Milano. L’ortopedico Confalonieri dell’ospedale Pini ai domiciliari per corruzione turbativa

Milano. L’ortopedico Confalonieri dell’ospedale Pini ai domiciliari per corruzione turbativa

Il medico ortopedico dell’Ospedale Pini, Norberto Confalonieri, è stato messo agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza di Milano nell’ambito di un’inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Letizia Mannnella con le accuse di corruzione e turbativa. Nell’ambito della stessa indagine sono state eseguite anche 5 misure interdittive e due società sono indagate in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità per reati commessi dai propri dipendenti. Stando alla ricostruzione dell’accusa, il medico avrebbe messo a disposizione delle due società la propria funzione, sponsorizzando l’acquisto di protesi ortopediche. In cambio avrebbe ricevuto denaro e inviti a programmi televisivi e a convegni.

Il primario di Ortopedia dell’ospedale Gaetano Pini Norberto Confalonieri “pur essendo a conoscenza che un membro della sua équipe fosse altamente infettivo” perché aveva preso la varicella “è arrivato al punto di consigliargli di operare malgrado rischiasse di contagiare il paziente”. Lo scrive il gip di Milano Teresa De Pascale in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’ortopedico finito agli arresti domiciliari per corruzione, turbativa d’asta e lesioni. “Ma che c.. devi fare – dice il primario al collega – con un po’ di varicella…” . Quando il collaboratore esita, Confalonieri aggiunge: “Vai, vai tranquillo!”.

Confalonieri aveva deciso di impiantare una protesi al ginocchio al paziente anche se, sottolinea il gip Teresa De Pascale nell’ordinanza di custodia cautelare a carico, “come ammesso dallo stesso chirurgo ortopedico, le conseguenze negative dell’intervento di protesizzazione apparivano prevedibili già a priori, alla luce del quadro clinico del paziente particolarmente sfavorevole”. E quando la moglie dell’uomo operato dal primario al Gaetano Pini, in un’intercettazione del 19 novembre 2015, si lamenta per al situazione del marito, l’ortopedico si difende dicendo: “Non si può mettere più una protesi, ha capito? No, non è impossibile quell’osso lì non tiene e poi è infetto” e aggiunge “praticamente è come se l’osso fosse di spugna… un osso di spugna ha capito?”. E quando la donna replica dicendo al medico “però lei doveva valutare un attimo prima di” operare, Confalonieri risponde dicendo quella che il gip definisce “una risposta disarmante, il linea con la sua spregiudicata tendenza all’intervento chirurgico mediante impianto di protesi ‘a massa’”. Confalonieri ridendo dice: “Lei è un bel tipo… abbiamo tentato gliel’ho già detto abbiamo tentato!”.

Sono 62 le cartelle cliniche sospette relative a pazienti operati dal chirurgo ortopedico Norberto Confalonieri al vaglio della Procura di Milano. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare a suo carico nella quale il gip Maria Teresa De Pascale spiega che “occorre procedere al sequestro delle 62 cartelle cliniche attinenti ai pazienti operati da Confalonieri per verificare se sono state impiantate protesi senza alcuna necessità clinica e la gravità delle lesioni cagionate”. Un passaggio, quello del sequestro e dell’analisi sulle cartelle, ritenuto necessario per ulteriori sviluppi dell’indagine da parte del gip che ha respinto la richiesta dei pm milanesi di disporre il carcere per Confalonieri, sia in relazione alle accuse di corruzione e turbativa sia a quella di lesioni ai danni di tre pazienti. Sui presunti danni ai malati, il gip chiarisce che “non possono ritenersi sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato nella misura in cui appare necessario procedere ai conseguenti accertamenti di natura sostanziale sulla documentazione clinica – neppure acquisita in atti – relativa alle vicende emerse nel corso delle indagini – da esperire a cura di idonei consulenti tecnici – nonché sentire come testimoni i soggetti coinvolti (sia i pazienti che i componenti dell’equipe per ogni intervento) al fine di comprovare eventuali responsabilità dirette di Confalonieri in merito agli interventi eseguiti sia presso il ‘Pini’ che presso la casa di cura ‘San Camillo’ (….) Non è possibile, allo stato, valutare la sussistenza del nesso causale tra condotta dell’indagato ed evento infausto né di scelte terapeutiche alternative nei singoli casi di specie (..)”.

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