi i libri da leggere, poi lo esamina. Esilaranti. Bentivogli (Fim Cisl): folle o mascalzone chi pensa, la Cgil, che i “lavoretti” siano lavoro subordinato. La disinformatija al potere

Serra dà lezione alla Cgil, Scalfari suggerisce a Renzi i libri da leggere, poi lo esamina. Esilaranti. Bentivogli (Fim Cisl): folle o mascalzone chi pensa, la Cgil, che i “lavoretti” siano lavoro subordinato. La disinformatija al potere

Peggio che Apocalypse Now, lo straordinario film girato da Francis Ford Coppola, interprete eccezionale Marlon Brando, che descrive la scena dell’attacco al villaggio vietnamita da parte dei marines Usa. Il tenente colonnello che comanda il drappello fa suonare a tutto volume, tramite altoparlanti installati sugli elicotteri, la celeberrima Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner per galvanizzare il morale del reparto e spaventare i nemici. La scena – scrisse la critica cinematografica – è resa in modo tanto drammatico quanto realistico, fin nei dettagli, segnata anche dalla controffensiva dei vietcong. Apocalypse appunto.  Leggendo la drammatica, che più non si può, “Amaca” di Michele Serra, angosciato perché i voucher sono stati abrogati, c’è tornato alla mente questo film. E il perché di questo richiamo è presto detto, basta leggere l’incipit della super rubrica serraiana. “Il voucher brucia sul rogo di purificazione che la sinistra vindice (termine colto, vendicatore per i comuni mortali ndr) ha eretto per celebrare la cacciata di Renzi. Non era Giordano Bruno (pensate quanto è colto il nostro signor L’Amaca) era un pezzetto di carta che molta gente usava per legalizzare i piccoli lavori e non frodare l’Inps e altra gente per aggirare le leggi sul lavoro”. Bontà sua, lo ammette. Serra prosegue lanciando un grido di lamento a nome di coloro che “stanno frugando nella cenere per capire come faranno d’ora in poi a pagare in chiaro prestazioni che solo un pazzo o un  sadico può considerare passibili di pratiche burocratiche”.

Il segretario dei metalmeccanici Cisl. Sono stati  i radical chic a volere l’abolizione dei buoni lavoro

Parole risibili, sempre migliori di quelle pronunciare da un tal Bentivogli, segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, un appassionato dei girocolli di Marchionne, uno che quando pronunci la parola Landini, segretario generale della Fiom Cgil, fa gli scongiuri, il quale citiamo testualmente afferma che “è da folli o mascalzoni pensare che i lavoretti vengano ricondotti a lavoro subordinato”. Poi l’accusa infamante tipica dei renziadi: “Il dibattito va de-ideologizzato, l’agenda non può essere dettata dai salotti radical chic”. Parole che abbiamo già sentito dire da Renzi e dai padroni. Lasciamo perdere e torniamo al nostro vecchio amico Serra, a ricordo della vecchia Unità. Leggendo il suo grido di dolore per chi “fruga nella cenere” ci siamo immaginati torme di famiglie che gridano “voucher, voucher, aridateceli, siamo disperati”. Tabaccai che restano disoccupati privi dei buoni, proprietari terrieri che soffrono a vedere i campi abbandonati, grandi aziende che non possono tirare avanti senza “lavoretti”. Insomma un disastro. Ovviamente a Serra non viene in mente di ascoltare qualcuno dei giovani “usato” dai voucher, è chiedere troppo. La sua rubrica non a caso è su Repubblica. Ma lui è un genio è trova la soluzione.

L’autore dell’Amaca prima di scrivere dovrebbe informarsi. Un dovere per un giornalista

Conclude la sua “Amaca” chiamando in causa la Cgil e i milioni di lavoratori che hanno firmato quesiti referendari e Carta universale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, proposta di legge di iniziativa popolare. Chiede alla Cgil di “mettere a disposizione (gratis) un ufficio che si occupi delle pratiche di assunzione di dieci persone e per una sola giornata cadauno. La burocrazia è nemica del lavoro tanto quanto lo sfruttamento”. Al Serra consigliamo di leggere la “Carta universale” di cui sopra. Agli articoli 80 e 81 è scritto come sostituire  i voucher, come eliminare  il lavoro nero, come pagare il lavoro occasionale. Chi informa, come lui e il suo giornale, che dicono di voler fare informazione, ha perlomeno il dovere di essere informato. Ma in tempi della disinformatija galoppante, questo elementare dovere è considerato un optional.

Da Serra passiamo al fondatore di Repubblica, editorialista domenicale del quotidiano ora diretto da un tal Mario Calabresi. Eugenio Scalfari ci fa sapere “Cosa pensa l’ex premier della sinistra in Italia e in Europa”. Verrebbe voglia di dire che sono in molti a saperlo, visto che l’ex premier inonda quotidiani, televisioni, radio, il web. Fra l’altro, al Lingotto, che tanto piace all’Eugenio nostro, di cose ne ha dette. Forse non c’era bisogno che Scalfari ce le ricordasse. Comunque non possiamo che rilevare positivamente il fatto che l’editorialista domenicale abbia smesso di richiamare con la sua prosa Aristotele, Platone, i grandi filosofi greci. Più modestamente fa riferimento a Cavour, Giustino Fortunato, Salvemini, Labriola. Tutti nomi che si studiano al Liceo. Il bello è che costoro sono gli autori di opere che Scalfari ha suggerito di leggere indovinate a chi. Ma a lui, il Matteo di Rignano. Il quale gli ha detto – citiamo testualmente – “di aver letto i libri che in precedenti occasioni gli avevo suggerito”.

L’ex premier a scuola dal fondatore di Repubblica. Gli consiglia le letture e gli risente la lezione

Allora lo Scalfari, visto che l’alunno diligentemente ha svolto i compiti assegnatigli, gli ha “suggerito anche alcune pagine della storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis che parlano dei valori e degli ideali politici a cominciare da Machiavelli e da Giambattista Vico”. Scalfari ci fa sapere che l’alunno Matteo “quando ci parleremo di nuovo mi farà un resoconto dei libri letti come prova che non mi stava prendendo in giro (riferisco perché merita di essere riferito)”. Poteva finire così l’editoriale? Certo che no. Ci mancava lo scoop, un grande giornalista di qualche scoop deve essere sempre in possesso. Racconta Scalfari di aver chiesto a Renzi “se spera nel caso di vittoria alle elezioni del 2018, di diventare di nuovo presidente del Consiglio”. La risposta è stata “Certamente desidero vincere ma non è detto che voglia ridiventare presidente del Consiglio. Forse sarebbe meglio che restassi alla guida del partito e della sinistra in Italia e soprattutto in Europa. Vedrò”. Pensate che scoop ha fatto Scalfari, per la gioia del direttore Calabresi che in un solo giorno ha messo insieme l’esilarante Amaca e  l’editoriale choc, si fa per dire. Renzi che parla di “sinistra non solo in Italia ma soprattutto in Europa” è davvero una notizia sensazionale che solo il giornale edito da De Benedetti poteva lanciare in pista. Ma attenzione perché come è noto, il giovanotto, ex magari, di Rignano, nel cambiare idea è davvero un fulmine. Comunque diciamo la verità: a noi che renziani non siamo fa piacere che il giovanotto si faccia una cultura. E ringraziamo Scalfari, il quale ci ha fatto sapere che l’ex premier e segretario del Pd  era  privo dei fondamenti. Che si apprendono al liceo.

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