Rignano Garganico. Due giovani migranti del Mali uccisi nell’incendio della baraccopoli. Gesmundo, Cgil Puglia: “Dolore e cordoglio, ma nessuna trattativa con chi schiavizza e sfrutta”

Rignano Garganico. Due giovani migranti del Mali uccisi nell’incendio della baraccopoli. Gesmundo, Cgil Puglia: “Dolore e cordoglio, ma nessuna trattativa con chi schiavizza e sfrutta”

Sono in corso indagini per cercare di identificare le due giovani vittime dell’incendio della notte scorsa nel “ghetto” nelle campagne tra San Severo, Foggia e RignanoGarganico e che due giorni fa era stato parzialmente sgomberato. A quanto si è appreso il “ghetto”, sotto sequestro, era controllato da alcune pattuglie delle forze dell’ordine ma controllare oltre 5mila metri quadrati è impossibile e nella notte sembra che un centinaio di migranti sia riuscito a tornare nella baraccopoli. Intorno all’1,30 è scoppiato l’incendio a cui sono seguite alcune esplosioni, molto probabilmente causate dalle bombole utilizzate nelle baracche. Immediatamente è intervenuta la squadra dei Vigili del fuoco presente in zona e poi sono giunte dal comando provinciale altre due squadre che hanno lavorato, non senza difficoltà, a spegnere l’incendio: le baracche che sono state distrutte dalle fiamme erano realizzate con cartone, legna, plastica e altro materiale di fortuna e fortemente infiammabile. Subito dopo gli investigatori hanno controllato tutte le baracche o quel che rimaneva e vi hanno trovato due corpi carbonizzati. Secondo le testimonianze fornite da altri migranti le vittime sarebbero due cittadini del Mali di circa 30 anni. Gli investigatori al momento non si sbilanciano sulle cause ma non si esclude che possa trattarsi di un incendio doloso. È in corso dal pomeriggio, intanto, lo smantellamento della baraccopoli. I due uomini, di 33 e 36 anni, sono morti carbonizzati.

Ibou Triore, portavoce dei migranti: “li conoscevamo. Non sapevano dove andare dopo lo sgombero e sono rientrati”

“Certo che li conosciamo. Uno lo conosciamo da due, tre anni l’altro aveva lasciato il campo tre o quattro mesi fa”, dichiara ai giornalisti Ibou Triore, portavoce del ghetto in cui dal 2012 a oggi si sono sviluppati sette incendi. Gli altri migranti hanno improvvisato un corteo funebre per le vittime intonando canti africani. Con ogni probabilità, le vittime facevano parte dei quasi 300 braccianti che non volevano lasciare il campo dopo lo sgombero ordinato due giorni fa, dalla Dda di Bari e deciso per presunte infiltrazioni criminali dovute al caporalato e allo sfruttamento dei migranti in agricoltura. “Il problema è che non sappiamo dove andare – continua Triore – i ragazzi che sono andati a dormire dentro hanno perso la vita”. Nella baraccopoli sono attesi i reparti speciali delle forze dell’ordine per procedere allo sgombero. “Il ghetto di Rigano deve essere sgomberato”, ha detto Daniele Iacovelli responsabile provinciale della Flai Cgil Foggia. E ha sottolineato: “In questo momento però, abbiamo paura che un’azione di forza possa incrinare ancora di più la situazione specie dopo l’incendio della scorsa notte”. Intanto altri migranti sono a Foggia per protestare contro il provvedimento di sgombero.

Pino Gesmundo, segretario regionale Cgil: “dolore e cordoglio per le vittime, ma nessuna trattativa con chi schiavizza e sfrutta”

“Il dolore e il cordoglio per la perdita di due giovani vite nell’incendio del ghetto di Rignano non ci esime dal dovere della denuncia. Queste due morti sono addebitabili a coloro i quali con il ricatto del lavoro impongono a centinaia di ragazzi di rimanere in luogo malsano e insicuro perché pezzo della filiera criminale che lucra su posti letto, elettricità, trasporti”, afferma in una nota il segretario della Cgil Puglia, Pino Gesmundo. “Nessuna trattativa è possibile con chi schiavizza e sfrutta uomini e donne – afferma – Le istituzioni facciano rispettare le leggi. Si proceda immediatamente allo sgombero definitivo del ghetto, garantendo a tutti un luogo di ricovero alternativo. E crediamo sia ora che anche le parti datoriali la smettano di girare il volto dall’altra parte e dicano con chi stanno. Se tutto questo è ancora tollerabile”. Infine, ricorda Gesmundo, “se non si procede secondo una strategia complessiva, se non si spezza quel ricatto del lavoro di cui si fanno garanti i caporali, difficilmente riusciremo a superare la logica dei ghetti. Abbattuto Rignano rinasceranno qualche chilometro più a nord o più a sud”.

Comunità di sant’Egidio: “tragedia inaccettabile. Sono lavoratori che contribuiscono al benessere della nostra economia”

“Inaccettabile” la morte di due africani nella baraccopoli tra San Severo e Rignano Garganico in Puglia. In attesa di conoscere l’esatta origine dell’incendio che ha provocato ieri notte la morte di due immigrati, la Comunità di Sant’Egidio esprime la sua commozione e denuncia con forza: “E’ una tragedia inaccettabile per il nostro Paese. E sarebbe ancora più grave se si scoprisse la natura dolosa. Si tratta di lavoratori stagionali che contribuiscono al benessere della nostra economia attraverso la raccolta di prodotti d’eccellenza nelle nostre campagne. Devono essere trattati come tali e non come manodopera di seconda categoria, soggetta troppo spesso a sfruttamento”. “Con l’avvicinarsi della buona stagione e la crescita delle presenze per i raccolti agricoli, si richiedono con urgenza allo Stato e ai datori di lavoro interventi che consentano di gestire il fenomeno con umanità offrendo ai lavoratori strutture di accoglienza temporanea all’altezza della civiltà che l’Italia può e deve esprimere”, sottolinea S. Egidio.

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