Olanda. Vittoria dei liberali di Rutte e risultato modesto della destra xenofoba di Wilders. Si lavora alla nuova coalizione, mentre Erdogan lancia minacce

Olanda. Vittoria dei liberali di Rutte e risultato modesto della destra xenofoba di Wilders. Si lavora alla nuova coalizione, mentre Erdogan lancia minacce

I risultati olandesi confermano la vittoria del liberale di destra e primo ministro (33 seggi per il suo VVD) e la sconfitta della destra islamofoba di Geert Wilders, che guadagna ma non sfonda: ottiene 20 seggi, 5 più degli attuali. I democristiani del CDA e i socialdemocratici Democratici 66 sono ciascuno a 19 seggi. Crollano invece i laburisti del Pvda con solo 9 seggi (ne hanno persi ben 29). Balzo in avanti dei Verdi, che quasi quadruplicano i parlamentari. Soprattutto, nessuno vuole allearsi con Wilders, e resta improbabile anche un’alleanza tra le forze di sinistra, nonostante l’ascesa del partito verde Groenlinks (da 4 a 14 seggi).

I media internazionali e l’Olanda come terza tessera del domino nazionalista, dopo Brexit e Trump

Nell’immediata vigilia del voto olandese, i media internazionali speculavano sul fatto che quel paese avrebbe potuto diventare il la terza tessera del domino a cadere, nell’esplosione del nazionalismo, dopo il voto referendario sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Gli stessi olandesi, sollecitati da una inedita attenzione al voto, confermata dall’altissimo tasso di partecipazione, l’82% di affluenza, sembravano aver creduto nell’ascesa data per inarrestabile di Geert Wilders, il leader della destra xenofoba e oltranzista olandese. Per tutta la campagna elettorale, infatti, gli olandesi hanno ascoltato come leit motiv il fatto che la sua vittoria avrebbe di certo agevolato le prospettive della destra razzista e xenofoba in Europa.

Vincitori e sconfitti, e i riflessi sull’immediato futuro dell’Europa

Qualcosa evidentemente non ha funzionato in Olanda. Wilders ha ottenuto appena il 13% dei voti e 20 seggi, molto indietro rispetto ai liberali guidati dal premier uscente Mark Rutte, che con il 21% e 33 seggi, restano il primo partito del Parlamento olandese. L’altro grande vincitore è Jesse Klaver, il leader della formazione ecologista, che ha ottenuto il miglior risultato della sua storia, eclissando i laburisti, che col 9% dei voti hanno preso la batosta elettorale più sonora della loro storia.

La sconfitta di Wilders è già di per sé una buona notizia. Meno può imporsi in Olanda la sua becera versione delle xenofobia e dell’euroscetticismo, meglio è. Certo, è ancora troppo presto per sostenere che l’ondata delle destre sovraniste, nazionaliste e xenofobe in Europa è terminata, dal momento che dovremo attendere aprile per il primo turno delle presidenziali francesi, dove Marine Le Pen è accreditata dai sondaggi in vantaggio, anche grazie a una serie di suicidi politici dei suoi avversari diretti, primo tra tutti Fillon, il candidato dei repubblicani. E in ogni caso, anche in Olanda, come in altri paesi europei, i sondaggisti hanno mostrato molte difficoltà di cogliere il movimento reale della società. In Olanda, ad esempio, tutti i sondaggi davano per certa una scarsa affluenza al voto, perché il 54% degli intervistati non si era espresso. Mercoledì sera, invece, si è scoperto che hanno votato, e con effetti dirompenti, 8 olandesi su dieci.

La sconfitta della teoria del domino, e gli errori dei sondaggisti

La teoria del domino, dunque, sulla quale molti esponenti delle destre radicali europee avevano fatto affidamento pare essersi infranta contro la diga olandese, come scrivono i titoli dei maggiori quotidiani internazionali. E quand’anche gli xenofobi di Wilders avessero vinto, con una percentuale di certo non superiore al 22%, non avrebbe potuto governare il paese, perché molto difficilmente avrebbe realizzato una coalizione in Parlamento, proprio per effetto della legge elettorale proporzionale. Nonostante tutto, un obiettivo Wilders pare comunque averlo raggiunto, soprattutto nel feroce dibattito che si è sviluppato nel corso della campagna elettorale: in Olanda si parla diffusamente, purtroppo, dell’Islam come minaccia, e per quanto riguarda i richiedenti asilo, non si fa altro che pensare a come cacciarli via, e perfino l’idea di abbandonare l’Unione Europea si è diffusa pericolosamente. Inoltre, Wilders è riuscito a pescare nell’elettorato della classe operaia deluso dalle politiche di rigore e austerità messe in atto dalla coalizione tra liberali e laburisti – la ragione principale della loro sconfitta. E se la nuova coalizione dovesse dimenticare di dare soluzione alle tante sofferenze emerse nel popolo olandese, prima o poi le forze di destra torneranno a farsi minacciose.

I primi passaggi istituzionali e parlamentari per la formazione della nuova coalizione di governo

È stata scelta la ministra della Sanità dell’Olanda Edith Schippers, del partito liberale Vvd del premier uscente Mark Rutte, come incaricata di compiere il primo round di consultazioni con i partiti a seguito delle elezioni di ieri. Lo ha annunciato la presidente del Parlamento olandese, Khadiya Arib, aggiungendo che a seguito delle consultazioni è atteso che Schippers consegni mercoledì mattina un’informativa sulle possibili coalizioni di governo, affinché la Camera possa discuterne. Questa informativa sarà resa pubblica nello stesso momento e Schippers sarà invitata al dibattito per potere rispondere a ogni domanda sulle sue proposte. I leader dei partiti eletti ieri hanno avuto oggi una riunione con la presidente del Parlamento, su proposta di lei, per spiegare le proprie posizioni sulla formazione del nuovo governo. Shippers ha ricevuto un vasto appoggio da parte dei leader dei partiti presenti affinché venisse incaricata di realizzare le prime “esplorazioni” di coalizioni possibili. Una volta esplorate le varie possibilità, sarà scelto un premier incaricato affinché provi a formare il governo.

La reazione di Erdogan alla vittoria di Rutte

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che il primo ministro olandese Mark Rutte ha perso l’amicizia della Turchia quando ha deciso di vietare ai ministri turchi di partecipare ai comizi nei Paesi Bassi per illustrare ai cittadini residenti all’estero le modifiche alla Costituzione turca che rafforzano i poteri presidenziali. “Rutte può anche aver vinto le elezioni, ma ha perso la nostra amicizia”, ha detto Erdogan ad Hurriyet Daily News. Le relazioni tra i due Paesi si sono incrinate lo scorso 11 marzo, quando le autorità olandesi hanno rifiutano l’atterraggio nel Paese al Ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu, che doveva incontrare la comunità turca degli emigrati nei Paesi Bassi. Le cui autorità hanno anche negato al ministro della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya di accedere al consolato turco a Rotterdam. La reazione di Ankara non si è fatta attendere: dapprima la minaccia di ritorsioni diplomatiche, poi le parole di Erdogan che ha bollato come “naziste” le autorità olandesi. Lunedì la Turchia ha ufficialmente sospeso i contatti politici con i Paesi Bassi, diffidando l’ambasciatore olandese da ritornare ad Ankara.

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