Regno Unito. Le Camere approvano la Brexit in via definitiva. Parte il negoziato con la UE per l’uscita. La Scozia chiede di rimanere in Europa e di essere indipendente

Regno Unito. Le Camere approvano la Brexit in via definitiva. Parte il negoziato con la UE per l’uscita. La Scozia chiede di rimanere in Europa e di essere indipendente

Nella serata di lunedì, i deputati britannici hanno approvato la legge che innesca la Brexit. I membri della Camera dei Comuni hanno votato il breve testo di legge che autorizza a ricorrere all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, avviando la procedura di divorzio dall’Unione europea. I deputati hanno respinto due emendamenti che erano stati presentati dagli anti-Brexit e hanno così autorizzato il primo ministro Theresa May a far ricorso all’articolo 50. La legge è poi passata per il voto finale alla Camera dei Lord, che vi aveva inserito norme per la protezione dei diritti dei cittadini Ue e per dare al Parlamento più voce sull’esito finale dei negoziati sulla Brexit. Così, la legge per l’avvio della Brexit ha superato anche l’ultimo scoglio e la premier Theresa May è libera di notificare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per iniziare i negoziati sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. L’ultimo passaggio è stato effettuato appunto con l’ok della Camera Alta, con la rinuncia ai due emendamenti inseriti dagli stessi Lord contro il parere del governo (sui diritti dei cittadini Ue e su un potere di veto del parlamento) e poi respinti dai Comuni.

Il tentativo dei Lord del gruppo Libdem d’insistere in particolare ancora, malgrado il no della Camera elettiva, sull’emendamento che mirava a impegnare fin d’ora l’esecutivo a tutelare i diritti dei cittadini europei giàresidenti nel Regno (diritti che Theresa May ha promesso di voler garantire, ma solo nell’ambito dei negoziati e in cambio di reciprocità per i britannici residenti nei Paesi Ue) è stato infine rigettato con 274 voti contro 135. Da questo momento il governo può notificare l’articolo 50 in qualsiasi momento e innescare così i negoziati con Bruxelles per il recesso dalla Ue, che secondo i trattati andranno conclusi entro 2 anni salvo proroghe. Il Financial Times aveva ipotizzato lo start già domani, ma fonti governative britanniche citate dai media hanno poi chiarito che il momento più probabile sarà l’ultima settimana di marzo, comunque in tempo per la scadenza indicata dalla premier. Il motivo, secondo Skynews, pare sia la volontà di non incrociare le celebrazioni per l’anniversario del Trattato di Roma: un atto di riguardo verso la Ue.

Il primo ministro scozzese reagisce con la richiesta di un altro referendum sulla indipendenza e con la permanenza nella UE

A sua volta, il capo del governo regionale scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato che avanzerà una nuova richiesta di referendum per l’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna la prossima settimana. “La prossima settimana chiederemo il ‘via libera’ del Parlamento scozzese per concordare con il governo britannico… la procedura che consentirà al Parlamento scozzese di legiferare per un nuovo referendum”. La Scozia è l’area più eurofila del Regno Unito tanto che i suoi residenti si espressero al 62% per il ‘Remain’ nel referendum sulla Brexit. Parlando nel corso di una conferenza stampa nella sua residenza Bute House, ad Edimburgo, la ‘first minister’ ha detto che al popolo scozzese deve essere offerta una scelta tra “una hard Brexit” e diventare un Paese indipendente. Secondo Sturgeon, è stata l’assoluta intransigenza del governo britannico, nel non tener conto delle esigenze della regione a spingerla al passo: il governo britannico non si è spostato “neppure di un centimetro nel ricercare un compromesso e un accordo” dopo il voto sulla Brexit. Di fronte a questo “muro di intransigenza”, la ‘prime minister’ ha detto di dover “agire” prima che sia “troppo tardi”. La notizia era nell’aria. Nei giorni scorsi, la Sturgeon aveva fatto notare che il suo governo aveva presentato proposte per dar vita a un “accordo differenziato” per cui la Scozia poteva continuare a rimanere dentro il mercato unico europeo dopo la Brexit; ma aveva lamentato l’intransigenza di Londra, decisa a fare le cose alla “sua maniera”. Era anche emersa la notizia di un presunto incontro tra la premier britannica e la sua omologa scozzese. Ma evidentemente non è bastato.

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