Riciclaggio, ordinanza d’arresto per Giancarlo Tulliani. Il cognato di Fini è irreperibile

Riciclaggio, ordinanza d’arresto per Giancarlo Tulliani. Il cognato di Fini è irreperibile
Il gip di Roma, Simonetta D’Alessandro, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, coinvolto nell’inchiesta su un giro di riciclaggio legato a Francesco Corallo. La misura non è stata eseguita perché al momento Tulliani, residente all’estero, non è reperibile. Nel filone d’inchiesta era stato indagato anche l’ex Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Si tratta del filone relativo all’indagine che, lo scorso dicembre, aveva portato agli arresti Francesco Corallo, Amedeo Laboccetta e altre 4 persone. L’inchiesta attuale vede coinvolti, oltre a Fini, praticamente tutti i componenti della famiglia Tulliani : Sergio, Giancarlo ed Elisabetta per i reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere nel 2008. Nelle ultime settimane, al termine di complesse indagini della Procura di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (S.C.I.C.O.) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma nei confronti di Sergio Tulliani, Giancarlo Tulliani ed Elisabetta Tulliani per un valore di circa 5 milioni di euro, con riferimento ai reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dal 2008. Tali reati hanno condotto ad un profitto illecito superiore a 7 milioni di euro. La ricostruzione delle condotte delittuose costituisce approfondimento investigativo dell’attività d’indagine che già aveva condotto all’emissione, in data 13 dicembre 2016, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta in quanto capi e partecipi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato, è stato impiegato da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, nonché in acquisizioni immobiliari. Ma è stato destinato anche ai membri della famiglia Tulliani. Le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, nonché l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani hanno disvelato nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio poste in essere da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani.
Costoro dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, hanno ulteriormente trasferito ed occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell’associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero. Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari siti nel comprensorio di Roma e provincia. Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani.
 
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