Papa Francesco saluta i lavoratori Sky, e condanna il peccato di “negazione del lavoro” di chi chiude le aziende per profitto

Papa Francesco saluta i lavoratori Sky, e condanna il peccato di “negazione del lavoro” di chi chiude le aziende per profitto

“Il lavoro ci dà dignità, e i responsabili dei popoli, i governanti, hanno l’obbligo di fare di tutto perché ogni uomo e ogni donna possano lavorare e così avere la fronte alta, guardare in faccia gli altri, con dignità”, sono le parole centrali, enunciate a braccio, che papa Francesco ha pronunciato mercoledì durante l’Udienza generale a piazza San Pietro, ammonendo chi “per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari, chiude fabbriche, chiude imprese lavorative e toglie il lavoro agli uomini”. Queste persone, secondo il pontefice, compiono “un peccato gravissimo”. Si tratta di un fuori programma, appunto, di considerazioni che papa Francesco ha voluto rendere pubbliche mentre rivolge un “pensiero speciale ai lavoratori di Sky Italia”, presenti in piazza san Pietro, e auspica che “la loro situazione lavorativa possa trovare una rapida soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie”. Il tema del lavoro come diritto che conferisce dignità alle persone non è nuovo nei discorsi di questo papa, sempre più vicino ai teorici della teologia della liberazione (“passare dalla ortodossia all’ortoprassi”, il monito centrale che padre Leonardo Boff citava spesso) e sempre più distante dai riti ufficiali della Curia vaticana. Papa Francesco doveva semplicemente salutare – lo fa spesso alle udienze generali – la delegazione dei lavoratori di Sky, appoggiandoli nella loro rivendicazione. Invece ha alzato lo sguardo dalle “carte” e rivolgendosi a tutti ha lanciato una gigantesca provocazione sul senso del lavoro.

Il significato più ampio della condanna di papa Francesco del peccato di “negazione del lavoro”

Sembrano riecheggiare forti le parole che già papa Francesco aveva espresso ovunque nel mondo durante i suoi viaggi pastorali, e che già qualche suo predecessore aveva usato (papa Woytila scrisse un’enciclica, la Laborem exercens, sul tema della negazione del lavoro e sui compiti anche religiosi degli imprenditori cattolici, e non solo). Il punto avanzato del discorso di oggi, però, è la condanna esplicita verso chi nega il lavoro, chiudendo fabbriche per ragioni non del tutto chiare. La condanna si risolve nel chiamare “peccato gravissimo” (non è una condanna banale, anzi) la “negazione del lavoro”. Papa Francesco non l’ha detto oggi, ma certo queste considerazioni fanno parte della nuova pastorale teologica che condanna l’ipocrisia dei cattolici, quei datori di lavoro cattolici, che vanno a messa la domenica e poi contribuiscono a impoverire i lavoratori e a togliere loro la dignità di persone, e quel clero che “abita in dimore di lusso”, come affermò lo scorso anno, e approfitta del lavoro per interessi personali, “dimenticandosi spesso di pagare il conto”. E non è per caso che questo papa utilizzi il paradigma del peccato più come un protestante che come un credente cattolico, ipocrita, che ritiene di poter peccare “tanto poi ci si va a confessare”, come dicono spesso i preti pedofili. Nelle parole di papa Francesco, di oggi, di ieri, e probabilmente di domani, riecheggia il tentativo, anche didattico, di cambiare la Chiesa e i cattolici a partire proprio dal senso del peccato come umiliazione del prossimo, “che non si ama”, e che si uccide, con “tutti i mezzi possibili”, come scrive nella Laudato sì’ quando accusa l’Occidente di aver causato quel riscaldamento climatico che desertifica milioni di ettari di terreno affamando centinaia di milioni di esseri umani.

L’appello accolto e rilanciato da Giulietti e Lorusso della FNSI

Nel caso particolare, l’appello per i lavoratori di Sky Italia è dunque diventato l’occasione per riproporre la disumanità di certe scelte economiche. Un appello che la Federazione nazionale della stampa italiana, ad esempio, fa proprio e rilancia. “Le giuste e forti parole di PAPA Francesco sulla vertenza Sky e sulla dignità del lavoro e dei lavoratori meritano una risposta seria e coerente anche da parte delle istituzioni e del governo, che non possono limitarsi a prendere atto delle volontà delle proprietà”, osservano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. “Le aziende – incalzano Lorusso e Giulietti – non possono considerare la dignità e i diritti del lavoro una variabile secondaria, se non residuale. Questo non vale solo per Sky, ma anche per tutte le imprese che, nel settore editoriale come in altri settori, ritengono che l’innovazione debba essere coniugata esclusivamente con tagli all’occupazione e con la precarizzazione del lavoro”.

“Non facciamo cadere nel vuoto l’appello del papa” dice il segretario generale della Cisl di Roma, Terrinoni

“L’appello che Papa Francesco ha rivolto oggi, da piazza San Pietro, ai vertici di Sky Italia e, in generale, a tutte le aziende che chiudono gli stabilimenti e delocalizzano solo per riconcorrere il massimo profitto non deve cadere nel vuoto”, commenta da parte sua, Paolo Terrinoni, segretario generale della Cisl di Roma Capitale e Rieti. “E’ importante che papa Francesco abbia detto queste parole perché nel mondo del lavoro serve un nuovo senso di responsabilità e la logica del profitto a tutti i costi, che comprime come un caterpillar i lavoratori e le lavoratrici e le loro famiglie, a solo vantaggio degli azionisti, deve finire. Non si può continuare ad assistere inermi ad aziende e multinazionali che, seppur in attivo e con solidi guadagni, continuano a rincorrere il massimo profitto a discapito dei lavoratori”.

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