Roma. Spi Cgil: almeno il 30% degli over 65 nella capitale a rischio povertà. Si allarga la forbice fra centro e periferia. Disagio, assenza di politiche sociali, isolamento. Federconsumatori: “Subito l’intervento del Comune”

Roma. Spi Cgil: almeno il 30% degli over 65 nella capitale a rischio povertà. Si allarga la forbice fra centro e periferia. Disagio, assenza di politiche sociali, isolamento. Federconsumatori: “Subito l’intervento del Comune”

La popolazione anziana della capitale è a forte rischio emarginazione e povertà. Sono 4 su 10 gli over 65 romani che vivono con un reddito annuale inferiore a 11mila euro lordi, sono soli e non hanno accesso a servizi pubblici come sanità, trasporti e centri di aggregazione sociale. Non si tratta solamente di contesti periferici, ma il dato è anche riscontrabile per alcune delle zone centrali quali San Lorenzo e Piazza Bologna. Dati allarmanti che emergono da uno studio dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati, sulle condizioni economiche degli anziani. La questione della povertà dilagante nella capitale è molto seria e mostra chiaramente non solo l’allargamento della forbice tra centro e periferia, ma assume i tratti di una vera e propria emergenza sociale.

Prendendo spunto dai dati resi noti dallo Spi interviene Federconsumatori Lazio che “conosce bene il problema, gli appartenenti a questa realtà – scrive in una nota l’Associazione – sono circa l’85% sul totale di persone che quotidianamente si rivolge ai nostri sportelli. Molti di questi cittadini denunciano l’isolamento e l’assenza di politiche sociali a Roma – prosegue Federconsumatori Lazio – Non riescono a far fronte alle spese quotidiane, alla gestione finanziaria, al marketing pressante delle grandi compagnie, ai disservizi pubblici dei trasporti e della sanità, ai costi proibitivi dei farmaci. Si trovano immersi in un contesto sociale che non riconoscono e non li tiene più in considerazione. Molto spesso cercano nella nostra Associazione una valvola di sfogo, un volto umano che la pubblica amministrazione non ha più. Paradossalmente sono gli stessi che poi si vedono costretti a mantenere figli o nipoti, vista la disoccupazione giovanile che non cessa di diminuire”.

Il blog “Mapparoma”: gli spazi di aggregazione sociale vengono chiusi

Il professore di Economia dello sviluppo presso l’università Roma Tre Salvatore Monni spiega come negli ultimi anni si sia allargata la forbice tra centro e periferia: “Per un anziano a rischio nei quartieri del centro ce ne sono tre nelle aree più periferiche la distribuzione della ricchezza è iniqua e questo ha portato a una differenza troppo alta in termini di opportunità e di accesso ai servizi”.

Il blog Mapparoma, gestito dal professore Monni con i docenti Ketty Lelo e Federico Tomassi, ha realizzato uno studio i cui risultati sono allarmanti: entro le Mura Aureliane vi sono due centri sanitari ogni mille abitanti, mentre nei quartieri a ridosso del Raccordo il rapporto crolla a due ogni diecimila residenti. La situazione non è differente nemmeno per quanto riguarda i centri sociali: sul litorale, a Monteverde, Flaminio, San Giovanni e Cinecittà si conta un centro ogni diecimila abitanti.

Il Campidoglio ignora il “piano povertà”. Molti anziani non possono accedere ai fondi

“Da sempre denunciamo un disagio dilagante a Roma, specialmente nelle periferie, dove le istituzioni non intervengono da molto tempo e vengono chiusi gli spazi di aggregazione sociale” – denuncia Federconsumatori Lazio, richiedendo un intervento immediato al Comune di Roma teso ad incrementare le politiche sociali e finanziare luoghi e progetti di aggregazione per far fronte ad un’emergenza ormai chiara e sempre più allarmante.

Dai molteplici commenti all’indagine emerge una grave carenza di una panificazione da parte del Comune per le politiche sociali. Tale mancanza non potrà che incidere sul piano sociale, aumentando spaccature ed esclusione. Non pervenuti i commenti della Giunta, che sul fronte povertà e disagio sociale già è stata protagonista di una figuraccia verso la fine del 2016, ignorando del tutto il “piano povertà” messo a punto dal governo, con apposito decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Molti cittadini che potevano accedere ai fondi (pari a circa 350 euro al mese per circa 200mila famiglie in difficoltà economiche), recatisi in municipio per portare i propri documenti, venivano rispediti a casa a causa della totale disorganizzazione e impasse burocratica del comune.

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