PIL ancora inferiore del 7% rispetto al 2008. Federconsumatori e Adusbef avvertono: non si parli di ripresa. Italia fanalino di coda nei paesi Ue

PIL ancora inferiore del 7% rispetto al 2008. Federconsumatori e Adusbef avvertono: non si parli di ripresa. Italia fanalino di coda nei paesi Ue

Nel quarto trimestre 2016 il PIL, rivisto con gli effetti di calendario, è aumentato del +1% (sull’anno). La crescita acquisita per il 2017 è pari al +0,3%. Il Prodotto interno Lordo del nostro Paese si conferma ancora inferiore del 7% rispetto al picco di inizio 2008. È questo “il dato veramente rilevante, che fa ben comprendere come non si possa parlare di ripresa” secondo Federconsumatori e Adusbef. I timidi segnali incoraggianti sono troppo fragili e discontinui per essere sintomo di una vera ripresa – continuano le associazioni. Le famiglie continuano ad essere in affanno, lo dimostra l’andamento della domanda di mercato. La disoccupazione si mantiene inoltre su livelli elevati e preoccupanti. “Per questo è urgente mettere in atto concrete ed incisive politiche per la ripresa occupazionale”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Il confronto con l’Europa

La Commissione Europea, recentemente, ha diffuso dei dati da cui emerge infatti che l’Italia è fanalino di coda nella classifica dei Paesi UE per stime di crescita del Prodotto Interno Lordo per il 2017-2018 e si colloca ben al di sotto della media europea. In tal senso le associazioni rivolgono un preciso e chiaro appello al governo, chiedendo l’avvio di un Piano Straordinario per il Lavoro “fondamentale per gettare le basi di una solida ripresa, attraverso investimenti per la ricerca, per lo sviluppo tecnologico, per la messa in sicurezza antisismica, per la realizzazione e la modernizzazione delle infrastrutture e per la valorizzazione dell’offerta turistica. I cittadini, soprattutto i più giovani, hanno bisogno di una politica che restituisca loro prospettive, speranze e futuro: sono infatti ancora troppe le famiglie che sostengono economicamente figli e nipoti senza occupazione (con un aggravio di circa 450 Euro al mese)”, concludono le associazioni, rimarcando come gli scoraggianti dati sulla disoccupazione diffusi ieri siano la prova della necessità di ripartire dal Lavoro.

 

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