Pisapia lancia “Campo progressista”. Un progetto di centrosinistra da costruire, un programma da definire. La strada non è in discesa. Orfini, arrogante: il candidato premier sarà Renzi

Pisapia lancia “Campo progressista”. Un progetto di centrosinistra da costruire, un programma da definire. La strada non è in discesa. Orfini, arrogante: il candidato premier sarà Renzi

Dice Giuliano Pisapia aprendo i lavori di “Campo progressista” a Roma, Teatro Brancaccio, affollato: “Il nuovo centrosinistra deve nascere con una netta e forte discontinuità con questi ultimi anni”. Un’affermazione che non lascia dubbi o non dovrebbe lasciare dubbi. “Questi ultimi anni”, se ben intendiamo sono gli anni renziani, del partito del Pdr, l’uomo solo al comando. Quel Renzi che si candida a segretario del Pd e automaticamente presidente del Consiglio. La “discontinuità”, insomma, diventa una pia aspirazione di Pisapia. L’ex premier è stato chiaro. Al Lingotto si è impadronito totalmente del Pd. Ha detto fra gli applausi che il segretario del Pd sarà anche il segretario della futura coalizione di centrosinistra, quella che Pisapia ha posto al centro del programma di “Campo progressista”. Ribattendo a una affermazione di Renzi il quale aveva sostenuto che in quasi tutti i paesi del mondo il premier è il segretario del partito che vince ha affermato: “Non è  detto che quello che si fa all’estero sia di per sé migliore. Io lavoro ad una coalizione aperta ed ampia e comunque fino a che non ci sarà una legge elettorale è sbagliato parlare di coalizioni in termini di qualcosa che ancora non c’è”. Poi la domanda cruciale, quella che può far saltare il banco, la cartina di tornasole per il partito dei renziadi: “Al Pd – ha affermato – chiedo con rispetto: il giorno delle primarie dobbiamo sapere se loro vogliono costruire il centrosinistra o appoggiarsi ancora sul Nuovo Centrodestra, Alfano e Verdini. È un appello che viene dal cuore”. “Ncd – ha sottolineato – non è compatibile con il nuovo centrosinistra, o sinistra centro”. La risposta arriva subito dal Lingotto, non aspettano le primarie.

Il presidente del Pd “Siamo il più grande partito della sinistra europea”. E chiude la partita

Parla Orfini, sempre più immedesimato nella persona di Matteo, in concorrenza con Martina, il vice segretario in pectore. Taglia la testa al toro, con tono duro, ricorda a Pisapia che “il Pd è il più grande partito della Sinistra europea e quindi la sua collocazione è chiara, nel centrosinistra”. Poi ,come scocciato, prosegue:  “Lo abbiamo ribadito in ogni occasione e Pisapia lo sa benissimo”. Quanto ai rapporti con Alfano, “siamo al governo insieme perché nel 2013 non abbiamo vinto le elezioni e per andare avanti ci siamo alleati con forze a noi alternative – ricorda Orfini -. Ma è abbastanza evidente che un partito che si chiama nuovo centrodestra difficilmente si può alleare con un partito che si chiama centrosinistra”. Ciò non toglie che se servisse il voto dei berluscones o dell’amico Verdini, con i suoi soci, Renzi lo rifiuterebbe. Non solo. Pisapia nella sua relazione non ha parlato di programma del centrosinistra neppure nelle linee generali. Non una parola sul referendum sulla Costituzione, quasi quel voto, quei milioni di no che sono stati per Renzi e per lui una disfatta, vorranno pur dire qualcosa.

Alla domanda del che fare l’ex sindaco di Milano non ha dato risposte

E c’è la domanda del che fare. Pisapia si è ben guardato dall’indicare, seppure a grandi linee, un progetto, un’idea di società, un programma di governo. “Ci sono delle proposte di legge che devono diventare legge – ha detto – lo ius soli, il fine vita e il reato di tortura”. Ha  ricordato così Stefano Cucchi e i fatti del G8 di Genova. Ha parlato “dell’impegno forte in Europa per una effettiva capacità di assistenza ai migranti. Come Parlamento abbiamo fatto il possibile ma c’era chi voleva che li lasciassimo morire”. Bisogna trovare delle vie per convincere “chi cade nella paura”. Sui voucher se la cava con una banalità: “Credo ci siano gli spazi per un punto di incontro positivo rispetto ai voucher di cui è stato fatto un abuso vergognoso. Se non si trova un accordo bisogna dare la parola ai cittadini con il referendum”. Magari poteva sollecitare il governo a fissare la data dei referendum e dire se era per l’abolizione dei voucher e per nuove regole a tutela dei lavoratori degli appalti come chiede la Cgil. Per quanto riguarda le politiche economiche e sociali, può darsi che ci siamo distratti, ma non abbiano ascoltato proposte “in discontinuità” con quelle degli ultimi anni cui aveva fatto riferimento. Ma cos’è “Campo progressista”? Non un partitino, non un nuovo Ulivo. “La differenza con l’Ulivo” – ha affermato- è che “l’Ulivo era partito dall’alto, furono i partiti a scegliere Prodi. Noi vogliamo partire dal basso, dalle realtà che sono sul territorio per fare un centrosinistra vincente. Perché siamo stufi di fare le elezioni e non riuscire a vincerle”. “Quello che dobbiamo difendere fino in fondo ce l’ha insegnato il primo Ulivo, che tanti hanno fatto nascere e che pochi hanno sotterrato. Salviamo lo spirito della coalizione, che vuol dire maggiore possibilità di stare dalla parte giusta”. Parole che non chiariscono neppure quale sia la forma che prende “Campo progressista”. È una “coalizione di centro sinistra”? Oppure una coalizione che si batte per costruire un’alleanza di governo? Sembra un problema di lana caprina, ma una risposta a questo interrogativo è importante. Una  coalizione che mette insieme forze di centro e forze di sinistra somiglia  proprio a quanto prese forma al Lingotto, dieci anni fa. E che non ha funzionato. Il problema vero riguarda la possibilità di aggregare forze di sinistra che possono allearsi con forze di centro, riformiste, per costruire un programma di governo, questo sì, di centrosinistra. Insomma nel “campo” bisogna sapere se c’è solo coltivazione a vigne o un mix con grano e ulivo.

In platea tutti o quasi i possibili soggetti di una coalizione di sinistra

La platea del Brancaccio ha visto presenti tutti, o quasi, i possibili soggetti di una coalizione di sinistra, la ricostruzione di una unità di cui il Paese ha bisogno. C’erano coloro che hanno abbandonato il Pd e Sinistra Italiana, da Roberto Speranza ad Arturo Scotto e Ciccio Ferrara, c’era il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom,  la prodiana Sandra Zampa, ora schierata per le primarie Pd con Andrea Orlando. In sala ascoltano la presidente della Camera, Laura Boldrini e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, unico ospite politico,  che ha preso la parola dal palco.

Roberto Speranza (Mdp) rispondendo a Renzi che aveva parlato di reduci riferendosi a coloro che avevano abbandonato il Pd afferma: “Renzi ci definisce reduci? Questa volta rispondiamo con un sorriso. Ci interessano i problemi dell’Italia e vogliamo costruire un movimento largo per ricucire le fratture”.

Fratoianni (Si): “Ci interessa confrontarci con tutti a sinistra”

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana rilascia una dichiarazione in cui afferma: “Siamo qui perché ci interessa ascoltare e capire. Ci interessa confrontarci con tutti a sinistra, a partire dal merito. Pensiamo che con Renzi e il suo partito democratico, a maggior ragione dopo aver sentito le parole di ieri al Lingotto, non possa essere possibile alcuna alleanza. Le politiche di Renzi del passato e quelle annunciate sono di  un avversario della sinistra,  sono sbagliate e fanno male all’Italia e ai settori più indifesi della nostra società. È arrivato il momento di segnare una discontinuità netta e senza ambiguità con questi anni di governo Renzi che hanno devastato il quadro sociale del Paese. Dunque poco interesse, anzi diciamo che non ce ne frega niente, di vuote formule astratte da ceto politico: nuovi, semi vecchi, vecchi centrosinistra, ulivi 2.0 o ulivi 4.0. Ci interessa il merito, ad esempio cosa questa sinistra nelle sue varie articolazioni e sensibilità dirà e soprattutto farà anche in Parlamento sui voucher che sono da abolire, sulla cosiddetta buona scuola, vedremo che succederà sul decreto sicurezza del governo Gentiloni assai simile alle impostazioni di Maroni. Vedremo che succederà sulle cose concrete e sulle scelte reali, su questo – conclude Fratoianni – siamo disposti a farlo con tutti, per questo siamo qui ad ascoltare”. Risponde Pisapia: “Proprio con tutto il rispetto per i compagni di Sinistra italiana che al di là di questo momento in cui si prospettano soluzioni diverse qualunque siano le scelte dovremo rispettarci, ma su tante leggi saremo insieme”. Un auspicio condiviso dalla presidente della Camera, “tutto il campo della sinistra deve riuscire a dialogare” perché “al di là dei personalismi” sui temi “c’è molto in comune”. Una speranza da condividere, ma la strada non sarà in discesa.

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