Senato. L’Aula nega la decadenza di Augusto Minzolini. Dissolta la legge Severino. Sospetti di un patto del Nazareno per far rientrare Berlusconi

Senato. L’Aula nega la decadenza di Augusto Minzolini. Dissolta la legge Severino. Sospetti di un patto del Nazareno per far rientrare Berlusconi

No dell’Assemblea di Palazzo Madama alla proposta di deliberare la decadenza dal mandato parlamentare del senatore Augusto Minzolini (FI-PdL) per motivi di incandidabilità sopravvenuta. Finisce così la vicenda dell’ex direttore del Tg1 al Senato, con L’Aula che ha approvato con 137 voti favorevoli, 94 contrari e 20 astenuti un ordine del giorno. Minzolini ha comunque annunciato le dimissioni. L’Aula ha approvato l’ordine del giorno presentato da Francesco Nitto Palma (FI-PdL) e altri a conclusione della discussione della relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla elezione contestata nella regione Liguria. La relatrice Doris Lo Moro (Mdp), ha riferito sui lavori della Giunta e ha spiegato che l’incandidabilità era sopraggiunta, ai sensi della legge Severino, a seguito di condanna definitiva alla pena di due anni e sei mesi per il reato di peculato, ovvero per l’uso indebito di una carta di credito aziendale.

Augusto Minzolini conferma le dimissioni da senatore

“Come ho annunciato nel mio intervento in Aula, presenterò la lettera di dimissioni da senatore… Certo che lo farò”. Al termine del voto di palazzo Madama che ha respinto la sua ‘decadenza’, Augusto Minzolini ha confermato che lascerà lo scranno senatoriale. “Qualunque sia l’esito del voto, un attimo dopo rassegnerò le dimissioni da senatore, dopo però non prima, perchè voglio, appunto, che il Senato si esprima su un caso che considero, con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura, una grande ingiustizia”, aveva detto durante il suo intervento in Aula.

Chi ha votato per “salvare” Minzolini

A favore dell’ordine del giorno di Forza Italia per dire no all’uscita dal Senato, si sono espressi, oltre ai senatori di Forza Italia (42 sì e un solo assente, Claudio Fazzone in missione), Area popolare (24 presenti su 27), Autonomie-Psi (7 sì con 9 presenti su 19), Ala (12 presenti su 16, tra gli assenti, come anche ieri, Denis Verdini), Gal (9 sì, con 10 presenti su 13), la Lega (8 i presenti su 12, con 3 assenze giustificate), i Conservatori e riformisti (7 presenti su 9) e 9 membri del Gruppo Misto. A completare il quadro 3 astenuti del Misto, 2 di Autonomie-Psi e uno di Gal. Dei 98 senatori del Gruppo Pd (99 con il presidente del Senato Pietro Grasso che come da prassi non vota), 19 sono quelli che si sono espressi a favore dell’ordine del giorno di Forza Italia e quindi contro la decadenza da senatore di Minzolini; 14 quelli che si sono astenuti, 24 gli assenti, di cui 7 in missione. 41 invece quelli favorevoli alla decadenza. In particolare hanno contribuito a ‘salvare’ l’ex direttore del Tg 1 Rosaria Capacchione, la presidente della commissione Sanità Emilia De Biasi; la vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi; Laura Fasiolo, Emma Fattorini, Nicoletta Favero, Elena Fissore, l’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini; il giuslavorista Pietro Ichino; il presidente della commissione Diritti umani Luigi Manconi; Alessandro Maran, Claudio Moscardelli, il presidente della commissione Industria Massimo Mucchetti; Francesco Scalia, Ugo Sposetti, Gianluca Susta, il presidente della commissione Bilancio Giorgio Tonini e Mario Tronti. Astenuti invece Massimo Caleo, Camilla Fabbri, Elena Ferrara, Marco Filippi, il presidente della commissione Cultura Andrea Marcucci, Claudio Micheloni, Mario Morgoni, Angelica Saggese, Gian Carlo Sangalli, Daniela Valentini, Vito Vattuone, Magda Zanoni e Sergio Zavoli.

Chi ha votato per la decadenza di Minzolini

Tutti per la decadenza di Minzolini i senatori del gruppo dei 5Stelle, dei Democratici progressisti, lo stesso Gruppo della relatrice Doris Lo Moro: 10 i loro voti, con 4 assenze: il sottosegretario Filippo Bubbico, in missione, Miguel Gotor, Lucrezia Ricchiuti e Ludovico Sonego. A completare il quadro dei favorevoli alla decadenza 14 senatori del Gruppo Misto: i 6 di Sinistra italiana, 3 ex Cinquestelle, 2 Idv, il presidente della Giunta delle Elezioni, Dario Stefano, e poi Sandro Bondi, e l’ex Sel Luciano Uras.

La relatrice Doris Lo Moro (MDP): “addolorata e avvilita per quel che ho visto soprattutto nel Pd”

“Sono addolorata e avvilita, soprattutto per quello che ho visto nel Pd: durante il voto tra le fila del Partito democratico c’è stata una grande confusione. Alcuni si sono astenuti, altri si sono alzati, alcuni hanno votato sì. Sono sopresa, perchè dopo un voto compatto in Giunta per la decadenza, pensi ragionevolmente che questa scelta venga confermata anche in Aula… Abbiamo contraddetto una legge che con Berlusconi ha portato il leader dell’opposizione fuori dal Senato”, ha detto Doris Lo Moro, senatrice di Mdp, commentando il voto e cogliendo la vera posta in gioco, ovvero mettere in crisi la legge Severino. Lo Moro non è meravigliata per quanto successo: ”Avevo capito che tirava un’aria strana, in Aula ho notato strani movimenti tra tutte le forze politiche. Sono davvero avvilita. Certo, quello di oggi non è stato un voto casuale. Non posso dire, però, che sia stato tutto organizzato, almeno lo spero…”.

Lucio Barani, Ala (verdiniani) conferma: “abbiamo abolito la Severino”

“Oggi il Senato ha abolito la Severino…”. Lucio Barani, capogruppo di Ala-Sc al Senato, non ha dubbi: con 137 sì Palazzo Madama ha voluto mandare in soffitta la legge Severino. Barani ora chiede giustizia per Silvio Berlusconi: ”Ora Berlusconi dovrà essere reintegrato già domani… I due casi sono simili, e oggi il Senato ha abolito la Severino”.

Che il voto su Minzolini apra la strada ad un ripensamento della legge Severino, soprattutto nella vicenda che ha vistio protagonista Silvio Berlusconi, lo conferma il capogruppo di Forza Italia, raggiante dopo un voto non scontato: “Un voto da cui arriva un segnale importante – commenta soddisfatto il capogruppo Fi, Paolo Romani -, di inversione di tendenza rispetto a quanto la stessa aula decretò per Silvio Berlusconi e che deve farci riflettere. I tempi sono maturi per un ripensamento del rapporto tra politica e magistratura”. A cominciare dalla legge Severino. Romani ringrazia il centrodestra, per la sua presa di posizione, ma anche per la solidarietà a Minzolini “di larghi settori del Pd e della maggioranza”.

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